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Martedi' 1 Agosto
Nell'immensa notte una piccola sveglia suona: usciamo dalla nostra calda tenda e scopriamo che fa ancora piu' freddo di ieri sera. Colazione intirizzita mentre il sole tenta di superare la spessa cortina di nubi a levante.
Prima di partire ci addentriamo a piedi sulla crosta arida e grigiastra del pan che scricchiola allegramente sotti i nostri passi. Mentre procediamo osserviamo le nostre ombre che si allungano a dismisura davanti a noi; il sole, infatti, e' finalmente giunto a pennellare di morbida luce questo mondo solitario; il silenzio e' ancora perfetto. Non ci sono uccelli o altri animali poiche' non troverebbero acqua qui. Solo un grosso uccello, o almeno tale ci e' sembrato, e' venuto durante la notte a farci visita: ci siamo svegliati di soprassalto quando e' atterrato sul tetto della tenda e siamo rimasti muti con gli occhi sbarrati nel buio ad ascoltare il suo becco duro tamburellare sulla tela impermeabile tesa sopra le nostre teste. A dire il vero non capivamo di che cosa diamine si trattasse ... finche', dopo pochi minuti, ha iniziato a sbattere le ali e si e' immediatamente alzato in volo !
Prepariamo dunque il fuoristrada e ci mettiamo in marcia, le giacche a vento ancora strette addosso. Torniamo in breve sulla pista abbandonata ieri sera sul terreno bruciato e subito il colore dominante torna ad essere il marron. Ben presto comunque tornano i cespugli e l'erba gialla: qui l'inferno delle fiamme non e' arrivato. Un'ora di marcia e siamo di nuovo sulla pista a due corsie che chiamiamo scherzosamente "l'autostrada" ! Questa ci conduce verso sud-est, passando accanto ad alcuni villaggi di capanne sparse. Presso uno di questi ci fermiamo e lasciamo il tempo ai timidi abitanti di prendere coraggio e venire verso di noi. Finalmete si avvicinano imbarazzate alcune donne, avvolte in colorate coperte di lana: sorridono e ci mostrano alcuni oggetti artigianali davvero curiosi. Un grande uovo di struzzo decorato con disegni infantili, bracciali e collane di perline bianche e nere ricavate sempre dal guscio di uova di struzzo. Le perline sono perfette, quasi tutte grandi uguali, forate nel centro con strumenti rudimentali e con una pazienza infinita ! Compriamo una collana composta da quattro fili di perline intrecciati fra loro, un capolavoro dall'odore acre e persistente che ci seguira' per tutto il viaggio !

Proseguiamo la pista e ci fermiamo spesso per osservare il cielo che oggi e' magnifico: enormi batuffoli di candido cotone galleggiano in un blu impressionante e l'aria fresca rende tutto talmente nitido e vicino che sembra di poter toccare con un dito queste nuvole !
Ci fermiamo anche per fotografare un curioso cartello stradale che intima di non superare i sessanta km orari ... e come sarebbe mai possibile ? Il fondo sabbioso e le cunette durissime sotto le gomme ci impongono velocita' assai piu' ridotte ! Queste cunette sono le discariche delle tane degli "xero del Sudafrica", grossi scoiattoli che pare si divertano un mondo a scavare le loro case proprio nella sabbia ai lati delle piste: la sabbia buttata fuori si deposita in piccoli mucchietti che si compattano sotto le gomme delle poche auto che di qui transitano e diventano duri come sassi !
Ma e' anche un altro il motivo per cui procediamo lentamente: gli "uccellini giocherelloni" ! Da queste parti, infatti, vivono piccoli uccelletti con una singolare passione: al passaggio di un'automobile, si lanciano davanti al muso della stessa, piu' o meno all'altezza dei fanali, e mantenendosi sempre a circa due metri di distanza, svolazzano come forsennati in una sorta di prova di coraggio finche' non decidono che il gioco e' durato abbastanza e allora virano repentinamente a destra o a sinistra uscendo immediatamente dalla nostra vista ! Ce ne sono talmente tanti che si danno il cambio in questo gioco strampalato che andare forte sarebbe un vero attentato alla loro incolumita'. Non li dimenticheremo mai ... mai vista una cosa simile !
Ci fermiamo a meta' giornata per un pranzetto a bordo pista, non prima di aver riempito il fuoristrada di legna: in questa zona ci sono molte acacie e ci sono parecchi rami o addirittura interi alberi a terra, secchi e pronti per essere raccolti. Il fuoco sara' un amico fondamentale durante il nostro soggiorno in Botswana, ci terra' compagnia nelle serate solitarie, terra' lontane le fiere, dara' vita a tutta un'altra atmosfera e, come abbiamo detto la prima volta che l'abbiamo acceso, anche a tutta un'altra temperatura !!
Nel pomeriggio la pista diventa, se possibile, ancora piu' bella: in taluni punti risulta come scavata nell'immensa pianura ricoperta di rigogliosa erba gialla, tanto che per godere del panorama si deve risalire il fianco sabbioso della sede stradale. Da qui sopra il nostro sguardo si perde all'infinito e mentre un vento fresco ci scompiglia i capelli, osserviamo l'effetto sorprendente di questo sull'erba. E' come se un'enorme mano trasparente accarezzasse il manto erboso dando luogo ad un'onda dolce e suadente che staremmo ore a guardare. E invece torniamo in auto, la meta e' ancora lontana e non abbiamo ancora preso la mano con le distanze ed i tempi di percorrenza !
E' infatti solo nel tardo pomeriggio che il nostro fedele gps ci segnala che siamo sulla pista che ci porta dritti all'ingresso del parco Mabuasehube. Questa riserva copre una superficie di circa 1800 km quadrati e si sviluppa attorno a tre sistemi di saline fra le quali si trovano splendide dune di sabbia rossissima: lo stesso nome del parco significa, nel gergo locale, "terra rossa".
Nella giornata di oggi abbiamo percorso qualcosa come 240 km e non abbiamo incontrato nessuno lungo le piste. Ci domandiamo dunque che cosa troveremo nel punto che il gps ci segnala come "gate" del parco. Siamo in mezzo alla savana, isolati dal resto del mondo, nessun grosso paese o citta' nel giro di centinaia di km, nessuno per strada ... sembra improbabile che ci possa essere qualcuno proprio qui. Ed invece, ecco una delle sorprendenti rivelazioni di questo paese ! In fondo alla pista c'e una grande costruzione di legno e cemento che, anche se si mimetizzata bene nel paesaggio, ci lascia senza parole. Quando poi giungiamo alla sbarra chiusa che impedisce l'ingresso alla riserva e ci viene incontro un sorridente donnone nero in divisa color cachi delle guardie del parco, le nostre bocche si spalancano. E quando infine ci accomodiamo nel pulito ufficio e sul bancone spunta un enorme registro dove sono ordinatamente annotati tutti i turisti che negli ultimi mesi sono entrati ed usciti dal parco, la nostra sorpresa e' ormai del tutto evidente sui nostri volti ! Il donnone ci chiede la prenotazione e noi le mostriamo i fogli rosa che la Travel Wild ci ha spedito a casa due mesi fa: segue un minuzioso controllo, il regolare pagamento per due notti all'interno del parco, l'emissione della ricevuta, la consegna della mappa della riserva con la spiegazione su come muoversi al suo interno e su dove trovare le piazzole di campeggio ed un caloroso saluto mentre la
sbarra finalmente si alza di fronte al muso scalpitante del Nissan ! Siamo dentro al nostro primo parco in Botswana !!
La nostra piazzola si trova a poche centinaia di metri dal gate: quando arriviamo abbiamo giusto il tempo di prepararci per la notte e subito calano le tenebre. Accendiamo il fuoco sulla base di cemento designata unicamente a tale scopo, prepariamo qualcosa per cena, poi stiamo qualche minuto ancora ad assaporare il fresco silenzio della natura prima di ritirarci.
Mercoledi' 2 Agosto
Sveglia poco prima delle sette, accensione del fuoco, colazione. Alcuni uccellini tondi come palline da tennis e con il petto rosso vengono vicino al nostro accampamento e svolazzano curiosi fra i rametti dei cespugli. Sono loro a darci il buongiorno oggi !
Ci addentriamo dunque nel parco che non e' recintato, come del resto tutti i parchi in Botswana, per cui gli animali possono tranquillamente andare e venire senza trovare ostacoli di sorta: le saline di quest'area rappresenta per loro una fonte indispensabile di sali minerali. Il terreno si alza in dune di sabbia rossa che si elevano sulla onnipresente savana e le piste che seguiamo ci portano ora in alto a seguire il loro profilo, ora in basso a seguire il perimetro delle depressioni saline. I pochi incontri ci emozionano: un orice con una delle due lunghe ed affilate corna troncata ed un raficero campestre che anziche' fuggire come un razzo alla nostra vista si sdraia a dieci metri da noi a ruminare beatamente.
Il cielo e' completamente coperto e soffia ancora il vento gelido proveniente da sud. Con il passar delle ore, pero', le nuvole si disgregano lasciando sopra le nostre teste un fantastico cielo blu. Durante una sosta per ammirare il panorama di una salina dall'alto, ci accorgiamo della presenza di due uccelli molto diversi fra loro che dondolano seguendo i movimenti dei rami mossi dal vento. Sono vicini e non si disturbano affatto: restiamo ammaliati ad osservarli per un quarto d'ora con i binocoli: uno dei due e' un goffo tucano con un grande becco giallo ricurvo mentre l'altro e' coloratissimo, tondo ed all'apparenza morbidissimo: lo soprannominiamo "uccellino della pace" per i colori di cui si veste !
Continuiamo ad esplorare il parco e nel primo pomeriggio giungiamo alla nostra piazzola: si trova in una splendida posizione con la vista proprio sul pan Mabuasehube, ovvero quello che da' il nome all'intero parco. Un'enorme distesa gialla e rosa che accoglie numerosi gruppetti di struzzi, gnu, orici e springbok !
Appena giunti, ancor prima di scendere dall'auto, ci sentiamo osservati. Sul limitare della zona sabbiosa rialzata che rappresenta la nostra piazzola, notiamo una ventina di animaletti alti poco piu' di due spanne, color nocciola, ritti sulle zampette posteriori ed immobili che ci guardano con occhietti sgranati: si staranno domandando chi puo' essere a disturbare ed invadere il loro territorio ! Sono dei bellissimi e dolci xero del Sudafrica, gli stessi scoiattoloni che costruiscono le loro tane sulle piste: finalmente li vediamo questi ingegneri del sottosuolo ! Per timore di spaventarli scendiamo lentamente dall'auto senza sbattere gli sportelli poi ci sediamo a terra sperando di incoraggiarli ad avvicinarsi un po' e poterli cosi' meglio fotografare .... paura quelli ?? Ma quando mai ?? Fanno i primi passi timidamente, poi si avvicinano un poco piu' decisi scambiandosi continui richiami, quindi si lanciano letteralmente su di noi, ci danzano intorno, allungano le loro manine, danno morsicotti alle nostre dita con una confidenza ormai assodata ! Siamo stupiti e divertiti, mai ci saremmo aspettati tale accoglienza !

Preparando il pranzo, a base di piadina e formaggio, gli xero continuano a ronzarci intorno tenendoci grande compagnia. Per appropriarsi di qualche pezzettino di piadina arrivano perfino ad arrampicarsi sulle nostre gambe per accedere al piano del tavolo, insomma, tutt'altro che timidi questi scoiattoloni !
Lentamente si uniscono alla compagnia dei simpatici tucani, curiosi di capire se c'e' qualcosa anche per loro ! Ce ne sono di due tipi: alcuni sono piu' grandi, meno timidi, col piumaggio scuro puntellato di bianco, le code lunghe che li impacciano leggermente quando saltellano a terra. Gli altri sono piu' silenziosi, educati, piu' piccoli ma piu' rotondi degli altri, col piumaggio grigio puntellato di bianco.
Assistiamo ad una scenetta degna di un cartone animato: uno xero si sgranocchia beato il suo pezzo di piadina quando improvvisamente atterra a pochi centimetri un tucano scuro. Questo, del tutto indifferente e senza guardare lo xero, lentamente gli si avvicina con un'aria ingenua come se dovesse guarda il caso proprio proprio passare di li': lo xero, senza smettere di mordicchiare la piadina e con i baffetti tremolanti , lo guarda a meta' fra il preoccupato e l'implorevole ( .... non vorrai rubarmi il pasto, vero ? ... vero ???!....). Un istante solo ... e il tucano con un abile balzo si impossessa di un pezzo di piadina ! Ora lo xero si volta di nuovo verso di noi: rassegnato continua imperterrito a sgranocchiare il suo pezzetto decisamente piu' piccolo di piadina, mentre il tucano si ferma giusto il tempo per farsi immortalare dalla mia macchina fotografica con la sua conquista nel becco, poi vola via soddisfatto !
Ad un certo punto, mentre Taddy schiaccia un pisolino in amaca, io decido di sistemare le stoviglie ... ma mi sento osservata. Questa sensazione non e' proprio piacevole in mezzo ad una savana selvaggia, per cui mi immobilizzo con tutti i sensi all'erta ed inizio a scrutarmi attorno: l'aria e' immobile da quando il vento ha smesso di soffiare, l'atmosfera e' come sospesa, nulla si muove, anche gli xero e gli uccelli si sono ritirati dopo l'inaspettato pasto. Gli altri animali sul pan sono troppo distanti per poter udire i loro movimenti e qui intorno c'e' solo silenzio. Trattengo anche il mio respiro, pronta a gettarmi dentro lo sportello aperto del fuoristrada ... quando un lieve movimento a sinistra attira la mia attenzione: a terra, ad una distanza di non piu' di due metri, un tondo tucano grigio se ne sta fermo a guardarmi, curioso, non in cerca di cibo, semplicemente mi osserva. Sorrido sollevata e riprendo a riordinare le stoviglie: il tucano segue ogni mio gesto con un lieve e dolcissimo movimento della testolina col suo lungo becco giallo ricurvo !
Nel pomeriggio si avvicina alla nostra postazione una jeep: a bordo c'e' un ranger che ci saluta, si informa se va tutto bene e poi ci dice che questa notte saremo gli unici turisti dentro al parco !!!
Verso le quattro risaliamo in auto e torniamo sulle piste in cerca di animali ma non facciamo avvistamenti. Tornati giusti in tempo per un fantastico tramonto sul pan, sistemiamo ogni cosa per la notte e ceniamo.
Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia
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