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Se Salgari avesse incontrato Brooke PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Mariotti   
Venerdì 13 Febbraio 2009 00:00
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I villaggi dei nuovi pirati in un'isola lungo la costa nord del Borneo

Una quindicina d’anni fa il governatore della banca centrale di Labuan, Jaffar Hussein, disse orgoglioso “se c’è da far soldi, arriveranno in massa”. Si riferiva al progetto governativo di trasformare la piccola isola al largo del Borneo in un nuovo centro finanziario offshore, un paradiso fiscale capace di attrarre grande liquidità dal mondo occidentale da utilizzare poi per lo sviluppo del paese.
Labuan fu dotata di una giurisdizione indipendente dal resto degli stati malesi, mentre il vulcanico primo ministro Mahathir, vero padre della Malesia moderna, lo stesso che al tempo della grande crisi asiatica del ’97 lanciava strali e invettive conto la finanza speculativa dei paesi ricchi, orchestrava l’attività della Banca Centrale malese che nei primi anni ’90 era uno degli attori più spregiudicati all’interno sistema monetario internazionale.

L’imponente Financial Park di Labuan è oggi rimasto il solo ricordo di quell’epoca aggressiva, smorzata sul nascere dalla crisi. Oggi l’isola che un tempo era la sede delle operazioni commerciali inglesi nel Borneo e che vide gli ultimi fuochi della seconda guerra mondiale (qui i giapponesi si arresero agli australiani, ponendo fine alle ostilità nel mare cinese meridionale, come ricorda una lapide nel Peace Park), si sta riconvertendo ad isola giardino, rifugio di pensionati benestanti in cerca di sole e con poca voglia di pagare le tasse.

 

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Bario e la magia di Pa Lungan PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Mariotti   
Giovedì 12 Febbraio 2009 00:00

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stralcio dal libro "Non dite a Sandokan che sono stato qui"

“Sera. La pioggia era arrivata anche lì. Ci trovavamo sotto la veranda della casa dello zio di Sylvester, nella parte che collegava la stanza in cui si mangiava e si passava la giornata a quella con le camere da letto.

Alex e Christina stavano aspettando che finissi di scrivere gli ultimi appunti sul mio taccuino. Mentre stavo lì, col naso quasi appoggiato alla carta per sfruttare gli ultimi barlumi di luce, mi fecero una foto; sentii lo scatto, ma il flash non partì, per cui non venne fuori nulla. Alex invece era molto intento a riprendere un grosso ragno dal corpo nero scintillante macchiato di punti rossi. Ci mostrò l’anteprima della foto e l’effetto era piuttosto inquietante.

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Meglio le sanguisughe PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Mariotti   
Mercoledì 11 Febbraio 2009 00:00

Untitled Document Una festa Keabit

Mezzogiorno era passato da poco. Il sole, tornato a splendere sopra di noi, aveva nuovamente permesso il decollo del piccolo Twin Otter della Malaysian Airlines (minuscolo bimotore ad elica da 19 posti) che ci stava trasportando sulle Kelabit Highlands. Era appena iniziata la manovra per planare lentamente su Bario. Oltre a me sull’aereo c’erano altre 5 persone, due locali e 3 uomini di Singapore, professionisti in pensione, da quelle parti per la quarta volta e smaniosi di immergersi tra le montagne per una battuta di pesca fluviale.

Le tante risaie sfumate che si vedevano dall’oblò, e che sembravano volersi tuffare nella foresta, diventavano velocemente sempre più definite, con i loro particolari e i loro colori. Poche strade di collegamento, tutte fangose (l’asfalto o i ciottoli non esistono qui); pochi gruppetti di case qua e là.
Descrivere a parole questo posto non è semplicissimo, specialmente se si vuole trasmettere un po’ del suo mistero leggendario, come lo può avere solo il posto più remoto della Malesia e probabilmente di tutto il sud est asiatico, tornato al mondo solo dopo la guerra, e dopo il “Konfrontasi” con l’Indonesia nei primi anni sessanta, quando l’aggressione voluta da Sukarno contro il Sarawak fu orgogliosamente respinta dai malesi (ma con l’aiuto più che rilevante dei vecchi colonizzatori inglesi).

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Nasi di scimmia tra Romagna e Borneo PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Mariotti   
Martedì 10 Febbraio 2009 00:00

Untitled Document nasica2

La loro sfortuna più grande, forse, è di essere meno famose degli oranghi, meno belle, e più indipendenti. Ma le nasiche, le incredibili grandi scimmie proboscidate, sono tra le creature più insolite che si possano incontrare nella foresta del Borneo, e anche tra le più rare purtroppo. Trenta anni fa questi straordinari e unici primati potevano mostrare il loro buffo naso, simile a una grossa patata rossa lunga e schiacciata, e il loro curioso pancione rigonfio in stile barilotto senza troppa paura. Nel Sarawak ne vivevano quasi 7000, ma oggi purtroppo ne sono rimasti meno di mille. Un po’ di più se ne trovano nel Sabah, ma la popolazione totale del Borneo, l’unica zona del mondo in cui riescono a sopravvivere, non supera forse le 5000 unità. Ne vidi alcune durante il mio periodo nel Borneo, ma solo in una piccola area del Sarawak. Nel Sabah invece, l’altro stato malese che occupa la fascia nord del Borneo, lungo il fiume Kinabatangan, si recò anni fa colei che è diventata un baluardo mondiale nella lotta per la sopravvivenza dei questi unici primati.

 

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Non dite a Sandokan che sono stato qui PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Mariotti   
Lunedì 09 Febbraio 2009 00:00
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I villaggi lungo il fiume Rejang

stralcio dal libro "Non dite a Sandokan che sono stato qui"

Capitolo 1: Sulle orme di James Brooke

Un piccolo groviglio di fiumi fangosi che dall’alto si facevano desiderare di più ad ogni metro di quota che si perdeva. Una foresta spaccata, o quel che di lei rimaneva, stretta tra strade e canali. Un aeroporto non troppo in salute, un po’ scalcinato, che sembrava più che altro una stazione degli autobus. Un grande caldo. Kuching, finalmente il Borneo.
Nel giro di poche ore, dalla frenesia della metropoli più moderna del mondo mi ero trovato a passeggiare lungo il sungai Sarawak, che scorreva lento tra le due metà di una città sonnolenta e affascinante, tra gli sguardi curiosi delle ragazze cinesi affaccendate dietro le loro bancarelle di collanine e dolciumi e quelli disimpegnati di qualche coppia di turisti seduti nei tavolini poggiati alla ringhiera, a osservare il lento scorrere dei battelli sorseggiando l’immancabile Tiger Beer, mentre sullo sfondo il palazzo bianco dei rajah dominava su di noi.

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