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Botswana - Natura selvaggia, popoli e animali |
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Scritto da Taddy e Gloria
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Sabato 5 Agosto
Al mattino diamo un'ultima occhiata al pan, niente leoni: possiamo partire. Oggi attraverseremo il Kalahari, una delle zone piu' inospitali e deserte del Botswana, una distesa di sabbie antichissime coperte di vegetazione. E' in assoluto l'area protetta piu' vasta di tutto il continente africano e copre la ragguardevole superficie di quasi 53 mila km quadrati !
Il popolo dei San che abitava qui dice che di notte, nel Kalahari, si sentono cantare le stelle. E deve essere cosi' per forza, visto che il silenzio e' pressoche ' assoluto soprattutto nella stagione secca. Anche gli animali, infatti, preferiscono spostarsi verso nord dove aumenta la possibilita' per loro di trovare l'acqua. Uscendo dal Kutse, che fa comunque parte del piu' vasto parco del Cental Kalahari, un cartello di legno posto virtualmente sul suo confine cita: Xade 250 km. La traversata sud-nord ci impegnera' l'intera giornata, dall'alba al tramonto, con picchi di velocita' massima intorno ai 35-40 km orari. In taluni punti si abbassera' effettivamente fino a 20 km orari, specialmente negli ultimi 30 km a causa di cunette e dossi molto ravvicinati.
La vegetazione che ricopre la sabbia muta di aspetto di ora in ora: cambia l'altezza ed il numero delle acacie, dei cespugli arsi e spinosi, si attraversano immense praterie di sottili fili d'erba gialla piegati dal vento, si percorrono veri e propri filari di alberini dalle foglie sorprendentemente verdi che ricordano i nostri frutteti.
Incontriamo lungo la pista un minuscolo villaggio, chiuso in un recinto di fascine. All'interno giacciono alcune capanne di paglia e fango e sembra deserto. Dopo un paio di minuti, pero', notiamo un paio di teste sbucare da una capanna; sono due donne che vengono molto timidamente verso di noi. Con loro c'e' una bambina che sembra quasi spaventata. Noi siamo gentili, sorridiamo e cerchiamo di salutarli: questo basta a far sciogliere un poco la loro diffidenza ed iniziano lentamente a sorridere anche loro. Si avvicina alle nostre spalle un uomo, forse il capo del villaggio ormai ridotto forse a una o due famiglie: ha un'accetta in mano e ci chiede del latte. Noi abbiamo solo dello yogurt alla banana e loro lo accettano e scoppiano questa volta a ridere tutti quanti insieme all'idea di bere del latte alla banana, forse non hanno idea di cosa sia lo yogurt !!
Dopo questo villaggio non ne incontreremo altri, sebbene la nostra mappa ne indichi diversi nei pressi della pista e questo ci fa riflettere su un'amara realta'.Un tempo, questa era la terra dei boscimani, un fiero popolo di cacciatori e raccoglitori che ha vissuto qui per migliaia di anni, in equilibrio perfetto con la dura natura che rappresentava assolutamente tutto per ciascuno di loro. Poi e' arrivato l'uomo bianco e tutto e' andato lentamente sciupandosi. Sono nati i pascoli per il bestiame domestico, le riserve di diamanti, la caccia grossa ed indiscriminata che ha decimato gli animali che i boscimani cacciavano unicamente per il loro sostentamento, il bracconaggio. Per questi motivi il governo, con la scusa di tutelare la fauna selvatica, ha trasferito forzatamente interi villaggi verso il nord, soprattutto a Xade. Devono integrarsi, e' stato detto, e l'unica cosa che hanno ottenuto e' far diventare questi fieri uomini della savana servi dell'uomo bianco negli allevamenti dei coloni. Un'altra vergogna, un altro sopruso, un'altra prepotenza ai danni di un popolo che e' stato quasi cancellato.
Noi pero' abbiamo visto che qualcuno ancora resiste, nonostante le nuove leggi e persevera a vivere la propria vita nella propria terra a proprio modo !
Torniamo sulla pista: alcuni tratti con sabbia profonda vengono agilmente superati in seconda, per il resto e' quasi del tutto di terra battuta e corre in pianura anche se uno strano fenomeno allucinatorio la fa sembrare sempre in lieve salita. Siamo ad un'altezza di 1928 metri.
A circa 45 km dal gate, abbiamo un emozionante incontro con un leopardo !! Timidissimo felino, il leopardo e' assai difficile da scorgere in mezzo alla vegetazione che porta lo stesso suo colore, ma noi abbiamo avuto la fortuna di vederlo sulla pista ! Camminava tranquillo, dondolando i suoi fianchi maculati, quando si e' girato e ci ha visto, a circa una trentina di metri: allora e' scattato di lato, andando a nascondersi veloce sotto un'acacia. Ma per nostra fortuna si e' fermato li' alcuni istanti, seduto, a guardarci curioso: e' stato li' che l'abbiamo visto meglio con i binocoli, una visione affascinante !
Nonostante ci fermiamo pochissimo, arriviamo al gate di uscita solo 15 minuti prima della chiusura, quando ormai i ranger se ne sono andati dopo probabilmente un'intera giornata trascorsa a non vedere passare anima viva ! Per nostra fortuna sono accampati poco distanti e, vedendoci fermi li' ad aspettare, un ragazzone nero e' arrivato di corsa per farci firmare il registro, pagare per le prossime due notti ed aprirci la sbarra.
Domenica 6 Agosto
La temperatura e' tornata ad abbassarsi: al nostro risveglio abbiamo scoperto che la condensa all'interno della tenda si e' solidificata formando uno strato di ghiaccio !
Alle otto partiamo in direzione Letiahau ma il panorama e' piuttosto monotono. In prossimita' del Piper Pan ci si presentano due loop: lungo il primo notiamo enormi impronte di leone proprio sulla sabbia chiara della pista. Corriamo attorno ad un mare circolare di erba gialla, enormi termitai grigio chiaro simili a troni svettano sul terreno pianeggiante e splendidi alberi detti "ghost trees" (alberi fantasma) ci rallegrano la vista con i loro intrichi di rami dalla corteccia levigata e rossastra !
Lungo il secondo e piu' breve loop non avvistiamo nulla di particolare.
Torniamo sulla pista principale verso Letiahau, dove dopo aver incrociato una jeep che non si ferma neppure mezzo secondo per salutarci (viene spontaneo fermarsi e fare due chiacchiere con quei pochi esseri umani che si incontrano a queste latitudini ... ma probabilmente non e' cosi' per tutti !) incontriamo due dolcissime giraffe solitarie ! Chissa' cosa mangiano qui ? Non ci sono alberi alti, solo erba e cespuglietti bassi.
A meta' pomeriggio arriviamo a Lepobolobolo, ovvero il nostro campo di questa notte (CKL3). Si trova sotto un magico boschetto di alte acacie verdi che vediamo avvicinarsi nella savana come un miraggio; i raggi del sole calante penetrano fra i rami colorando di un giallo arancio l'erba a terra ed il gioco di luci ed ombre fanno di questo posto un luogo fatato. A renderlo poi ancor piu' magico, inizia dopo il tramonto un concerto impressionante di mille grilli (o qualcosa di simile !) che cantano all'unisono dando vita ad una colonna sonora senza eguali !
Lunedi' 7 Agosto
Con le dita ancora ghiacciate per aver lavato i piatti della cena, saliamo sulla jeep e partiamo sulla pista lasciata ieri sera. Incontriamo altri boschetti di acacie attraversando la vasta Deception Valley. Avvistiamo due sciacalli, uno strano e non identificato animaletto peloso impegnato a scavare con i lughi artigli affilati, un numeroso gruppo di gnu, molti springbok vicini alla psta.
Poi iniziano grosse buche tanto che in certi punti sono nate piste altrenative per evitare zone davvero disastrate.
Molte volte le nostre narici avvertono un odore acre e persistente: ci piace pensare che siano i leoni che marcano il loro territorio e ridiamo divertiti quando ci accorgiamo che abbiamo entrambi il viso fuori dal finestrino ad aspirare avidamente questo odore che per noi e' profumo ! Peccato non poterne portare a casa un po' ... il tempo affievolira' fino a far scomparire questo ricordo.
Sul finire del parco si giunge ad un desolato "ufficio turistico" con tanto di capanne chiuse e di tettoia sotto cui sono esposti i crani di alcuni degli erbivori che popolano questa regione oltre al bacino enorme di due giraffe e tre carapaci di tartarughe lunghi almeno 30 cm !
Dopo questo posto la pista si trasforma in un susseguirsi di dossi ampi e morbidi che trasformano l'auto in un motoscafo che solca le onde. Ci sono anche moltissimi alberini in questa zona tanto che si ha l'impressione di attraversare un bosco. All'improvviso eccoci davanti al gate di uscita dal parco, dove un ragazzone nero, solo ed abbandonato, ci fa firmare il solito registro. Proseguiamo per fermarci poco dopo per un pranzo frugale. Quando ripartiamo guadagnamo in pochi chilometri l'asfalto, dove fotografiamo con un certo orgoglio l'enorme cartello che indica che abbiamo portato a termine la traversata del mitico Central Kalahari !
Nel paese di Rakop facciamo benzina ad una spettacolare pompa a mano, roba d'altri tempi e d'altri mondi ! Dato che il serbatoio del nostro mezzo contiene benzina per quasi 800 km, la ragazza dal grande cappello di paglia come unica ombra fa una gran fatica. Decidiamo non senza divertimento di darle il cambio e lei accetta molto volentieri: e' veramente faticoso ... dopo pochi minuti abbiamo il fiatone ! Si raduna ben presto un folto gruppo di bambini incuriositi dallo strano spettacolo e il tutto finira' con qualche fotografia ed una bottiglietta di fresco succo di frutta !
Ne approfittiamo anche per acquistare qualcosa da mangiare e da bere nel piccolo negozio lungo la strada e poi riprendiamo il nostro peregrinare. Seguiamo ancora il nastro di asfalto e poi inbocchiamo la pista che ci conduce sul far della sera al Xwaraga Campsite, adiacente al Leroo-La-Tau Safari Lodge. Lungo l'ultimo tratto della stretta pista chiusa fra gli alberi, facciamo un incontro sensazionale: una donna tutta vestita di sgargianti colori che porta in bilico sulla testa un'enorme fascina di legna. Noi ci fermiamo, lei si ferma, iniziamo a "dialogare" come solo fra persone che non hanno nessuna lingua in comune puo' avvenire e a forza di gesti e di risate riusciamo a donarle un pacchetto di farina che le da' una gioia immensa: la guardiamo allontanarsi mentre continua a ridere come una matta finche' non sparisce fra gli alberi !
Al lodge non ci prendono neppure per la cena: sono pieni pieni. Cosi', dopo aver occupato una piazzola all'adiacente campsite, ci concediamo una doccia alle rustiche toilette e poi andiamo comunque a fare un giro nel lodge. La cosa incredibile di questo posto e' che, una volta entrati nel ristorante, dove gia' una lunga tavolata attende gli ospiti (ma non noi, sigh !) ci si para davanti una grande vetrata, oltre alla quale c'e' un terrazzo erboso ed oltre a questo .... una scena indimenticabile che sembra quasi finta tanto e' incredibile ! La terrazza erbosa si affaccia su una valletta scavata dal fiume Boteti, di questa stagione quasi secco, che e' piena all'inverosimile di moltissimi animali diversi ! Vediamo zebre, gnu, elefanti, antilopi tutti impegnati in un girovagare eccitato dal fresco che sta finalmente rendendo piu' vivibile l'atmosfera. E' quasi l'imbrunire, infatti, e tutti gli animali si danno appuntamento alle poche pozze per rinfrescarsi e bere. Dato che qui sotto al lodge c'e' una grande pozza, ovviamente perennemente alimentata in modo artificiale per la gioia dei turisti che decidono di venire a soggiornare qui, il numero di animali e' veramente notevole ... tanto che all'inizio ci sembra una specie di zoo. In realta' capiamo che non e' cosi' parlando con i ragazzi del bar del campsite, dove ci beviamo dell'ottimo sidro di mele di origine sudafricana (Savannah dry) ed impariamo molte cose. Fra queste, una in particolare ci fa morir dal ridere: noi chiediamo se durante la notte gli animali si avvicinano alle piazzole del campeggio e la loro risposta, dato che non esiste recinzione di sorta a proteggere il lodge o il campsite, e' ovviamente "Si'". Quando poi chiediamo se si avvicinano anche i leoni, la loro risposta e': "Mah, di solito i leoni preferiscono il lodge"... hai capito, si trattano bene, eh ?!! Scherzi a parte, la vicinanza della fauna selvatica non va sottovalutata, basti pensare che gli stessi ragazzi del campeggio ti consigliano, se devi spostarti dopo il calar del sole fra la piazzola dove dormi ed il bar (distante non piu' di cento metri) di utilizzare l'automobile e di non andare assolutamente a piedi ! Ma, dall'altra parte, non deve neppure terrorizzare: basta seguire alcune regole dettate dal buon senso in nome del rispetto e nulla di male capita ad uomini ed animali, che in definitiva possono convivere tranquillamente sullo stesso territorio, in barba alle tante leggende metropolitane che sempre piu' spesso girano fra noi uomini di citta' e di paesi troppo civilizzati.
Questa sera andiamo a dormire con un suono tutto nuovo che riempie l'aria, quello delle zebre, che emettono una specie di raglio acutissimo che rimbalza sulle pareti del canyon terroso scavato proprio qui sotto dal Boteti.
Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia
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