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ALGERIA - Trekking nel Tassili N'Ajjer PDF Stampa E-mail
Scritto da Taddy e Gloria   
Indice degli Articoli
ALGERIA - Trekking nel Tassili N'Ajjer
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Martedi' 27 Dicembre
Verso l'altopiano
Sveglia alle 8. Prepariamo gli zaini e scendiamo a pian terreno per la colazione. Mangiamo parecchio al fine di avere la giusta energia per affrontare questo primo giorno di trekking: pane, burro, squisita marmellata di fichi e caffe'. Quando finiamo ci rechiamo nel cortile dello Zeriba dove Sara, Christian e tre fuoristrada ci stanno gia' aspettando. Alle 9 e 45 siamo pronti a partire alla volta dell'altopiano a nord di Djanet: mentalmente salutiamo l'oasi, sperando di avere al nostro rientro un po' di tempo da dedicarle.
La pista che parte appena usciti da Djanet e' splendida e ci porta con la mente alle mille piste africane percorse negli anni passati ... bentornata Africa ! Finalmente siamo tornati "a casa" !! L'euforia si sta impadronendo di noi !
Attraversiamo una piana disseminata di pietre, pietruzze e pietrone di arenaria rossastra che creano uno splendido contrasto cromatico con il giallo chiaro della sabbia che accoglie la pista: lentamente ci avviciniamo ai contrafforti del tassili che diventera' la nostra dimora nei prossimi giorni. E' frammentato, scomposto in numerose guglie appuntite, arrotondate o appiattite e fra queste corrono ampi canaloni e valloni rocciosi. Tassili, in lingua araba, significa "altopiano" ed il Tassili N'Ajjer rappresenta un po' il tassili per antonomasia: molto esteso e dalle pareti rocciose ricchissime di pitture rupestri antichissime, questo paradiso naturale e' assolutamente interdetto ai mezzi a motore grazie proprio alla sua morfologia. Alte pareti a strapiombo lo separano infatti dagli erg circostanti e lungo queste si aprono pochi punti di accesso, piccoli sentieri che si arrampicano e sui quali si possono avventurare solo le gambe ! E' questo, a nostro avviso, uno degli aspetti piu' magici di questo viaggio: vivere per dieci giorni in un mondo dove non incontreremo motori e dove dovremo contare solo sulle nostre forze ! Con questi pensieri in testa, alle 10 e 30 parcheggiamo le jeep in uno spiazzo dove ci aspettano alcuni splendidi tuareg: tutte intorno a loro taniche, sporte e scatole aspettano solo di essere caricate ... dove ? Ma sugli asinelli ovviamente ! 15 bellissimi asini piccoli e grigi dagli occhioni dolcissimi ci seguiranno infatti in questo nostro vagabondaggio per terre deserte: a loro affideremo le nostre scorte d'acqua e di viveri, le tende, i materassi, il legno per il fuoco. Purtroppo c'e' anche una capra ... la sacrificheranno l'ultimo giorno dell'anno.

Verso Tamrit

Mentre le jeep iniziano il loro lento rientro a Djanet, noi ci mettiamo in marcia nella direzione opposta: PRONTI PARTENZA VIA! verso il Tassili N'Ajjer ! Camminano con noi Laid, guida ufficiale del parco nazionale, ed Omar, rappresentante dell'agenzia cui KEL 12 si appoggia in Algeria. La presenza della guida e' indispensabile per accedere a questo tassili e noi seguiamo molto volentieri questo omone vestito di azzurro dal turbante verde !
Subito ci troviamo immersi in un panorama fatto di silenzi, di passi e di rocce che assomiglia sorprendentemente a quello dell'Acacus libico. Quest'ultimo, dopo tutto, rappresenta geologicamente il prolungamento del tassili su cui saliremo ora per cui ci aspettiamo molte cose in comune con il nostro viaggio in Libia.
Saliamo lentamente, procedendo su un sentiero ben segnato che ci conduce attraverso piccole valli circondate da alti torrioni: valli magiche e preziose dove, sullo sfondo chiaro del terreno, nascono i cespugli spinosi di cui sono ghiotti i dromedari e molte acacie dagli splendidi ombrelli carichi di aculei impressionanti. Siamo gia' tutti catturati dallo spettacolo della natura e ci fermiamo spesso per scattare fotografie; questo ci aiuta a non soffrire la risalita che oggi ci portera' a coprire un dislivello complessivo di circa 750 metri. Nei giorni a seguire rimarremo su terreni piu' o meno pianeggianti mentre torneremo a scendere l'ultimo giorno. La direzione che seguiremo sara' dapprima verso nord-est, poi piu' decisamente verso est, quindi piegheremo verso sud, ancora verso sud-est ed infine punteremo decisi verso ovest in un giro appassionante che ci regalera' fantastiche emozioni !
E' da poco passato mezzogiorno quando ci fermiamo e, seduti tutti per terra, pranziamo con pane, formaggio ed arance. Dopo un breve riposo, poi, riprendiamo il cammino che, dopo averci condotto lungo un vasto canyon roccioso, inizia ad arrampicarsi sul serio. Ad un certo punto troviamo sulle rocce una piccola tanica di plastica color arancio, priva di tappo e con un foro sul fondo. Omar la prende ed inizia a discendere il fianco della collina fino a scomparire in una piccola depressione del terreno. Tornera' dopo pochissimo, tenendo la tanica orizzontale: e' piena d'acqua, raccolta in una pozza nascosta alla nostra vista. Lui e Laid bevono e si rinfrescano il viso, in una serie di gesti che molto raramente osservero' ancora nei prossimi giorni. I tuareg, infatti, sono molto parchi nel consumare cibo e bevande e pare proprio che non soffrano assolutamente il caldo o il freddo, restando vestiti sempre alla stessa maniera ! Che invidia ! Ad ogni modo, la temperatura oggi e' assolutamente ideale per camminare, al sole c'e' caldo ed all'ombra fa fresco.
A quota 1750 metri ci rinfreschiamo anche noi con l'acqua fredda e color verde di una piccola polla scavata nella roccia. Il nome arabo di queste pozze, che raccologono l'acqua caduta durante i rari acquazzoni, e' "guelta".
Da questo momento si sale ininterrottamente fino a quota 1900. Ed ecco che quando scorgiamo sopra di noi la fine della salita i nostri passi si fanno impercettibilmente piu' rapidi per la curiosita' di scoprire cosa si nasconda lassu' in cima ... ed infine eccoci arrivati; una distesa piatta ed infinita di pietre scure su un terreno pianeggiante si stende davanti ai nostri occhi: pare di essere sbarcati sulla luna ! Ci riposiamo qui alcuni bellissimi minuti ma poi dobbiamo riprendere il cammino perche' il campo previsto per questa prima sera non e' proprio dietro l'angolo.
Le ombre iniziano ad allungarsi quando arriviamo improvvisamente in vista di uno spettacolare esemplare di cipresso millenario, dalla chioma folta e verdissima e dal tronco chiaro. Ne incontreremo altri lungo il sentiero i prossimi giorni ed ogni volta sara' una gioia immensa: veri e propri fossili viventi, questi alberi hanno radici profondissime che pemettono la vita ancora oggi in zone che si sono irrimediabilmente desertificate.
Un'oretta abbondante ci conduce poi ai piedi di una formazione rocciosa davvero singolare, forse la zona piu' fotografata del Tassili N'Ajjer chiamata Tamrit.
L'acqua, prima, ed il vento carico di granelli di sabbia, poi, hanno lavorato molto bene da queste parti, scolpendo la roccia in maniera tale da lasciare lunghi e stretti corridoi sabbiosi fra alte pareti di arenaria che come per magia si innalzano all'improvviso sul terreno semi pianeggiante della valle che abbiamo appena attraversato. Sembra di osservare da una certa distanza uno dei lati di una sorta di fantastico labirinto tridimensionale, una cosa incredibile ! Sulla destra di questo complesso roccioso, alla base delle rocce, si trovano alcune tende piuttosto malridotte: ci spiegano che si tratta di un vecchio campo tendato fisso di proprieta' dello Stato, che da parecchio non viene piu' utilizzato ma che vede vivere comunque qui due fratelli che sono poi i guardiani del campo stesso.
Giunge rapida l'ora del crepuscolo ed il cielo s'infiamma; le rocce si tingono di splendide sfumature rosse. Gli asini tardano ad arrivare, cosi' ci lasciamo tentare dal bel fuoco che arde all'interno della tenda dei due fratelli e, con Sara, ci sediamo con loro ad aspettare. Sono timidi ma rispondono volentieri alle domande: vivono quassu' tutto l'anno e scendono a Djanet ogni due mesi. Entrambi hanno circa quarant'anni, una moglie e sei figli. Quando chiediamo loro se sanno dove si trova l'Italia ... dopo un tenero, imbarazzato silenzio ci rispondono di no ! Per noi e' il primo vero contatto con i tuareg degli altipiani e ne serberemo un ricordo molto dolce.
Alla fine arrivano anche i "nostri" tuareg con gli asini ed in breve ognuno si monta la propria tenda, mentre Ali', il cuoco, inizia a pensare alla cena e gli asinai allestiscono il campo per la notte. Spariscono le ultime ombre ed il buio avvolge ogni cosa; il freddo inizia a farsi sentire e cosi' ci raduniamo volentieri attorno alla stuoia appositamente stesa per noi al riparo delle rocce. Consumeremo qui la nostra prima cena, emozionati dall' essere di nuovo ospiti di un paradiso dove le stelle parlano piu' di cento televisioni ...

Tamrit

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia 



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