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Mercoledi' 23 Agosto
Dopo colazione paghiamo a Mr. Hornst il corrispettivo di 78 euro per la notte, i pasti ed il giro in barca e lasciamo qualche frase sul guest book del lodge, cosa cui Mr. Hornst sembra tenere in modo particolare. Salutiamo anche i ragazzi italiani e ci mettiamo in marcia: larga ghiaiata fino all'asfalto e poi in direzione di Rundu su quest'ultimo. Villaggi di capanne, molta gente che cammina, tante scuole, banchetti di maschere, animali di legno, bellissimi aeroplanini variopinti.
Deviamo su una sterrata comoda e larga che attraversa un territorio molto vasto occupato interamente da enormi recinti di allevatori di bestiame. Le reti ci terranno compagnia a lungo nel nostro continuo procedere verso ovest, fino a che sbuchiamo sull'asfalto che ci conduce in una trentina di chilometri al gate del parco piu' famoso e frequentato della Namibia, l'Etosha. Eravamo gia' stati qui nel dicembre del 2003 e per fortuna notiamo che nulla sembra cambiato ... ma venire qui dopo aver scorazzato per le terre selvagge del Botswana e' abbastanza deludente. Se la prima volta non avevamo avuto la sensazione di trovarci dentro una sorta di giardino zoologico, oggi questo e' un sentimento reale: ne prendiamo atto e cerchiamo di non fare confronti con il viaggio appena concluso. Giorgio Bettinelli, nel suo bellissimo libro "Brum Brum 254000 chilometri in vespa", sostiene che "i ricordi non devono mai essere confrontati, solo custoditi e messi via senza lasciare che interferiscano nel delicatissimo meccanismo dello stupirsi" e questo cerchiamo di fare ora, vivere l'Etosha senza confrontarlo ai ricordi degli altri parchi visitati, per riuscire a stupirci positivamente anche oggi delle immagini che questa natura offre e che i suoi animali inconsapevolmente ci regalano.
Non abbiamo prenotato ma entriamo senza problemi, trovando posto per la prima notte al Namutoni Rest Camp e per la seconda all' Okaukuejo Rest Camp.
Il pomeriggio ci regala dolcissime visioni di giraffe, leoni ed elefanti; la piu' bella fra tutte ad una pozza alimentata artificialmente dove si abbeverano tre giraffe. All'improvviso, dalla macchia di vegetazione alle spalle delle eleganti signorine sbucano dieci elefanti adulti e tre minuscoli cuccioli che, tutti al trotto per la gran sete e con i padiglioni sventolanti, si avvicinano all'acqua e, sistematisi educatamente uno di fianco all'altro, iniziano a bere silenziosamente. Noi li osserviamo rapiti attraverso le lenti dei binocoli e muoriamo dal ridere quando ne vediamo uno grande e grosso che, stanco di bere, anziche' sorbire l'acqua soffia attraverso la proboscide, divertendosi a formare grosse bolle nella pozza ... come un bambino ... che spettacolo ! Le giraffe nel frattempo hanno prudentemente tagliato la corda !
Tranquilla serata al campeggio di Namutoni.

Giovedi' 24 Agosto
Proseguiamo la visita del parco e vediamo moltissimi animali alle pozze. Tutto sommato non e' poi cosi' negativo il fatto che l'uomo abbia creato un'area protetta come questa, qui gli animali sono senz'altro al sicuro dai bracconieri e possono condurre una vita assolutamente naturale senza correre il pericolo di incappare in umani che di naturale hanno ben poco. Certo questo comporta anche la presenza di molte auto cariche di esseri umani che cercano ed osservano gli animali, ma tutto sommato si tratta di un male da poco: gli animali si sono gia' abituati alla loro presenza e si lasciano anche avvicinare senza provare timore. Inoltre, le pozze sono in gran parte riempite artificialmente durante la stagione secca e gli animali non corrono pericolo di vita per assenza di acqua. Insomma, cominciamo ad avere una visione pu' positiva rispetto all'inizio di questo posto e ci godiamo ogni singolo momento nel parco.
Branchi numerosissimi di splendide zebre con tanti cuccioli ci attraversano la pista; giraffe corrono come al rallentatore sulle loro lunghe gambe sottili; tre giovani leoni maschi se ne stanno sdraiati uno sull'altro vicino ad una pozza, sbadigliando e litigando per gioco; poco distante una splendida coppia di leoni si abbandona ad uno spudorato accoppiamento sotto gli occhi affascinati di almeno una ventina di esseri umani ... e sotto lo sguardo attento di molti piccoli springbok che vorrebbero tanto avvicinarsi alla pozza per bere senza pero' trovarne il coraggio ...
Ad Okaukuejo ci sistemiamo per la notte.
Venerdi' 25 Agosto
Oggi iniziamo il lento avvicinamento a Windoeck; usciti dall'Etosha imbocchiamo l'asfaltata C38 verso sud. Poco dopo aver superato la pulita ed ordinata cittadina di Outjo pieghiamo verso ovest sulla ancora asfaltata C39 e poi nuovamente verso sud sulla sterrata D2743. Una serie infinita di dossi e cunette - che nella stagione umida si trasformano in tantissimi guadi - ci conduce attraverso una valle splendida che ricorda molto i paesaggi western dell'Arizona, con piatte formazioni rocciose che si elevano a destra e a sinistra dalla circostante savana chiara punteggiata di acacie verdi. Ventun chilometri dopo giungiamo ai piedi di uno spettacolo meraviglioso che ci fa tornare con la mente ad un giorno di due anni fa, quando scoprivamo in Australia il Chambers Pillar: un incredibile dito di roccia che si erge fiero ad indicare il cielo e che ci ha condotto qui come fosse un faro ! Reminescenza di un antichissimo altopiano di calcare formatosi 15 milioni di anni fa, il Vingerklip e' rimasto fino ai nostri giorni per narrarci un po' di storia geologica del pianeta e si eleva per 35 metri su di una collinetta cosparsa di massi probabilmente crollati dalle sue ripidissime pareti. Parcheggiata l'auto seguiamo un sentiero che ci conduce fino alla base vagamente rettangolare del dito e poi ne seguiamo tutto il periplo, fermandoci spesso per ammirare la bellissima valle che si stende ai nostri piedi o per adorare dal basso verso l'alto questo rosso monolito arrivato dal passato senza soluzione di continuita'.
Ancora verso sud attraverso le distese del Damaraland, su piste che ci portano in alto su colline piene di splendidi Ghost trees - gli stessi incontrati nel Kalahari - ed in basso su letti di fiumi in secca dall'incredibile sabbia color rosa, fra villaggi recintati di casette in cemento molto distanti fra loro, sotto boschetti fitti e riposanti.
Lentamente davanti a noi si alzano appuntite montagnole dai colori bruciati e sfilandoci sotto ci dirigiamo decisi verso un'altra meraviglia geologica africana, circa 180 chilometri in linea d'aria a sud del Vingerklip. Una volta in questa regione c'era un vulcano, oggi c'e una curiosa formazione rocciosa cosi' simile ad un nostro monte nazionale che gli e' valso il soprannome di "Cervino d'Africa" ! Il nome vero e' Spitzkoppe e la sua cima raggiunge altitudine 1728 metri. La pista finisce contro un cancello aperto, oltre il quale si trova l'ufficio del campeggio che abbiamo scelto come l'ultimo di questo viaggio.

Gestito dalla comunita' locale e molto economico, ha piazzole in posti davvero spettacolari alla base della montagna: dopo aver pagato ci dirigiamo proprio a scoprire le forme mammellonate della montagna seguendo le sottili piste sabbiose aperte al pubblico - ce ne sono infatti di interdette al di la' di una rete che circonda una vasta area intorno alla formazione rocciosa -. Per la notte optiamo per la piazzola numero 20 situata alla base delle pendici occidentali di Spitzkoppe. Verso ovest si stende all'infinito la piatta savana gialla mentre verso est contro il cielo privo di nubi si stagliano le forma morbide della montagna. Ne scaliamo le pareti di roccia ed aspettiamo l'ora del tramonto osservando i microcosmi nascosti su queste rocce e la savana che si stende sotto di noi; la stessa roccia si presenta ai nostri occhi incredibilmente simile a quella che forma Uluru e Kata Tyuta in Australia, con lo stesso colore arancio rossastro e le stessa ruvidezza che permette una facile arrampicata. In Australia ci siamo astenuti volentieri dal risalire le montagne sacre al popolo aborigeno ma qui, non avendo letto nulla circa la sacralita' del luogo, non resistiamo e ci lasciamo tentare da questa esperienza unica nel suo genere: camminare su rocce nude color rosso fuoco al sole morente da' un senso di liberta' assoluta e di primitivo piacere regalando alle nostre anime ricordi di nostalgica dolcezza. Le nostre ombre si allungano velocemente sulle ripide pareti che sovrastano la piazzola numero 20 e la piccola Nissan bianca che ci aspetta silente per l'ultima volta, per l'ultima notte.
Scendiamo e ci incamminiamo nella savana verso ovest. Quando ci giriamo le rocce del "Cervino" sono cosi' rosse che sembrano finte, il tramonto che segue sara' indimenticabile !

Sabato 26 Agosto
Partiamo molto presto questa mattina: nel pomeriggio ci aspetta il volo per l'Italia.
Lungo una delle ultime piste diveniamo spettatori di una scena eccezionale nella sua semplicita': un attimo dopo chiudiamo gli occhi e decidiamo che questa e' l'ultima immagine che vogliamo portare a casa di questo viaggio, di questo popolo, di questa gente.
La pista polverosa. L'erba gialla che si perde all'infinito. Un gruppetto di acacie spinose. Un ragazzo dalla pelle nerissima che cammina verso la pista, che ci sorride, che solleva alta la mano per salutarci.
Due lacrime ci inumidiscono gli occhi. Una e' di nostalgia per cio' che stiamo lasciando. L'altra e' di felicita' per tutti i nuovi meravigliosi ricordi che abbiamo dentro e che l'Afriva ancora una volta ci ha saputo regalare ....
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