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Ecuador: Il cuore verde del mondo. PDF Stampa E-mail
Scritto da Diego   
Lunedì 07 Gennaio 2008 08:40

E Jahve Elohim piantò un giardino in Eden, a oriente,
e vi pose l'uomo che aveva formato

Eastward lay a plain of solid jungle, broken only by gigantic black, yellow and white coiling rivers, and sun-glazed yellow swamps, stretching out over the horizon 2,600 miles to the Atlantic Ocean. Only a thin blue mist rose out of that continental basin of bush... Somehow through this terrible place we must make our way.

Prima di partire per l'Ecuador, la potente descrizione di Leonard Clark costituiva l'immagine inquietante della grande foresta pluviale amazzonica che custodivo nascosta in un angolo del mio cervello da quando, poco più che quindicenne, mi immersi negli intricati abissi verdi dei distretti peruviani di Loreto e Madre de Dios, guidato dalle memorabili pagine del suo racconto "The Rivers ran East", "I fiumi scendevano a Oriente". Nonostante le coloriture letterarie del resoconto di Clark, la grande foresta amazzonica costituiva nel 1946 la più grande estensione incontaminata ed in gran parte inesplorata del pianeta. Un luogo affascinante e nello stesso tempo mostruoso. Affascinante come lo sono le origini. Un luogo dove la legge biologica fondamentale regola ancora apertamente le vite che racchiude, dove la bellezza mozzafiato si unisce alla lotta più spietata per l'esistenza.

Ogni discesa nel profondo è inquietante: l'immersione nei fondali marini, l'esplorazione del pozzo del passato dell'individuo e della specie, l'analisi degli strati nascosti della psiche. Un viaggio nella foresta amazzonica è anche un viaggio nel tempo, verso le nostre origini, l'uomo allo stato di natura, l'Eden originario.

E così parto per l'Ecuador con un bagaglio di inquietudine e di curiosità del peso di circa 13 Kg, ovvero almeno 3 Kg in meno rispetto al viaggio, meno complesso, dell'anno precedente sulle Ande peruviane. Più aumenta l'esperienza di viaggio, più diminuisce il peso del bagaglio: il segreto è portare tutte e sole le cose necessarie, si dice. Ma che cosa è "necessario"? Per un indio della foresta, il necessario pesa al massimo 5 Kg, e consiste in gran parte degli strumenti richiesti per procurarsi... il necessario, appunto. La mia abitudine di non raccogliere informazioni sul viaggio prima della partenza in effetti non aiuta, come non è di grande supporto il fatto, di cui non ho tardato a rendermi conto, che sia apparentemente impossibile imbattersi in un Decathlon qualsiasi nella foresta pluviale e, per quanto possa sembrare strano, persino Giacomelli Sport è misteriosamente assente. Il risultato di questa deprecabile concatenazione di cause ed effetti non poteva che essere uno: mi sono accorto di non avere alcune cose assolutamente "necessarie" quando era ormai troppo tardi. Ma, dato che l'ottimismo è la prima virtù del buon viaggiatore, l'ho presa con una misurata dose di filosofia. Di filosofia stoica, nello specifico.
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