|
Pagina 4 di 12
Giovedi' 3 Agosto
Sveglia anche oggi alle sette: il cielo e' completamente sereno. Alle otto siamo al gate, firmiamo il librone delle uscite e salutiamo questo bel parco. Negli ultimi anni pochissimi italiani sono transitati di qua.
La pista e' sabbiosa e larga, con due corsie, filiamo a 40/60 km orari. Deviamo verso est; prima breve pausa per rifornirci di legna (che si puo' raccogliere solo fuori dai parchi), seconda breve pausa per fare colazione, terza breve pausa per salutare due jeep di sudafricani che procedono in senso opposto al nostro e che ci salutano con un sublime "... enjoy Africa !!".
A meta' mattina, dopo aver superato una zona pianeggiante ricoperta di secchi cespugli color rame sullo sfondo grigio della terra, all'improvviso la pista peggiora rallentando di parecchio la nostra velocita'. Ci sono infatti infinite serie di cunette alternate a dossi che trasformano l'abitacolo del pick-up in qualcosa di piu' simile ad un cavallo impegnato in un pazzo rodeo: ci mancano solo una musichina country ed un cappello sventolato per aria e siamo a posto !! La pista inizia poi a salire ed il fondo sabbioso costellato di profonde impronte di zoccoli bovini rallenta ulteriormente la nostra andatura. Quando giungiamo sull'asfalto a livello di un villaggio non segnato sulla nostra mappa, tiriamo un sospiro di sollievo ed i nostri orologi segnano gia' le 12 e 30.
L'asfalto ci porta a Khakhea che superiamo senza fermarci. Proseguiamo verso Sekoma, dove secondo la nostra mappa dovrebbe esserci un benzinaio. Non trovandolo, chiediamo informazioni ad un uomo alla guida di un camion per il trasporto del carburante fermo ad un incrocio. Questi ci dice che qui non ci sono distributori e va a chiedere ad altre persone dov'e' quello piu' vicino. Scende e si avvicina, seguito da me, ad una fila di capanne di lamiera dove alcune persone stanno, apparentemente senza nulla da fare, a fumare e a guardarsi intorno. La loro risposta e' che a Juaneng c'e' un benzinaio, 86 km verso est da qui. Noi dovremmo trovare ed imboccare una pista che da qui vicino si diriga direttamente verso nord, per poter raggiungere prima del buio la riserva di Kutse; non essendo condizionati alla benzina avremmo deciso di posticipare il rifornimento e domandiamo alle persone se conoscono la pista che interessa a noi. Ci rispondono che la zona appartiene ad un altro distretto e che loro non ne sanno nulla, il tutto fra mille sorrisi e mille "thank you" detti da loro a noi !!
Non abbiamo alternative ed il tempo stringe, cosi' riprendiamo l'asfalto in direzione est: siamo di nuovo sulla Trans Kalahari Highway, asfaltata solo di recente e lungo la quale camminano e pascolano molti cavalli, asini e mucche. A Juaneng facciamo il pieno, compriamo farina e succhi di frutta, chiediamo informazioni sulla pista che dobbiamo imboccare e ripartiamo. In breve troviamo la nostra pista e la imbocchiamo, direzione nord. Corriamo alla destra del recinto che delimita l'area di una compagnia di estrazione dei diamanti - una delle maggiori fonti di guadagno nell'economia del paese - quindi al primo incrocio pieghiamo a ovest, correndo ora su una larga e polverosa ghiaiata chiusa fra due recinti. Un'ultima piega verso nord e siamo di nuovo sull'asfalto, non segnato sulla nostra mappa, che unisce Letlhakeng a Takatokwane. Giunti al primo paese, facciamo nuovamente benzina poi ci lanciamo sulla pista che si dirige dritta alla Kutse Game Reserve.
Letlhakeng, come tutti i piu' grossi villaggi del Botswana, unisce in un abbraccio fraterno tradizionali capanne circolari di fango e modeste palazzine di cemento, basse e colorate. Una partita di pallone ha richiamato gran parte della popolazione cosi' che questo villaggio ci appare particolarmente animato.
Torniamo ad avvolgerci nel silenzio della natura e mentre procediamo verso ovest assistiamo ad uno spettacolo unico. Alle nostre spalle il blu del cielo si pennella di uno splendido violetto, mentre davanti a noi la cintura di cielo sopra all'orizzonte s'infiamma. Passano i minuti e pare di osservare un immenso incendio avanzare verso di noi; molto lentamente, poi, le fiamme si abbassano, l'incendio perisce ed al suo posto prende il sopravvento il blu intenso prima, ed il nero profondo poi, di un'altra grande notte africana.
La pista e' lunga un centinaio di km ed il buio rende lento il procedere; arriveremo solo intorno alle 19 al cancello chiuso del lodge che porta lo stesso nome della riserva qui vicino. Due ragazzi vengono subito ad accoglierci e con loro ci accordiamo sui prezzi: 50 pula (la moneta locale che significa "pioggia") per dormire nella nostra tenda, 75 pula a testa per la cena, 20 pula per la colazione ed altri 20 pula per la doccia, domani mattina. Entriamo nel giardino del lodge, che nell'oscurita' si presenta come una grande ombra scura rallegrata da faretti sparsi a terra e sulle pareti. In brevissimo tempo siamo pronti per la cena: siamo gli unici ospiti questa sera. Mangiamo di gusto carne di manzo, patate arrosto e zucca bollita.
Venerdi' 4 Agosto
Al freddo pungente della mattina rispondiamo con una stupefacente doccia calda bollente nel bagno di uno dei bungalow (veramente belli, sia dentro che fuori !). Ne usciamo rinati ! Colazione all'aperto sul bordo della piscina, giro per scattare alcune foto ricordo, saldo del conto quindi partenza. Dopo un tentativo - fallito - di acquistare legna presso un minuscolo villaggio (gli uomini l'avevano finita e non avevano alcuna voglia di andare a cercarne per noi !!) ci dirigiamo verso il gate della riserva fermandoci tre volte a raccogliere legna con la nostra accetta: l'antica arte dell'arrangiarsi torna utile anche qui ! Con il pick-up pieno di rametti e radici secche, entriamo nel Kutse. Paghiamo circa 40 euro per la prossima notte all'interno del parco. Quasi subito incrociamo una jeep, poi piu' nulla fino alla piazzola KH20, dove un vero e proprio accampamento di sudafricani ci coglie alla sprovvista: 8 tende a terra, 3 jeep e filo per stendere il bucato ! Stanno qui tre giorni per dirigersi poi a nord, verso il Central Kalahari dove invece noi siamo diretti domani mattina. Ci indicano sulla mappa la pozza d'acqua dove oggi hanno avvistato due grossi leoni: e' poco distante cosi' decidiamo di andarci subito. Ovviamente quando arriviamo noi il posto e' deserto ! Lungo la stessa pista incontriamo un'altra pozza dove scorazzano alcuni splendidi orici dal portamento fiero.
Proseguiamo la pista e ci fermiamo a pranzare in una piazzola, null'altro che uno spiazzo rotondo rubato alla savana che qui intorno si presenta come una distesa di altissima erba gialla. Ci sentiamo in effetti un po' chiusi qui dentro, senza panorama e con l'idea di vedere in ogni istante sbucare un felino affamato dall'erba alta, ma lungo la pista non ci si puo' fermare senza bloccare la strada a qualche altra jeep. Il pranzo sara' veloce !
Arriviamo nel tardo pomeriggio alla nostra piazzola che si trova in posizione sopraelevata sul pan asciutto. Orici, struzzi e springbok, ma niente leoni. Anche per tutto il pomeriggio, scorazzando sulle piste della riserva, abbiamo sperato di avvistare qualche felino, senza successo.
La temperatura e' decisamente piu' mite degli ultimi giorni e ci godiamo il bel fuoco prima di ritirarci.
Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia
|