arrowHome arrow Racconti di viaggi arrow Botswana arrow Botswana - Natura selvaggia, popoli e animali venerdì, 21 novembre 2008  
Menù principale
Home
Chi Siamo
Contattaci
Links
Directory
Forum
FAQ
Ricerca Avanzata
Refer
Help desk
Racconti di Viaggi
Racconti di viaggi
Album foto
News viaggi
Libri viaggi
Video di Viaggi
News viaggi rss2
Eventi
Itinerari
Italia
Europa
Asia
Login Utente
Musei
Louvre
Hermitage
British Museum
National Gallery
Galleri degli Uffizi
Musei Vaticani
Museo del Prado
La nostra directory
Agenzie di Viaggio (18)
Agriturismo (20)
Alberghi (29)
Bed and Breakfast (24)
Camping (1)
Informazioni Turistiche (24)
Pubblicazioni (1)
Residence e Appartamenti Vacanze (11)
Ristoranti (1)
Servizi viaggi (3)
Siti di Viaggi (33)
Viaggi da Single (1)
Viaggi di nozze (1)
Viaggi in aereo (5)
Viaggi in coppia (0)
Viaggi in Famiglia (0)
Viaggi per disabili (0)
Viaggiare Sicuri (8)
Offerte Viaggi
Italy Low Cost | Viaggi Sardegna | Ecovacanze | Offerte varie viaggi | Offerte Cadillactrip | Speed vacanze | Offerte Varie
Botswana - Natura selvaggia, popoli e animali PDF Stampa E-mail
Scritto da Taddy e Gloria   
Indice degli Articoli
Botswana - Natura selvaggia, popoli e animali
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 5
Pagina 6
Pagina 7
Pagina 8
Pagina 9
Pagina 10
Pagina 11
Pagina 12

 
Lunedi' 21 Agosto
Facciamo colazione con pane ben tostato, burro e marmellata, yogurt. Paghiamo in pula il corrispettivo di 48 euro per la notte, la cena e la colazione quindi ci mettiamo in marcia. Meta di oggi: le Tsodilo Hills.
Sebbene esista una pista 2x4 che partendo dal villaggio di Nxamasere raggiunge questo luogo singolarissimo in modo semplice e veloce, noi preferiamo prendere una piccola pista 4x4 assai meno frequentata e che attraversa un panorama senz'altro piu' remoto e selvaggio. E' cosi' che, dopo appena un chilometro dal campeggio, deviamo a destra su una pista che si presenta abbastanza semplice nel tratto iniziale. Ci rilassiamo al punto che, ci rendiamo conto, ci succede una cosa stranissima: entrambi non riusciamo a concludere un solo ragionamento, ne' verbale ne' mentale ! Iniziamo a parlare ... poi la mente vola via, leggera leggera, lo sguardo perso sul panorama che ci circonda ... e addio frase ! Iniziamo un pensiero ... poi la nostra mente, normalmente pronta a ragionamenti precisi e razionali, si assenta, vaga chissa' dove, galleggia senza peso, una suggestione di tempo sospeso su uno spazio che si allunga all'infinito ... fantastico ! E' come aver chiuso i cervelli in un cassetto !
Ben presto, comunque, il cassetto viene riaperto ed i cervelli tornano al loro posto, scariche elettriche tornano ad attivare le nostre sinapsi neurali e la voce torna a farsi sentire: superato un piccolo recinto di legno che racchiude una vecchia pompa a cinghia di fabbricazione indiana, la pista in diversi punti sembra infatti perdersi nel nulla ed e' solo grazie alla consultazione attenta del Gps che riusciamo a trovare nuovamente le tracce. Le gomme sprofondano nella sabbia e l'erba alta al centro della pista sfrega contro la marmitta e le altre parti bollenti del motore, con il risultato che attorno a noi si sprigiona un forte ed acre odore di bruciato !
Ad un certo punto, davanti a noi si staglia la sagoma scura di un'altura in lontananza: ancora pochi chilometri e saremo arrivati ! In tutto avremo impiegato quasi tre ore e mezzo per arrivare al gate di "Tsodilo, la montagna degli dei" come cita la scritta che campeggia al centro visitatori. Si tratta di un luogo che emana sacralita' ed un tocco di mistero e restiamo in silenzio mentre la pista si allunga verso l'altura che nasce magicamente sulla piatta pianura circostante. Ci dirigiamo lentamente verso il cancello che da' sul piccolo parco nato intorno alla montagna, salutando molte persone a piedi, sorridenti e assolutamente non invadenti. Sedute vicino al cancello stanno alcune donne e bimbe che vendono bellissimi cestini e collane colorate di semi grandi e piccoli: ci fermiamo a lungo, acquistiamo felici questi oggetti davvero originali e scattiamo molte foto, promettendo di spedirle una volta a casa (promessa mantenuta !).

Entriamo nel parco e ci dirigiamo verso il centro visitatori seguendo una pista comoda. Sfiliamo sotto le pareti a picco e siamo abbagliati dalla bellezza della roccia ! Con i suoi 1395 metri, Tsodilo rappresenta il picco piu' alto del Botswana e, pur elevandosi sul bush circostante di appena 400 metri, appare ai viaggiatori come una piccola Uluru africana; osservando la montagna da diverse angolazioni si scopre che in realta' e' formata da diverse colline rocciose che, secondo un'antica leggenda locale, erano una volta una famiglia ed ecco perche' si chiamano "Male Hill", "Female Hill" e "Child Hill"; sono costituite di quarzite e presentano splendide striature rosse, arancio, viola, azzurre e gialle. Accolgono qualcosa come 4 mila spettacolari petroglifi che hanno reso famosa la zona agli studiosi; sono stati rinvenuti anche molti utensili ed i resti di due villaggi risalenti al 500 DC. Ci sono diverse possibilita' di escursioni, ovviamente a piedi, lungo i pendii erti e scivolosi delle colline, ma quasi tutte richiedono la presenza di una guida. Solo un percorso, chiamato Rhino Trail, e' percorribile in solitudine e gratuitamente, cosi' decidiamo di seguirlo nel pomeriggio. Nel frattempo ci e' venuta una gran fame e pranziamo con piadina, salsiccia e verdure in scatola. Si avvicina un povero cagnolino, tanto magro che gli si contano le ossa e molto debilitato: non riuscendo a reggersi in piedi si lascia andare a terra e da li' ci guarda con occhioni pietosi. Ovunque ci sono cartelli che citano "Non date da mangiare ai cani per favore" e "I cani disturbano gli animali selvatici", ma osservando questa povera creatura indebolita ci ritroviamo a riflettere piu' o meno in questi termini: chi e con quale criterio si arroga il diritto di stabilire che sono piu' importanti gli animali selvatici degli animali domestici ? Sempre animali sono ... e dalla via che sono nati, perche' lasciare morire questi cani ? Perduto ogni istinto alla caccia, questi non sono piu' in grado di vivere nella natura come i loro parenti selvatici e morirebbero certamente se nessuno desse loro qualcosa per sopravvivere. Secondo noi non sono in alcun modo concorrenti degli animali selvatici, semplicemente possono allontanarli da questa zona ... e' forse questo il problema ? Se i turisti si lamentano perche' non vedono animali selvatici si preferisce lasciare morire dei cani ? Una salsiccia scivola giu' per la gola del nostro nuovo amico che sembra fare le fusa dalla felicita' ...
Dopo un breve riposino indossiamo pantaloni lunghi, calziamo gli scarponcini e ci avviamo lungo la pista che corre alla base della porzione piu' occidentale della Male Hill. Presso il centro visitatori abbiamo chiesto informazioni circa la vita selvatica sulla montagna e ci e' stato risposto che in questa stagione non ci sono animali perche' fa troppo caldo e non c'e' acqua a sufficienza: normalmente ci sarebbero scimmie, leoni, leopardi, elefanti, iene, kudu ed un geco endemico. Potremmo invece incontrare qualche serpente per cui cerchiamo di provocare un po' di rumore con dei bastoncini per avvertire i rettili che ci stiamo avvicinando e che sarebbe cosa gradita se si allontanassero prima di farsi calpestare !
Il Rhino Trail abbandona la pista e si inerpica fra l'alta vegetazione che ci protegge dai raggi del sole. Mentre camminiamo ci capita un fenomeno davvero singolare che merita di essere raccontato. Dal momento che, a dispetto di quanto ci ha detto il ragazzo al centro visitatori, gli alberi sopra di noi pullulano di scimmie, razionalmente ci aspettiamo che ci siano anche altri animali e la nostra iniziale serenita' lascia ben presto il posto ad uno stato di angoscia sempre piu' profonda mano a mano che ci allontaniamo dal Nissan. Eppure non riusciamo a deciderci di tornare indietro perche' vogliamo assolutamente raggiungere la sommita' di questa montagna, dove sappiamo celarsi una valle "strana", un posto unico dove pare di essere su un altro pianeta ... e cosi' continuiamo a camminare muovendo i nostri bastoncini e cercando di non girarci ogni due passi come il nostro istinto ci detterebbe. In cima alla ripida salita raggiungiamo un passo e, superato un corridoio naturale fra rocce levigate, ci troviamo all'improvviso davanti ad uno spettacolo meraviglioso: ecco la valle magica ! Un sentiero ben marcato dal morbido fondo di sabbia chiara serpeggia in pianura fra alberelli dalle foglie di un tenero verde ed alta erba giallissima, qualche albero privo completamente del fogliame ma col tronco arancione dona un tocco di caldo mistero, sopra di noi il cielo azzurro con qualche pittoresca nuvola bianca e le vette di grigia roccia nuda delle colline vicine che svettano dalla vegetazione: un quadro stupendo che ci incanta ! L'ora tarda dona un colorito rosato prima e decisamente rosso poi a tutto cio' che ci circonda, regalandoci sul serio l'impressione di essere appena atterrati su un pianeta inesplorato che per la prima volta conosce piede umano !
Ed e' proprio camminando qui, su questo piccolo altopiano segreto chiuso fra le rocce di Tsodilo, che la paura all'improvviso ci abbandona completamente per effetto di un preciso processo mentale cosi' riassumibile: finche' sapevamo di essere relativamente vicini all'automobile, ovvero alla salvezza, il timore per cio' che ci poteva succedere teneva i nostri nervi tesi come corde di violino, tutti i sensi all'erta ed i muscoli pronti allo scatto nel tentativo di salvare la pelle ... ma una volta quassu', assolutamente lontani ormai dall'auto, i nostri nervi si rilassano, i sensi tornano a fare ciascuno il proprio lavoro con calma, i muscoli lavorano tranquilli. Non ci sarebbe niente da fare se una belva ci raggiungesse qui ... tanto vale godersi lo spettacolo di questo posto !
Sereni anche quando fra l'erba alla nostra sinistra un forte fruscio ci risveglia dallo stato di torpore in cui siamo precipitati, decidiamo comunque di allungare un poco il passo perche' non vogliamo arrivare con le tenebre. Sfiliamo accanto ad una pozza d'acqua piena di farfalle che voltaggiano nel piu' assoluto silenzio, sulle rocce lungo il sentiero ci soffermiamo ad ammirare molte pitture rupestri: quando alla fine torniamo al Nissan (dove il cagnolino ci aspetta scodinzolando senza alzare la testa perche' non ce la fa ...) la passeggiata sara' durata in totale due ore ma ci sara' sembrato di stare via due giorni tante le emozioni provate ! La paura, la fatica, il caldo opprimente, i colori, la sabbia morbida sotto i piedi, le rocce, l'acqua, le pitture, il serpente, il buio incalzante.
La sera inizia con un bel fuoco, mentre a malapena riusciamo a contenere le risa per il falo' esageratamente alto acceso dai figli di una coppia di tedeschi ad una trentina di metri da noi: mentre i genitori erano distratti a preparare l'accampamento, i ragazzi avevano raccolto e messo assieme un sacco di legnetti a formare una pira alta almeno un metro, le fiamme che ne risultano sono alte almeno due metri e i genitori sgridano i figli che si sono fatti piccoli piccoli ma che, si capisce bene, in realta' ridono sotto i baffi !
Terminata la cena e spente le fiamme, il silenzio sembra depositarsi come una nebbia sottile dall'alto verso il basso, fino ad inglobare ogni singola cosa sulla terra ed anche noi, piccoli uomini sotto le pareti alte, ripide e misteriose della montagna degli Dei.

Martedi' 22 Agosto
Salutiamo il cagnolino che e' rimasto vicino alla nostra auto tutta la notte e gli regaliamo un'ultima piadina prima del commiato: speriamo che qualche altro turista impietosito decida di dare come noi retta al cuore piuttosto che alle regole degli umani e che ti allunghi qualcosa da mettere nello stomaco.
Usciamo dal parco e salutiamo anche le bimbe delle collanine; imbocchiamo oggi la pista piu' comoda, 2x4, che si dirige verso l'asfalto a nord-est; una volta sulla statale pieghiamo verso nord-ovest e verso il confine con la Namibia, a Botman.
Lungo il noioso asfalto incontriamo un ragazzo che lavora in modo superlativo un legno chiaro e ci fermiamo ad osservarlo. Ha una strana deformita' sul viso ma la sua bocca sorride sempre e le sue mani sono mani d'oro; priva della corteccia grossi tronchi di legno, li incide e dona loro forme d'animali, poi passa un ferro sulla brace di un fuoco sempre alimentato. Quando questo diventa incandescnte lo prende ad un'estremita' con uno straccio e sbruciacchia gli animali appena scolpiti, creando le famose macchie delle giraffe, le squame di un coccodrillo, le righe di una zebra. Espone le sue creazioni su di un rudimentale banchetto e si siede a terra aspettando improbabili clienti (sulla strada non c'e' nessuno a parte noi). Avendo dei pula da finire, decidiamo di comprargli quasi tutto quello che espone, lasciandogli il coccodrillo perche' e' gigantesco e perche' non e' ancora finito !
Mentre rimontiamo in macchina lui picchia le mani una contro l'altra in un applauso pacato rivolto a noi e continua a sorridere finche' non lo vediamo piu'. Nell'abitacolo si sprigiona ben presto un gradevole odore di legna bruciata e ci sembra un ottimo modo per salutare questo paese fantastico. Addio Botswana, addio sul serio questa volta; belle e timide persone aperte al sorriso ed agli incontri; splendidi animali impegnati a vivere in modo naturale la loro esistenza; terre sconfinate di savana gialla; alture magiche con millenni di storia cuciti addosso; piste selvagge percorrendo le quali l'uomo si puo' finalmente sentire cio' che in realta' e' ma che sembra troppo spesso dimenticare: un animale in viaggio.
Superato il confine senza problemi, entriamo in Namibia ed all'improvviso comprendiamo che in Africa i confini vogliono davvero dire molto. La natura e' sempre la stessa, ma e' diverso l'uomo che ovviamente cambia la natura per adattarla ai propri bisogni ed e' cosi' che non incontreremo in Namibia piste sottili ed appena accennate (segnalate sulle cartografie ufficiali perche' le sole esistenti) come in Botswana bensi' correremo su larghissime ghiaiate ben tenute. Non passeremo accanto a piccoli villaggi di capanne dove la gente timidamente viene a proporci uova di struzzo decorate, bensi' passeremo per paesi con casette in cemento dove i bambini ci fanno i musi dai bordi della strada. Non proveremo piu' l'emozione di trovarci sulla pista un leopardo perche' lo andremo a cercare appositamente dentro un parco recintato, molto vasto questo si', ma pur sempre un grandissimo giardino zoologico dove le regole fondamentali sono dettate dall'uomo. Insomma, in tre parole, lasciando alle spalle il Botswana si ha la sensazione di essere abbandonati dalla vera poesia africana.
Mezz'ora dopo il confine troviamo il cartello per un piccolo lodge dove abbiamo deciso di passare la prossima notte: consigliatoci dai tedeschi con i marmocchi birichini, Ndovu Lodge e' un posto molto gradevole, silenzioso e rilassante lungo le rive del fiume Okavango. Possiede grandi e belle tende con bagno ed una sola piazzola per il campeggio a 80 N$ per persona: e' nostra ! La occupiamo prima che arrivino altri turisti. Il campeggio (cioe' noi !) ha un bel bagno privato, ricavato in una casetta color giallo pastello priva di finestre sul lato che da' sul fiume: mentre si fa la doccia si guarda l'acqua che scorre fra le canne e si puo' anche vedere qualche ippopotamo risalire la riva !
Il lodge e' gestito da Mr. Hornst, un bianco di mezz'eta' che si e' gia' preso la malaria con due attacchi molto forti (noi abbiamo finito l'Autan, approposito ...); gentile e disponibile, sembra trattare bene la manovalanza nera che lavora per lui e ci offre un giro in barca nel pomeriggio per scoprire la vita lungo il fiume. Accettiamo volentieri, visto che abbiamo perso un'occasione simile solo due giorni fa in Botswana.
Nel passeggiare per il curato giardino del lodge, arriviamo alla piscina dall'acqua pressoche' ghiacciata e qui conosciamo quattro ragazzi italiani che verranno in barca con noi nel pomeriggio e che, fra le altre cose, ci regaleranno un po' di Autan ! Restiamo con loro a chiacchierare sulle nostre rispettive esperienze ormai giunte quasi al termine, poi pranziamo con panini nella bella sala ristorante tutta di legno, che si allunga sul fiume con un bel pontile.
Alle 16 ci imbarchiamo: la barca si rivela essere in realta' una specie di zattera su cui vengono appoggiate alcune sedie prese direttamente dal bar ! Mr. Hornst ci conduce a velocita' ridotta lungo le rive del fiume, in questo punto molto largo, e ci indica sporadicamente qualche minuscolo uccellino colorato sui rami degli alberi, un piccolo coccodrillo che si abbrustulisce al sole, un gruppetto di ippopotami a bagno di cui vediamo solo occhi ed orecchie e che ci invitano con sbuffi decisi a tagliare la corda dal loro territorio ! Attendiamo il tramonto sorseggiando birra e mentre i ragazzi che sono con noi si lamentano del fatto che questo giro e' stata una fregatura e che Mr. Hornst ha speculato sulla nostra curiosita' di turisti, io osservo gli occhi lucidi - rivolti al sole morente - di quest'uomo e mi rendo conto che per lui la vita qui non deve essere affatto una fregatura, che lui e' veramente felice di poter osservare i minuscoli uccellini volare liberi e felici in quest'angolo di mondo, che non prova come i turisti l'ansia di incontrare per forza grossi animali magari pericolosi e che quando ci ha proposto "uno splendido giro sul fiume" lui ci credeva veramente. Per questo io e Taddy non ce la sentiamo di criticare Mr. Hornst solo perche' e' una persona semplice ma anzi abbiamo un ricordo dolcissimo di lui.
Il tramonto non e' nulla di speciale perche' ci sono molte nubi ed il sole svanisce prima di raggiungere l'orizzonte; quando sbarchiamo sono gia' le 17 e 30 ed il buio incombe.
La cena purtroppo e' deludente: pur essendo a buffet non c'e' nulla di caldo, inoltre le porzioni sono davvero scarse e qualcuno finira' per non riuscire neppure ad assaggiare qualche specialita'. La gelatina finale, poi, e' immangiabile. I tedeschi erano rimasti molto contenti, ma si sa ... noi italiani pretendiamo sempre un po' troppo in cucina ! Mr. Hornst mangia al tavolo con noi e questo dona una nota di familiarita' che e' difficile trovare nei lodge in Africa: sembra che si senta solo ed ha voglia di parlare.
Alle 20 e 30 siamo nella nostra tenda sul tetto del Nissan.

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia


Ricerche
Google
Prenotazioni Alberghi
Link a Viaggi
Siti Portali
Alberghi
Tour operator
Ristoranti
Prenotazione On-Line
Viaggiare Sicuri
Ministero degli esteri
Passaporto
Ambasciate Italiane
Viaggiare in Aereo
Compagnie Aeree
Aeroporti nel Mondo
Viaggiare in Auto
Autostrade
Noleggio Auto
Bus
Viaggiare in Nave
Crociera Online
Riviste
Lonely Planet
Rough Guides
Viaggiare.com
Avventure nel Mondo
Repubblica Viaggi
Tiscali Viaggi
Excite Viaggi
Yahoo
Alice
Il sole24 viaggi
Olympia Viaggi
Corriere della Sera
Telefonare dall'estero
Rete GSM
Guide Turistiche
Guide Fiorentine
top of page

Scambio Banner