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Botswana - Natura selvaggia, popoli e animali PDF Stampa E-mail
Scritto da Taddy e Gloria   
Indice degli Articoli
Botswana - Natura selvaggia, popoli e animali
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Sabato 29 Luglio
L'aereo atterra in Sud Africa con un'ora di ritardo; fra poco piu' di mezz'ora parte il nostro volo per Windoeck e temiamo che i nostri bagagli possano non seguirci fino in Namibia. Quando infine atterriamo a Windoeck, uno dei tre bagagli non ci viene recapitato: fila per il reclamo, poi usciamo in una calda giornata assolata, bentornati a casa Taddy e Gloria !!
C'e' l'autista della Camping Car Hire che ci accoglie e che ci accompagna fino in citta'. Qui prendiamo possesso del pick-up, un mezzo fantastico che ci accompagnera' per un mese nel nostro vagabondare. Poche pratiche e l'accordo e' firmato. Anche il telefono satellitare ci viene consegnato e tutto e' pronto per la partenza. Dopo pochi attimi di confusione per la guida a sinistra, decidiamo di tornare all'aeroporto per vedere che non sia nel frattempo arrivata l'ultima borsa. Niente, torneremo domani mattina: questo significa che passeremo una notte a Windoeck sebbene il nostro programma prevedesse di partire subito alla volta del Botswana. Siamo stati previdenti: le tappe dei primi giorni sono volutamente brevi, cosi' riusciremo a recuperare facilmente una sosta forzata come questa !
Optiamo per l' Arrebush, un lodge con area di campeggio a pochi km dal centro della citta'. Appena arriviamo, un ragazzo alla reception ci dice: "Siamo pieni oggi, non ci sono posti neppure nel campeggio; se volete andate a vedere e tornate per dirmi se vi va bene lo stesso" cosi' ci rechiamo dove le frecce ci indicano, fin sul limitare del letto di un fiume in secca ... e qui la sorpresa: non c'e' praticamente nessuno ! Una roulotte, una jeep come la nostra con la tenda sul tetto e basta, su di un'area di almeno 50 metri per 50 ... boh ! Torniamo indietro alla reception e paghiamo per la notte.
Verso l'imbrunire (in Africa australe di questa stagione il sole tramonta verso le sei) decidiamo di andare a cena in un locale super consigliato da ogni guida, il "Joe Beerhouse". Non trovando taxi, ci accompagna un amico del ragazzo alla reception, che ci verra' poi anche a riprendere a fine serata !
Il locale e' molto carino, ha un grande giardino e visto che la zona al coperto e' tutta piena si sta all'aperto anche se fa molto freddo (in queste stesse ore in Sud Africa sta nevicando e qui arriva un vento davvero gelido proprio da sud !), i tavoli sono mensole di legno grezzo attorno a grandi tronchi d'alberi vivi, si beve buon vino rosso e si assaporano squisite e tenerissime carni; un grande falo' attira i commensali al suo cospetto.
Quando torniamo al campeggio sono gia' le undici: saliamo la scaletta che ci conduce nel nostro piccolo ed accogliente giaciglio e sebbene il freddo sia pungente (quasi tutti gli indumenti caldi sono nella borsa che non e' arrivata) ci addormentiamo in un lampo: e' stata una lunga giornata ma finalmente ci sentiamo in vacanza !

Domenica 30 Luglio
Sveglia alle sette. Dopo colazione cerchiamo di sistemare le nostre cose nella jeep in modo razionale al fine di non diventare matti ogni volta che cerchiamo qualcosa: tentativo vano il nostro ! Ci vorra' almeno una settimana per organizzare al meglio il poco spazio a nostra destinazione ma superato questo lasso di tempo avremo acquisito una memoria fotografica sorprendente, per cui anche la pinzetta o il nastro adesivo avranno una collocazione precisa al millimetro !
Il primo problema da risolvere oggi e' quello relativo alla borsa mancante: nel primo pomeriggio dovremo assolutamente partire per il Botswana o rischiamo di perdere il diritto alle prime prenotazioni, con il conseguente slittamento di tutte le altre. Questo ci spinge a considerare l'evenienza in cui la borsa non ci arrivi entro oggi: non possiamo partire senza gli indumenti pesanti poiche' nel sud del Botswana il freddo, specialmente di notte, e' una realta' e le temperature sono spesso prossime allo zero. Decidiamo cosi' di comprare qualcosa di caldo che ci assicuri la sopravvivenza nei prossimi giorni: una cuffia, un pail, una calzamaglia. Li acquisteremo in un grande centro commerciale che ci fara' dimenticare per un paio d'ore di essere in Africa: molti prodotti, infatti, sono anche qui d'importazione cinese !
Dopo la spesa ci dirigiamo all'aeroporto dove, dopo quaranta minuti di attesa, arriva la nostra borsa ! Meglio cosi', le cose acquistate saranno bei ricordi di una giornata di shopping in Africa australe !!
Col sorriso sulle labbra saliamo in auto e ci dirigiamo decisi verso est: Botswana ... arriviamo !
Il nastro d'asfalto corre dritto senza traffico; il cielo e' limpido e, quasi senza preavviso, inizia ad infiammarsi alle nostre spalle, le ombre si allungano, la giornata volge al termine. Poco prima del confine fra i due stati, sulla destra parte una breve sterrata che conduce alla tenuta di un lodge privato, il Kalahari Bush Breacks Lodge. Al cancello ci accoglie una sorridente ragazza dalla pelle color caffelatte, il suo bimbetto scorazza felice sul pavimento spoglio della capanna che accoglie i turisti: sul registro scriviamo i nostri nomi, paghiamo 55 N$ a testa quindi entriamo.
In fondo alla sterrata c'e' la costruzione principale del Lodge, una grande casa di legno risalente al tempo dei primi coloni europei. La abitano una coppia di bianchi con una figlia adolescente, vivono qui tutto l'anno, isolatissimi da altri esseri umani ma circondati da una natura incontaminata. Sebbene abbiamo deciso di dormire nell'area riservata al campeggio, i proprietari acconsentono a prepararci qualcosa per cena ed e' cosi' che, dopo una bella doccia calda nel pulitissimo bagno vicino all'unica piazzola occupata questa notte, madre e figlia vengono a prenderci con il loro fuoristrada (il nostro e' gia' allestito per la notte, con la tenda aperta sul tetto e dunque non si puo' piu' spostare !).
Veniamo fatti accomodare in una saletta dalla luce soffusa, legno scuro e mattoni donano un'aria assai rustica all'ambiente. Un grande tavolo al centro della stanza e' gia' apparecchiato per quattro ed infatti ceneranno con noi altri due turisti che dormono in una delle stanze del lodge, al piano di sopra. Bevendo una birra come aperitivo, ci guardiamo attorno: sulle pareti ci sono molti trofei di caccia grossa, teste inbalsamate di orici, antilopi dagli occhi dolcissimi, scimmie. Il cuore ci si chiude in una morsa. Capiamo che si tratta di ricordi dell'epoca coloniale che portava qui auropei in cerca di fortuna, gente che non aveva allora nessun interesse a proteggere la splendida natura selvaggia di questi luoghi e che anzi provava grande gusto ad andare in giro col fucile e trovare prede sempre piu' grandi da uccidere ed appendere ai muri, in segno di grandezza e di coraggio. Allora di selvaggina ce n'era davvero tantissima, ma la cosa e' comunque di una tristezza infinita. Quando i miei occhi cadono poi su di un cucciolo di giraffa, con il cordone ombelicale che ancora penzola sotto al tondo ventre maculato, non resisto piu' e chiedo spiegazioni alla signora che gestisce questo posto.
Ho fatto bene a domandare perche' ho capito molte cose: per non rischiare di fare nostre verita' non vere non bisognerebbe mai, infatti, fermarsi alla prima impressione. La signora ci spiega che le antilopi di casa loro furono cacciate da suo nonno per la carne e poi appese al muro (almeno non sono morte invano), che questa pratica era abituale allora ma ora non piu' (e meno male !), che adesso la carne di cui si cibano proviene da allevamenti in zona e che la piccola giraffa ha una storia tristissima alle spalle. L'hanno trovata a duecento metri da casa loro qualche anno fa, la madre l'aveva abbandonata per via di un grave problema della piccola alle ginocchia: non sarebbe sopravvisuta a lungo nella savana e la madre lo sapeva alla perfezione. Si e' dunque trattato di un caso di pura selezione naturale. La famiglia ha cercato in tutti i modi di aiutare la piccola, che pero' non riusciva a reggersi sulle lunghe gambe inferme e dopo pochi giorni e' morta.
Ecco, chi viene a visitare l'Africa australe, con la sua savana e le creature che la abitano, deve essere pronto anche a racconti come questi, che non rappresentano un'eccezione ma un'ordinaria realta' in un mondo che un giorno ci apparteneva e che oggi tendiamo a consideriamo solo "un mondo selvaggio".

Lunedi' 31 Luglio
Sveglia prima dell'alba, colazione e sistemazione del fuoristrada. Con i primi raggi del sole salutiamo la ragazza ed il suo bimbo al gate e ci dirigiamo decisi verso il confine con il Botswana, dove arriviamo dopo 25 km. La burocrazia e' abbastanza veloce e dopo altri 10 km pieghiamo verso destra. La strada e' ancora asfaltata ma ben presto diventa una larga e comoda sterrata; incontriamo poche auto e ci riempiamo gli occhi di questo caldo colore rosso del fondo sabbioso della pista.
Incontriamo qualche sperduto villaggio e ci fermiamo per osservare le case e la gente che timidamente si avvicina. Le capanne sono di fango, circolari, piccole ed hanno il tetto a punta di paglia gialla; le persone indossano vestiti occidentali, magliette colorate con spesso la stampa di una qualche associazione benefica. Nessuno parla l'inglese, neppure i piu' giovani, allora tiriamo fuori una mappa, cosa che li affascina sempre, e li facciamo ridere con la nostra pronuncia quando proviamo a dire il nome di una localita' nei dintroni ! Ad ogni modo le informazioni che ci scambiamo a gesti sono fondamentali perche' solo col gps risulta complicato trovare la pista giusta quando si attraversano questi villaggi. Non ci sono cartelli, infatti, e ci sono miriadi di tracce parallele sulla sabbia che magari portano solo ad un pollaio o sotto la chioma di un grande albero dove si ritrova il villaggio intero nelle lunghe serate estive.
Proseguiamo sulla pista giusta e poco dopo ci fermiamo per mangiare qualcosa. Osserviamo in silenzio il mondo attorno a noi, felici di essere nuovamente in mezzo alla natura, soli ed in silenzio. Questo stato di calma ci rilassa e ci ricarica al tempo stesso ! Ad un certo punto iniziamo a vedere un puntino che si avvicina sulla pista: sembra troppo piccolo e lento per essere un'automobile e naturalmente questo particolare focalizza la nostra attenzione nei minuti che seguono ! Con calma iniziamo a fare delle ipotesi: un carretto, un animale, una bicicletta ... alla fine si rivelera' un anziano dal viso nero e grinzoso con un grande cappello di paglia, in groppa ad un asinello e con un secondo piu' giovane asino alle spalle ! Si ferma, non parla niente al di fuori del suo idioma a noi perfettamente sconosciuto, ma riusciamo a capire che e' preoccupato perche' pensa che siamo rimasti senza benzina ! Lo rassicuriamo e poi ci scambiamo grandi sorrisi, tanto basta per rendere indimenticabile l'incontro. Gli diamo una bottiglietta d'acqua e restiamo in silenzio ad osservarlo mentre si allontana su una strettissima pista che si perde nella savana gialla sulla nostra sinistra. Chissa' dove va ? E chissa' da dove viene ?
Anche noi ci muoviamo; dopo un paio d'ore notiamo che la pista larga di poco fa si e' lentamente trasformata: ora ci sono due piste piu' sottili che corrono parallele, risalgono e poi ridiscendono basse colline sabbiose ed ognuna rappresenta un senso di marcia. Guai a sbagliarsi: anche se quella di destra sembra essere migliore, si deve rimanere su quella di sinistra perche' se capita (raramente direi, ma puo' capitare !) di incrociare un altro mezzo saremmo noi nel torto !
La nostra cartografia ci indica una pista minore che va verso est, ovvero verso la nostra meta di questa sera, il pan chiamato Masetleng. Si tratta di una bella scorciatoia, visto che sta lentamente ma inesorabilmente avvicinandosi la sera e mancano ancora diversi km all'arrivo. Le piste, infatti, sono piu' lente di quanto avevamo immaginato e questo significa che le prime tappe risultano un po' forzate: partenza molto presto al mattino ed arrivo a destinazione praticamente col buio. Non e' raccomandabile viaggiare col buio, per diversi ovvi motivi, ed e' proprio per questo che cerchiamo di trovare la scorciatoia per il Masetleng pan. Il primo tentativo fallisce miseramente: la pista si dirige perfettamente verso la meta, ma dopo pochi km finisce in prossimita' di un manufatto di cemento. Una cosa pero' abbiamo imparato da questo errore: i piloncini di cemento colorati di azzurro che si incontrano lungo le piste stanno ad indicare un sistema di acquedotti e dato che l'acqua da queste parti e' tanto importante, e' assolutamente naturale pensare che una pista con tali piloncini conduca solamente al punto di raccolta o di smistamento dell'acqua stessa !
Torniamo sulla pista principale e proseguiamo ancora verso nord, finche' non giungiamo in prossimita' di un nuovo incrocio che ancora una volta vede partire una pista secondaria che si dirige alla perfezione verso il Masetleng pan. Ma qui c'e un miracolo ... un vero cartello di legno con una scritta bianca "camping" ci fa tornare il sorriso ! Beh, era troppo sperare di leggere "Masetleng pan" ... ma per noi questa indicazione e' un indizio piu' che certo ! Imbocchiamo senza esitazione questa pista con tantissimi alberini spinosissimi che rigano le fiancate nuove del povero Nissan. Non ci sono alternative, tantissime piste in Botswana saranno come questa, scordiamoci le larghe sterrate della Namibia, lasciamo a casa le comodita' di asfalti puzzolenti e penetriamo finalmente nella realta' stradale di questo paese unico, con le sue spine, le sue buche e le sue sottili tracce sul fondo terroso o sabbioso. Un grido forte di gioia si fa largo dal nostro io piu' profondo, gridiamo l'amore per l'avventura !!
Percorriamo i 20 km che ci separano dalla meta un po' in fretta; nell'ultimo tratto ci troviamo ad attraversare un'ampia zona distrutta da un recente incendio. L'odore acre di legno arso e' ancora molto forte nell'aria, ovunque sul terreno giacciono mucchietti di candida cenere ed alcuni tizzoni neri di carbone bruciano ancora. Un panorama spettrale e suggestivo che ci racconta molte cose, come ad esempio il fatto che le fiamme sono sempre state basse, poiche' le chiome degli alberi sono
ancora verdi. In questo susseguirsi di toni neri e marroni, intravediamo due magnifici esemplari di "topi", grosse antilopi agili e regali che attraversano la pista mentre noi siamo fermi e si dileguono al trotto in questo angolo di mondo disidratato.
Il buio incombe, il cielo oltre alla vegetazione da dorato si fa rosa poi rosso ma noi non abbiamo piu' tempo per fermarci ad osservare questa incredibile trasformazione. Filiamo ai 40 orari finche' all'improvviso il panorama si apre su di un vastissimo spiazzo completamente libero da piante, solo una bassa e gialla erba a ricoprire il terreno. Ma c'e' anche una zona piu' o meno circolare dove neppure l'erba cresce: e' il pan Masetleng ! Portiamo le gomme del Nissan fin su questa dura crosta di terreno misto a sale seguendo due sottili tracce che sono l'unica pista in tutta la zona: impossibile perdere la strada ! Mappa e guida ci dicono che qui c'e' una sola piazzola dove e' consentito campeggiare (anche se siamo fuori dal parco ci teniamo a fare le cosa per bene e comportarci da persone civili) cosi', alla poca luce rimasta, ci guardiamo bene attorno per captare qualcosa che ci faccia intuire dove tale piazzola si trovi. Alla fine, ecco il segno: un semplicissimo paletto di ferro infilato per terra ! Siamo arrivati ! Spento il motore, scendiamo e ci guardiamo attorno: ci troviamo davvero fuori dal mondo ! Che meraviglia, che silenzio, che solitudine; un vento gelido spazza questa vasta zona piatta dove nulla si muove al di fuori dell'erba secca.
Prepariamo la cena, alla luce della lampada alimentata dalla betteria ausiliaria del Nissan, l'unico rumore e' quello della fiamma della nostra bombola. Dopo cena proviamo a stare fuori ancora un po'; non abbiamo ancora legna per accendere un fuocherello e d'altra parte il vento che soffia questa sera non darebbe vita facile alle fiamme !
Ecco come ci siamo sentiti la nostra prima notte nella natura selvaggia del Botswana: provate ad immaginare solo buio, nero, profondo, infinito e vuoto buio. Chiudete le orecchie ed ascoltate il silenzio. Nessun odore. Provate adesso ad immaginare una piccola lucina in mezzo a questo buio immenso, avvicinatevi lentamente a quella lucina, in silenzio. Vi sembrera' di galleggiare nello spazio nero ma poi toccherete il terreno, unico segno tangibile della realta', terra dura e fredda. Ora guardate verso la lucina, li' sotto ci sono due persone, piccole, ferme: l'unico movimento che potete notare e' quello delle loro iridi scure sullo sfondo bianco dei loro occhi aperti. Provano a seguire con lo sguardo rumori infinitesimali che qua e la' scricchiolano, fremono, strusciano ... ma non vedono assolutamente nulla, come non vedete nulla voi. Galleggiano semplicemente in uno spazio vuoto e nero, vasto come tutto l'universo ....

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia


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