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Domenica 1 Gennaio 2006
Un sole magnifico saluta il nuovo anno e dopo colazione Omar porge ad ognuno di noi una busta bianca: contiene un biglietto d'auguri ed una bella penna a sfera, dono della sua agenzia. Che sorpresa !
Poco dopo, mentre ci stiamo preparando a seguire Laid, Mohammed si avvicina timidamente a me e, tenendo lo sguardo basso, mi porge una magnifico bracciale d'argento tipico dell'artiginato tuareg e sussurra: "...un petit cadeau ..." ! Dopo un attimo di smarrimento, riesco solo a biascicare un " ... merci boucoup ...", gli occhi sgranati su questo magnifico gioiello: che tenero !! Infilato al polso il bracciale, seguo gli altri che nel frattempo si sono avviati, la mente leggera ed il cuore felice per questi gesti inaspettati dei "nostri" tuareg.
Attraversiamo nuovamente la bella valle invasa dalla sabbia piena di impronte, poi procediamo dritti per la piana disseminata di pietre scure di ieri pomeriggio. La direzione e' verso sud e ci avviciniamo lentamente ad una splendida zona ricca di dune. Camminiamo sul fondo dapprima scuro e roccioso, poi chiaro e sabbioso di un lungo uadi, delimitato in alcuni punti da alte pareti che, in corrispondenza delle antiche anse del fiume, disegnano fantastiche paraboliche naturali. Questo uadi si apre poi in una immensa valle con magnifiche dune che iniziamo a risalire. In cima ad una di esse ci fermaimo e ci buttiamo a terra per riposare e per godere del silenzio e dello spettacolo. Al di la' della valle alluvionale ci sono altre rocce scure, verso cui puntiamo dopo circa venti minuti. Qui, il sentiero si inerpica e a meta' salita circa ci fermiamo per lasciar passare gli asini che nel frattempo ci hanno raggiunto: i tuareg salutano sorridenti. Continuiamo a salire anche noi e ci ritroviamo piu' in alto in un'altra valle, luminosa e circondata da una bellissima cintura di faraglioni squadrati. Sotto di essi camminano quelli di noi che sono piu' avanti e che sembrano tante formichine rispetto all'altezza considerevole delle rocce. Passandoci sotto, si nota come alcune di esse abbiano forme davvero singolari; si potrebbe stare ore a cercare figure note nei loro profili ! Una in particolare ha stuzzicato la nostra fantasia: un'enorme testa su di un sottilissimo collo pare guardare con occhi fissi ed imperturbabili la natura che la circonda, dall'alto della sua veneranda eta' !
Superata la cintura di faraglioni, passiamo sotto ad un muro di sabbia dai caldi toni aranciati: qualcuno decide di salirvi e viene catturato dagli obiettivi di quelli che sono rimasti in basso.
Verso mezzogiorno arriviamo al campo diurno: ai piedi di un roccione immenso, una netta spaccatura orizzontale, parallela al suolo, accoglie all'ombra le stuoie ed il fuoco. Siamo affamati ed assetati ! Pranziamo con lo sguardo fisso alla piana che si stende davanti a noi, magnifica, arida e scura, dai bagliori argentei per effetto del controluce.
Dopo pranzo, alcuni di noi sdormicchiano, altri si siedono attorno al fuoco per bere te', incitati dall' " ... iiidddrrrr chai !!! " di Laid !

Sara insegna ai giovani tuareg, avidi di imparare le lingue, alcune parole in italiano, mentre loro insegnano a noi qualche parola di tamasheck. Quella che impariamo subito e che useremo spesso e' tenemmert, grazie. Ci scrivono anche le lettere del loro alfabeto, poiche' i tuareg hanno anche una lingua scritta, chiamata "tifinagh", caratterizzata da singolari geroglifici.
Verso le 2 e 30 riprendiamo il cammino verso sud, non prima di aver assistito divertiti ad una spassosa scenetta: la cavalcata a pelo di un asinello da parte di Manuel, detto "chibanì" (il vecchio). Manuel e' un tuareg straordinario, ha una cinquantina d'anni e per questo e' chiamato "il vecchio", e' anche il padrone di tutti e 15 gli asini ed ha sempre il sorriso sulle labbra, il viso arso da anni di sole nel deserto; nella mia mente il suo ricordo e' legato alla sua caratteristica risata, cristallina ed indimenticabile !
Siamo diretti nella zona chiamata Alanadumen e verso il campo della sera che si trova addossato alle rocce sul fianco di un vasto uadi. Sul fondo sabbioso di quest'ultimo nasce uno spettacolare esemplare di cipresso millenario, pare di ben 4000 anni ! Quando arriviamo le ombre sono gia' lunghe ed il caldo della giornata sta velocemente cedendo il passo al gelo della notte. Un magnifico tramonto tinge di viola il cielo e Venere brilla alla destra di una splendida falce di luna. Christian ci racconta che proprio in un uadi come questo, anni fa mori' una turista europea, spazzata via nel cuore della notte da un'improvvisa quanto violenta ondata. Quando piove nel deserto, infatti, il terreno non assorbe l'acqua che quindi scivola su di esso e da' vita a veri e propri fiumi violenti e tumultuosi, che percorrono distanze impressionanti in tempi rapidissimi e si portano via tutto cio' che incontrano lungo il percorso ... turisti in tenda inclusi. Quella famosa notte l'acqua cadde a molti, moltissimi chilometri di distanza e la turista non poteva prevedere certo quello che sarebbe successo nelle ore successive al suo bivacco. Noi ascoltiamo ad occhi spalancati la storia, poi volgiamo gli sguardi al buio che accoglie le nostre tende, laggiu', in pieno uadi ... ma nessuno si muove per spostarle ! Siamo diventati all'improvviso tutti fatalisti ... speriamo bene !!
Durante la cena, chiediamo a Christian dove sara' il campo domani sera e lui ci risponde: Jabbaren. Il programma di Kel 12, pero', prevede che a Jabbaren si arrivi dopodomani e quindi noi non capiamo perche' mai dovremmo saltare la zona che si era previsto di visitare nella giornata di domani. Fra l'altro, pare che questa zona sia molto selvaggia e poco frequentata, dunque ci alletta molto e non vorremmo perdere l'occasione di visitarla. Christian comprende il nostro punto di vista e ne parla con Omar, che a sua volta ne parla con Laid e con Ali'. Se per i primi due tuareg non ci sarebbero problemi ad accontentarci, per Ali' e per gli altri tuareg che stanno dietro agli asini (eccezion fatta per i piu' giovani che ci spiegano di non avere alcun tipo di problema) la richiesta pare non trovare assolutamente approvazione. Iniziano a parlare a voce alta, strana cosa per le loro abitudini, ognuno vuol dire la sua, pare ad un certo punto che stiano in qualche modo mercanteggiando, cercando di convincere gli altri che il loro punto di vista e' quello giusto. Noi nel frattempo ci facciamo piccoli piccoli ed aspettiamo che finiscano di parlare fra loro affinche' Omar possa tradurci ogni cosa. Sembra di capire che gli asinai non hanno mai fatto quelle piste, che le stesse possono rappresentare un problema per gli asini e che vorrebbero arrivare a Jabbaren domani stesso perche' sono gia' stanchi (in effetti sono abituati a stare sul tassili molti meno giorni ...).
Sara e' molto brava e parla con tranquillita' ad Omar: cerca in ogni modo di convincere il gruppo ma i tuareg continuano senza posa a discutere. Insomma, le cose vanno per le lunghe e a noi viene un gran sonno. Quando ci ritireremo nelle nostre tendine, li sentiamo ancora parlare, parlare, parlare .....

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia
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