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Sabato 31 Dicembre
Oggi rimarremo in questa zona, visitandola bene e questa sera festeggeremo in questo stesso campo il capodanno.
Partiamo dunque verso le 8, con Mohammed e Cher. Il sole esce svogliatamente dalle nubi e noi entriamo ed usciamo continuamente da ampi corridoi rocciosi dal pavimento sabbioso. Ci sono molte pitture qui e ci fermiamo molto spesso. Camminiamo poco e stiamo fermi a lungo ... dopo un po' iniziamo a lamentarci del fatto che vediamo pochi panorami e troppe mucche ! Ne parliamo con Christian e Sara che a loro volta cercano di far capire a Laid che vorremmo vedere piu' panorami e meno pitture, anche perche' abbiamo fatto un rapido calcolo, stimando di aver percorso poco piu' di 2 km in ben due ore ! Abbiamo sete di spazi aperti e sappiamo che qui ce ne sono tanti, cosi' cerchiamo di spiegare anche noi a Laid cosa vorremmo, ma il difficile viene proprio qui: Laid e' abituato a portare qui gente che vuole vedere soprattutto le pitture ... e noi gli chiediamo di vedere panorami ! All'inizio non capisce, poi pero' per fortuna afferra il concetto e si inizia a camminare sul serio ! Ci conduce in un luogo fantastico, una sorta di labirinto dove alte piramidi ed altissime "lingue" rocciose si innalzano ai nostri fianchi. Superata questa meraviglia, giungiamo sul limitar di un enorme terrazzo cosparso di grandi massi scuri su cui ci arrampichiamo per godere della vista. Davanti a noi si stende una intera vallata di guglie sottili e scure a perdita d'occhio; oltre ad esse, la Libia.
Torniamo sui nostri passi e rientriamo al campo, dove pranziamo e beviamo il te' intorno al fuoco. Anche quello del te' e' un rito splendido della gente del deserto. I tuareg usano, come in tutta l'Africa del nord, il te' verde che proviene dalla Cina, ma ho notato una differenza sostanziale fra i tuareg algerini e quelli libici. Questi ultimi usano un cucchiaino raso di te', mettono poca acqua calda, muovono la teiera per "sciacquare" il te', buttano via il primo te' perche' troppo forte, poi riempiono la teiera con altra acqua calda, quattro cucchiaini di zucchero e versano il secondo te' nei piccoli bicchierini. Sollevano la teiera verso l'alto mentre versano, cosi' da far cadere il te' anche da un metro di altezza, centrando alla perfezione il bicchierino ! Si produce cosi' una lieve schiumetta ed il te' che ne risulta e' dolce e assai gradevole. Fanno poi un terzo te' aggiungendo altra acqua calda alle foglioline umide rimaste nella teiera.
I tuareg algerini, invece, mettono molto te' dentro alla teiera, usano molto zucchero e non buttano via il primo te' ! Prima di versarlo nei piccoli bicchieri, poi, rovesciano il te' da una teiera ad un'altra tenendole lontane fra loro, cosi' da produrre una schiuma bianca e densa che loro chiamano scherzosamente "lo cheche del te'" perche' lo mantiene caldo proprio come lo cheche (si pronuncia "scesc" e significa "turbante") che usano loro in testa. La schiuma va mano a mano a riempire i bicchierini. Questa procedura dura diversi minuti durante i quali i tuareg ridono e parlano fra loro. Quando tutti i bicchierini risultano essere pieni di schiuma, iniziano a riempirli col primo te', fortissimo !

Poi fanno con la stessa procedura il secondo te' ed infine il terzo te'. L'intero rito puo' durare un'ora, un'ora e mezzo ed e' un vero e proprio strumento di aggregazione sociale ! Loro stessi dicono dei loro te' che "il primo e' amaro come la morte, il secondo e' forte come la vita ed il terzo e' dolce come l'amore". Indovinate un po' quale piaceva di piu' a noi ?? Dopo i primi giorni abbiamo imparato che, se si voleva dormire, alla sera era meglio rifiutare gentilmente il primo te' !!!
Nel pomeriggio, mentre Laid con il resto del gruppo va a fare un altro giro per pitture, io e Taddy ci dirigiamo da soli verso la guelta dove Nunzia si e' "calata" ieri sera, poi attraversiamo una bella vallata col fondo di sabbia pieno zeppo di impronte e da qui saliamo su un terrapieno piatto e scuro in leggera pendenza. E' nostra intenzione fare un giro ad anello e ci allontaniamo decisi verso ovest. C'e un sole splendido finalmente e anche se non fa propriamente caldo la nostra pelle raccoglie l'energia dei raggi solari. Camminiamo finche' tutto intorno a noi il panorama e' assolutamente identico, rocce scure a perdita d'occhio, poi pieghiamo sensibilmente verso sud quindi verso sud-est. Ben presto ci ritroviamo sul bordo di un canyon largo e poco profondo, scavato dal fiume che passava accanto al campo di Sefar. Discendiamo il fianco del canyon in corrispondenza di una spaccatura e ci ritroviamo a procedere sul fondo sabbioso e soffice dello uadi. Ora la nostra direzione e' verso nord e poco dopo siamo di nuovo in vista della valle sabbiosa appena a sud di Sefar. 
Sul calar della sera saliamo su una formazione rocciosa con Chicca e Gianki per goderci lo spettacolo del tramondo, questa sera dal tenue color rosa.
Ci ritroviamo quindi con gli altri e ci raccontiamo le vicende del pomeriggio. Poi inizia la cena: fettine sottili di salmone, chorba, fantastici ravioli con ragu' di carne, costolette di capra cotte direttamente sulle braci e lenticchie. Mangiamo di gusto tutto quanto, poi ci chudiamo a cerchio attorno al fuoco ed iniziamo a cantare. Ad un certo punto affettiamo un panettone e ne diamo una fetta a ciascun tuareg: si fanno fotografare con la loro fettona, tutti contenti e poi iniziano a mangiare ... solo che fanno una gran fatica a mandarlo giu' !!!! Allora assistiamo alla divertentissima scena che ne segue: enormi quantita' d'acqua scendono nelle loro gole nella speranza di fare andar giu' i bocconi, non ce la facciamo piu' dal ridere e non si capisce piu' se ridiamo piu' forte noi oppure loro !!!!
Ancora canti, indovinelli, poi viene il turno dei desideri da esprimere per il prossimo anno. La maggior parte di loro vuole un nuovo figlio !
Quindi e' la volta di un giochetto divertente lanciato da loro: bisogna riuscire a dire 15 parole qualsiasi una dietro all'altra senza fermarsi mai. Ci proviamo tutti, ma incredibilmente nessuno ce la fa !!! Non si riescono proprio a superare le 10 parole ! Il picco delle risate c'e' stato quando Pietro e' partito in quarta, lo sguardo fisso sulle fiamme, per poi dire: "Luce, sonno ........." e basta !!!!!!!!!!!!!! Credavamo di morire dalle risate !!! Troppo forte !!!
Samir, uno dei ragazzi giovani, si alza e scompare nell'oscurita': tornera' dopo pochi istanti con un foglio in mano, ce lo consegna. E' un biglietto d'auguri per il prossimo anno, sue le parole in francese e suoi i disegni, fantastico ! Io mi emoziono subito !
Intanto arrivano le 11, orario per noi proibitivo qui nel deserto, ed infatti iniziamo ad accusare una bella stanchezza. Resistiamo comunque fino alle 11 e 30, qualcuno fino alle 11 e 45 poi crolliamo ! Qualcuno resiste addirittura fino a poco oltre la mezzanotte e chi non e' piu' alzato a quell'ora sente dalla tenda il conto alla rovescio e lo scoppio di gioia nel salutare il nuovo anno ! Sentiamo anche che i tuareg cantano poi "Bon anne', bon sante' ... " seguito da un fantastico "Happy birthday to you ..." che non centra assolutamente nulla ma che proprio per questo fa una gran tenerezza ....

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia
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