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Scritto da Simone Mariotti
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Domenica 08 Febbraio 2009 00:00 |
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Untitled Document
I gamberi stavano scoppiettando sulla graticola. Eravamo abbastanza lontani dal fiume, quasi alla prima periferia della città, e attorno a noi i segni della grande alluvione di agosto non erano così profondi. Il Mekong ci aveva dato dentro pesante, ma dopo tutto Vientiane è sempre un po’ come un calzino rivoltato, di quelli di lana grossa, con tutti quei fronzoli che ciondolano con caloroso disordine. Erano solo più bagnati del solito. Il chioschetto era all’angolo di una strada lungo un piccolo canale. Poco traffico, qualche moto. La casa di Phan era nello stesso stabile, una struttura a un piano, con qualche camera sparsa. Lui ne possedeva una, con un bagno in comune, ma non dormiva lì, non sempre. Per tirare su qualcosa, affittava la sua stanza ai lavoratori che passavano in città, gente comunque povera che aveva bisogno di un posto da poco per dormire. Lui intanto si appisolava al dormitorio, quando non lavorava, dalle 14 alle 23, orario continuato, nell’albergo dove lo incontrai al mio arrivo in Laos. Poi la sera una zuppa e una Beerlao, o anche due.
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