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Martedi' 3 Gennaio
Ultimo giorno sul Tassili, se escludiamo la giornata di domani che ci vedra' impegnati nella discesa.
Sveglia, colazione e partenza alla solita ora: direzione sud. Ci portiamo in un larghissimo canyon e camminiamo spediti su di un terreno pianeggiante e cosparso di migliaia di piccole pietre scure; il sole e' stupendo e lentamente le nostre membra si scaldano alla perfezione.
Guardando per terra, ad un certo punto Laid ci fa osservare che ci sono le impronte di un adulto e di un bambino, entrambi scalzi, accompagnate da quelle di un asino. Pare infatti che in questa zona viva una tribu' nomade e queste impronte sembrano confermare tale tesi. Sono emozionata, per me e' incredibilmente bello sapere che ci sono ancora oggi gruppi di persone che riescono a vivere quassu' come i loro avi. So che purtroppo si tratta di un caso isolato ma e' una splendida notizia lo stesso ! Mi sorprendo a guardarmi spesso intorno per cercare altre tracce di questi uomini e donne, veri pezzettini di storia del deserto, ma ovviamente non scorgo nulla. Ad ogni modo, dopo qualche minuto Omar ci dice di fermarci: lui andra' avanti da solo. C'e' una tribu' laggiu' e lui andra' ad informarsi se possiamo andare a fare loro visita, almeno cosi' mi pare di capire dalle traduzioni di Christian. Omar sta via un bel po' ... ma quando torna Laid ci fa riprendere il cammino ... nella direzione opposta ! A quanto pare non vogliono riceverci ... come biasimarli, d'altra parte ? E' giusto cosi', lasciamoli in pace, lasciamoli alle loro mansioni vecchie di centinaia d'anni, lontani il piu' possibile dalla modernita' e dalla cosiddetta civilta'.
Proseguiamo il nostro pellegrinare che ci porta ad attraversare distese di rocce e di sabbia, in compagnia dei giovani Cher e Mohammed. Quando dobbiamo superare un pendio roccioso, ci accorgiamo che gli asini sono un po' restii ad andare avanti, si bloccano sospettosi e tirano indietro le lunghe orecchie. A poco servono le frustate di Abdul o le grida di Mohammed: l'unico che riesce a farli "ragionare" e' Manuel con la sua esperienza, la sua pazienza, la voce controllata ed il sorriso sempre sulle labbra ! Lentamente cominciamo a piegare verso ovest e risaliamo diversi pianori rocciosi; uno in particolare e' disseminato di spettacolari rocce nere stratificate che assomigliano in maniera sorprendente a dei tronchi fossili ! Saliamo ancora, camminando su uno spettacolare terreno piatto e lucido in leggera pendenza e quando arriviamo sul punto sommitale, davanti e sotto di noi si apre lo spettacolo del sito di Jabbaren, il piu' visitato del Tassili N'Ajjer. I turisti vengono qui in giornata, partendo dalla valle verso cui noi scenderemo domani: noi ci siamo arrivati dopo ben otto giorni di cammino e garantisco che e' tutta un'altra storia ! Jabbaren e' caratterizzata da un terreno tormentato e sollevato in diverse formazioni rocciose simili a cupole rotondeggianti, separate da spaccature profonde nelle quali e' facile immaginare il gioco di cascate e mulinelli che doveva fare l'acqua in tempi remoti. Ammiriamo per qualche minuto lo spettacolo di Jabbaren dall'alto e poi ci lanciamo nella discesa. Poche decine di metri ci separano dal pavimento di uno di questi corridoi fra le cupole: lo percorriamo sotto il sole dell'una di pomeriggio. Il corridoio termina in una bella piazzetta pianeggiante, dove scarichiamo gli zaini e riposiamo aspettando gli asini. Poco dopo riceviamo l'ordine di riprendere il cammino e proseguiamo in direzione ovest, superando cupole e "funghi" davvero suggestivi.
Un quarto d'ora ed eccoci infine in un'altra piazzetta, piu' ampia della precedente e meno protetta dai venti, ma comunque favolosa ! Qui le cupole assomigliano ai trulli di Alberobello ed alla base di alcuni di essi ci sono muretti di sassi alzati per proteggere gli eventuali pellegrini dal vento. Sotto ad uno di questi i tuareg ci hanno preparato la stuoia ed il pranzo: mangiamo di gusto e poi ci sdraiamo beati al sole.
Alle 15 Laid ci chiama a se' e partiamo per esplorare la zona: bei labirinti fra alte rocce, corridoi ventosi, belle pitture ed uno splendido scorcio sul "grand uadi", l'antico corso d'acqua con la maggior portata d'acqua della zona che pare da quassu' essere pieno d'acqua perche' invaso da cespugli verdini. Una strana nostalgia si impadronisce di noi mentre restiamo muti ad osservare il panorama: questa fantastica avventura non e' ancora finita e noi gia' sentiamo la mancanza di tutto quello che abbiamo vissuto qui. Come faremo a tornare alle nostre vite di sempre, come faremo a non piangere quando alla sera anziche' il fuoco profumato ci metteremo a guardare la televisione ? Ma qui c'e' ancora un cosi' bel sole che la tristezza scivola via presto e continuiamo a seguire Laid. Poi, stanchi di pitture, ci divertiamo a fotografare Cher e Mohammed, sereni e sorridenti, gli sguardi profondi di chi e' abituato a guardare lontano.
Con la splendida luce della sera facciamo rientro al campo e ci prepariamo per la cena. Siamo stanchi. Con il calare delle tenebre il vento soffia piu' vivace ed anche nella "sala" preparataci per la cena il freddo e' notevole. Il fuoco non ne vuole sapere di stare acceso ed e' cosi' che, dopo aver mangiato, decidiamo tutti di spostarci dai tuareg, che si sono sistemati in un anfratto super protetto e che hanno un meraviglioso fuoco !
L'ultima taghella, gli ultimi canti, gli ultimi indovinelli, l'ultimo fumo negli occhi che tante lacrime ci ha fatto versare in questi giorni. Vorremmo restare qui tutta la notte, ma alle 10 e 15 gli occhi ci si chiudono e ci ritiriamo.

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia
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