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Mercoledi' 28 Dicembre
Abbiamo dormito a meraviglia e non abbiamo sofferto il freddo, protetti nei nostri fedeli sacchi a pelo.
La sveglia e' suonata alle 7 quando in cielo iniziava l'alba. Disfiamo le tende e di nuovo ci raccogliamo attorno alla stuoia per la colazione.
Alle 8 partiamo, inoltrandoci in uno dei corridoi paralleli del grande labirinto che ci ha ammaliato ieri sera. All'inizio si cammina all'ombra e fa fresco, ma poi si esce all'aperto in piazzette soleggiate e rosse e si sta divinamente.
Percorriamo un lungo uadi dal fondo morbido di sabbia ed incontriamo altri begli esemplari di cipresso millenario: alcuni hanno profonde cicatrici sui tronchi, segni lasciati dall'uomo in cerca di legna da ardere. Oggi, questi alberi sono tutti classificati e protetti: non si possono piu' violentare ! Devono rimanere per parlare ai posteri di un mondo perduto che non tornera' piu'.
Camminiamo tranquilli superando piccoli dislivelli che ci conducono in punti panoramici: profondi canyon si aprono sotto i nostri piedi e noi ci sentiamo piccoli e felici ! Ancora attraversiamo diverse vallette sassose, sfiliamo accanto ad incredibili formazioni rocciose che si innalzano mute nel cielo turchino. Restiamo volutamente separati dal gruppo per godere il piu' possibile dei silenzi di questo posto fatato. Sulle pareti rocciose iniziamo ad ammirare, grazie alle indicazioni di Laid, le prime pitture rupestri, risalenti soprattutto al periodo chiamato "delle teste rotonde" per via del fatto che le figure umane hanno proprio delle belle testoline rotonde. Ci piacciono molto anche le rappresentazioni degli animali, in special modo gazzelle e bovini. Notiamo ben presto che lo stato di conservazione di queste pitture non e' affatto buono e questa caratteristica e' valsa a dar loro il soprannome di "pitture fantasma", come ci racconta Chicca che ha una sorella archeologa. Scoperte a partire dai primi anni del 1900, non e' stata offerta loro la protezione di cui avrebbero dovuto godere, cosicche' gli studiosi le hanno spesso bagnate con acqua o con colle per poterle meglio fotografare, sono state loro applicate veline per poterle meglio ridisegnare ed il delicato equilibrio che la natura aveva garantito fino a quel momento per proteggerle si e' rotto per sempre. Le pitture in Acacus, scoperte piu' tardi, sono state meglio protette da una maggior sensibilita' da parte dell'uomo e dunque sono tenute meglio.
Procediamo il nostro itinerario e, dopo aver percorso una piana in leggera pendenza, ci troviamo a camminare su sorprendenti lastre di levigata roccia scurissima: ed e' qui che scopriamo giacere un elefante, inciso a grandezza naturale, bellissimo e delimitato da un cerchio di pietre nere per poterlo meglio trovare ! Risulta molto difficile riuscire ad immaginare questo posto con tanta vegetazione da poter sfamare addirittura degli elefanti...
Verso l' 1 e 30 raggiungiamo In Itinen, una bellissima piana con numerosissimi cespuglietti giallo verdi e quindici asinelli che pascolano: sono i nostri ! Poco oltre scorgiamo il campo allestito dai tuareg: protetta da un'alta parete e delimitata da un muretto di pietre alto circa un metro, e' gia' pronta la sala da pranzo ! Tolti gli scarponi ci riposiamo all'ombra e lentamente si rifocillano spirito e membra.
Verso le 3 Laid ci richiama a se' per una visita ai dintorni; poiche' questo campo restera' lo stesso questa sera abbiamo gia' montato le nostre tende. Molte pitture, fantastici torrioni modellati ed anche una piccola duna di chiarissima sabbia ci allieteranno il pomeriggio.
Il nostro gruppo si sta sempre piu' legando ed e' con vera gioia che, una volta rientrati al campo all'imbrunire, ci raduniamo attorno al fuoco per la cena. Mentre parliamo arriva Laid con in mano un lungo bastoncino su cui sono infilzati alcuni bocconi. All'inizio pensiamo sia pane ... e invece e' la capra ... "melfuff" li chiamano e sono pezzetti di fegato avvolti nella retina ed abbrustoliti sulla fiamma. Emettono un tale profumino che li assaggio anch'io che odio la carne ovina e caprina in genere. Riconosco che sono squisiti.
Arriva anche Ali' che questa sera ci sorprende con uno splendido cus cus vegetariano, dopo l' immancabile "chorba", ovvero la zuppa di patate, carote, zucchine che apre ogni cena nel deserto.
La serata prosegue splendidamente con tutti i tuareg che, piano piano, si avvicinano al nostro gruppo e si siedono a gambe incrociate con noi attorno al fuoco. Il fuoco che unisce, il fuoco che illumina, il fuoco che scalda. Quante emozioni sa regalare un semplice fuoco in mezzo ad un deserto ... Cantano queste persone uniche, suonano i bidoni vuoti dell'acqua, ridono fra loro e con noi; lentamente si crea un'energia tangibile che lega tutte le anime dei presenti e una notte qualsiasi diventa una notte magica. Hanno un repertorio infinito di canti, molti in "tamasheck", la lingua propria dei tuareg, ed alcune in arabo. Ne ricordo una in particolare, dalle note struggenti, che narra di un uomo che trova rovesciata in mare la barca del suo amico. Il mare, cosi' lontano che lo si deve cantare ...

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia
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