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Sabato 12 Agosto
Ci alziamo con comodo e dopo colazione ci facciamo chiamare un taxi dalla scorbutica ragazza alla reception. Arriva Ken, un ragazzone nero che non sembra invadente e che anzi quando stiamo attraversando un ponte si accosta per farci scendere: sotto di noi c'e' un ben nutrito gruppo di elefanti che fa il bagnetto ! Che visione sublime, che spettacolo poter osservare gli animali nel loro ambiente. Non ci stancheremo mai di scene come questa ! Di nuovo sul taxi chiediamo a Ken se e' vero che all'ingresso del parco delle cascate accettano solo dollari americani e lui risponde che non possono non accettare la moneta locale perche' sarebbe illegale un comportamento del genere. In mezz'ora arriviamo al parcheggio dove molti banchetti espongono splendidi campioni di artigianato zambese. Ci soffermeremo piu' tardi, ora la nostra attenzione e' rivolta tutta allo spettacolo naturale delle cascate Victoria ! In biglietteria entra prima Ken che esce soddisfatto: accetteranno moneta locale ! Paghiamo dunque 36000 quecia a testa ed entriamo, dopo esserci messi daccordo con Ken che tornera' a prenderci tra 2 ore e mezzo.
Le nostre gambe iniziano a muoversi su di un sentiero in mezzo agli alberi, fa fresco e anche se ci sono molte zanzare noi stiamo bene, finalmente in un ambiente che ci e' congeniale e che non sentiamo ostile. Il sentiero che seguiamo ora si mantiene alto e quasi subito ci propone la statua rossastra che raffigura proprio Livingstone, il primo europeo a capitare da queste parti molto tempo fa. Il fragore alle nostre spalle ci ricorda che non siamo qui per una statua e ci attira come una calamita. Proseguiamo dunque il sentiero e finalmente il bosco si apre su qualcosa di incredibile. Una larga spaccatura profonda 108 metri sconvolge il panorama piatto che da giorni ormai siamo abituati a conoscere; in essa si getta con incalcolabile potenza l'acqua del fiume Zambesi, giunta qui dopo aver percorso centinaia di chilometri e dopo essere nato in Zambia vicino a Mwinilunga. Il salto si trova sul preciso confine fra due stati, lo Zambia e lo Zimbabwe; sebbene molte persone preferiscano la vista frontale sulle cascate dallo Zimbabwe, noi abbiamo preferito godere di una vista laterale e piu' alta, qui dallo Zambia. Le cascate sono molto estese - 1,7 chilometri - e noi riusciamo a vederne solo la porzione orientale ma vi garantisco che lo spettacolo e' magistrale ! Inoltre, se sul versante dello Zimbabwe che stiamo osservando ora ci sono diverse costruzioni che stonano assai con lo spettacolo selvaggio della cascata, qui in Zambia siamo dentro ad un parco che dunque e' rimasto vergine e percorso solamente da sottili sentieri di terra o ciotoli. C'e' anche un piccolo ponte di ferro sul quale bisogna fare attenzione perche' la nebbia di goccioline che si alza dal fondo della spaccatura e che permane senza sosta sulle cascate ne rende scivolosa la superficie; bisogna anche proteggere il materiale fotografico in sacchetti impermeabili ! Il cammino ci porta verso una seconda spaccatura perpendicolare alla precedente e che rappresenta il vero confine fra i due stati; qui le acque turbinose del fiume si incanalano per poi allontanarsi dopo essersi vorticosamente rimescolate in un enorme calderone spumeggiante che si trova proprio sotto di noi e sul quale si gode un'impareggiabile veduta alla fine del sentiero.
Torniamo indietro fino all'incrocio con un secondo sentiero che ci conduce questa volta in basso fino al fiume che si forma raccogliendo le migliaia di litri d'acqua che sono appena giunti qui dopo l'incredibile salto: si procede fra l'alta vegetazione e qualche palma e dobbiamo fare molta attenzione verso la fine poiche' si cammina su pietre bagnate, scivolose e levigatissime per il passaggio di molti visitatori. Il sentiero si apre su un'ansa a gomito del fiume che si dirige decisamente verso est; nel punto dove il fiume compie questo repentino cambio di direzione c'e' un violentissimo gorgo dove l'acqua spumeggia e ribolle, schiantandosi sulle rocce nerissime su cui stiamo lunghi momenti seduti, assorti nella contemplazione di tanta selvaggia violenza.
Due ore passano in fretta e a malincuore voltiamo le spalle a questo spettacolo unico per tornare al parcheggio. Mentre aspettiamo Ken ci avventuriamo in una serrata contrattazione con un ragazzo molto battagliero: alla fine portaremo con noi sul taxi una bellissima maschera di legno che raffigura un viso umano nero sovrastato da un piccolo muso di elefante con le sue due zannine bianchissime.
Felici e con ancora il sibilo del fragore nelle orecchie torniamo con Ken verso Livingstone.
Ci teniamo a darvi alcuni consigli. Nei lodge troverete dei cartelli che sconsigliano di recarsi a piedi verso Livingstone o verso le Victoria Falls; credendo in una delle solite esagerazioni per turisti, abbiamo chiesto a Ken il quale ci ha spiegato che e' proprio pericoloso per via di numerosi scippatori pronti ad approfittare dei turisti ed anche per via degli elefanti che potrebbero spaventarsi vedendo gente a piedi lungo il loro percorso. Dunque scegliete sempre un taxi o la vostra auto per spostarvi lungo questa strada !
Altro consiglio: diffidate delle persone che vi propongono escursioni con punti panoramici spettacolari sulle cascate mostrandovi interi album di foto; finireste a varcare il confine con lo Zimbabwe in modo del tutto illegale !
Ancora, ricordate che il guadagno maggiore della gente della Zambia con i turisti e' rappresentato dal cambio fra moneta estera e moneta locale: fidatevi solo del tasso ufficiale applicato dalle banche e dagli uffici di cambio, qui chiamati Boureau De Change.
A Livingstone pranziamo all'Hippo's, ristorante rinomato e citato dalle guide, che ci accoglie con una grande sala fresca dal soffitto altissimo e con alle pareti paralumi di lamiera bianca a forma di animali.
Torniamo infine al nostro lodge dove ne approfittiamo per lavare gli indumenti e fare un poco di manutenzione al fuoristrada (controllo dell'olio, gonfiaggio delle gomme). Mentre siamo intenti in queste faccende rilassanti, udiamo rumori sospetti provenire dalla nostra sinistra, vicino alle costruzioni che accolgono i servici igienici. Curiosi e prudenti ci avviciniamo ... e scopriamo subito dietro la rete che circonda il lodge verso ovest un gruppo di grandi elefanti dalle orecchie svolazzanti nella calura pomeridiana ! Restiamo semi nascosti ad osservarli a lungo, mentre con le possenti proboscidi raccolgono grandi quantita' d'erba o strappano corteccia da poveri alberi che finiranno scorticati dopo il loro passaggio ! Non saremo mai piu' cosi' vicini a dei pachidermi e l'emozione e' palpabile; ci accorgiamo di trattenere anche il respiro nella speranza che non si accorgano di noi e che dunque restino qui il piu' a lungo possibile ! Ma poco dopo uno alla volta si allontanano con calma ed il silenzio che resta al loro posto si riempie delle nostre preghiere appena sussurrate: "ciao elefantini, che Dio vi protegga dai bracconieri". Se infatti in Botswana ed in Namibia il bracconaggio e' limitato e perseguito con forza, lo stesso non si puo' dire in Zambia, dove la maggiore poverta' o la maggiore mancanza di scrupoli conduce molti uomini a gesti ignobili nei confronti di creature indifese che non chiedono altro che di vivere in pace.
Domenica 13 Agosto
E' tempo di tornare in Botswana ! Ci mettiamo in moto prestino e percorriamo senza particolari problemi i 100 km che ci separano dal porto. Sostiamo brevemente a tre posti di blocco dove controllano ogni volta minuziosamente tutti i documenti che riempiono un'intera carpetta su cui campeggia in grande la scritta "Zambia"; ad uno di questi paghiamo il "car levi" per uscire dal paese evitando cosi' una seccatura in piu' nel girone dantesco. Che comunque ci attende sfregandosi le mani ! Ci timbrano i passaporti velocemente e varchiamo con il Nissan il cancello aperto che conduce all'imbarco. Ora dobbiamo pagare il biglietto del traghetto e qui ci attende un'altra lotta: accettano solo dollari, quecia o rand (moneta sudafricana) e la quota ammonta a 20 dollari. Ma noi abbiamo finito i dollari e possediamo solo pula ed euro ... a nulla vale la nostra spiegazione che l'euro e' meglio del dollaro in questo periodo, non vogliono sentir parlare di accettare queste banconote. Allora io provo con una tattica che mi viene del tutto spontanea: serro le labbra e punto fissi i miei occhi in quelli del tizio di cui vedo solo la testa dietro all'altissimo bancone, poi lentamente appoggio sul piano una banconota da 20 euro e ritiro la mano ma non distolgo lo sguardo finche' non lo distoglie lui, che a quel punto allunga la mano e fa sparire i soldi con un gesto furtivo. Che fatica ... ma per fortuna e' andata ! Un consiglio ? Portatevi sempre molti piu' dollari di quanti pensiate vi possano servire, in Africa non si puo' mai sapere !!
Sul piccolo traghetto un tizio ancora ci tedia cercando di venderci dei porta documenti plastificati e finalmente sbarchiamo. Avremmo voglia di scendere e baciare il terreno tanta e' la felicita' di essere tornati in Botswana ... e invece ci fanno pestare con le suole delle scarpe un orrendo tappetino puzzolente imbevuto di disinfettante al punto di controllo veterinario ! Poco importa, all'ufficio immigrazione ci timbrano di nuovo il passaporto e la grande scritta "Welcome to Botswana" non e' mai stata cosi' puntuale come in questa circostanza !
Ci rimettiamo subito in viaggio: meta di oggi il Chobe National Park. Situato all'estremo nord del paese, questo parco copre un'area di ben 10 mila km quadrati ed e' per estensione secondo solo alla Central Kalahari game reserve. L'ingresso si trova vicino alla fine della cittadina di Kasane ed al gate paghiamo 3 notti, una a Ilaha nel Chobe e due nel Savuti (che fa sempre parte del Chobe). Entriamo e percorriamo lentamente la pista sterrata che corre lungo il fiume che da' il nome al parco: c'e' molta acqua color blu intenso e la vita attorno ad essa ferve. Facoceri che brucano con le gambe anteriori ripiegate sotto al corpo, impala dai dolcissimi occhi, splendide femmine di kudu e poi giraffe che fanno capolino da dietro verdissimi cespugli, babbuini che giocano coi loro bellissimi scimmiotti e decine e decine di elefanti ! Ci fermiamo a contemplare gruppi inverosimili di pachidermi lungo la pista, lungo il fiume, dentro all'acqua, sulla riva di qua (Botswana) e sulla riva di la' (Namibia): alcuni gruppi si dirigono lentamente verso l'acqua ed altri gruppi si allontanano lentamente dall'acqua; quando si incrociano gli individui, del tutto indifferenti, si ignorano.

Mentre procediamo ci fermiamo spesso per fotografare o perche' ci troviamo davanti o di lato gruppetti di elefanti; gli adulti annusano l'aria con le loro lunghe proboscidi e se ritengono che si nasconda in noi qualcosa di minaccioso per l'incolumita' della famiglia, subito aprono gli enormi padiglioni auricolari, abbassono la pesante testa ed alzano una delle zampe anteriori come per caricare ... noi togliamo senz'altro il disturbo ! Vedere una cosi' numerosa fauna ci riscalda il cuore.
Giunge l'ora di raggiungere la postazione di questa notte, piazzola C14 ad Ilaha sulla riva del fiume; quando arriviamo sono le 17 ed il caldo e' ancora molto intenso, intorno a noi si sistemano diverse altre vetture ma mai troppo vicine a noi, per fortuna ! Dato che qui ci sono i servizi igienici ne aprofittiamo per lavarci, poi ci sistemiamo per la sera e per la notte ... non prima di aver sconvolto tutto quanto il nostro materiale dentro al pick-up per cercare una nuova amaca (poiche' quella vecchia si e' rotta con divertente volo per terra del povero Taddy !!), non prima di aver tirato tutto fuori un'altra volta per cercare i pantaloni di Taddy ... e non prima di aver tirato tutto fuori per la terza volta perche' nel frattempo avevamo smarrito gli accendini ! Stremati ma ridendo come matti accendiamo finalmente un bel fuoco, preludio di una nuova serata nella savana africana. Nel cielo pennellato di rosa in silenzio passa, seguendo dall'alto il corso del fiume, un gruppo di pellicani, disegnando un lungo bruco che serpeggia e si allontana.
Lunedi' 14 Agosto
Questa notte abbiamo avuto un bel caldino: il grande gelo del sud e' acqua passata ! Dopo colazione ripartiamo seguendo il Chobe River in direzione sud-ovest, ovvero verso il Savuti. Seguiamo per un lungo tratto le varie anse del fiume poi ci addentriamo in una bella valle laterale dai colori tenui e rilassanti: incontriamo molte zebre e molte giraffe fra gli alberi. Tornati al fiume avvistiamo alcuni grossi rapaci che volteggiano disegnando spirali ascendenti.
Usciti dal Chobe incontriamo lungo l'asfalto un posto di blocco: controllano che non abbiamo carne con noi poi ci salutano e noi ripartiamo prendendo subito a sinistra una larga ghiaiata piuttosto frequentata. Incontriamo diversi villaggi con tanti bimbi che ci chiedono "sweet"; in uno di questi villaggi ci fermiamo a comprare acqua e caramelle per i bimbi ed in un secondo villaggio ci fermiamo per fotografare un albero incredibile, mai visto prima, i rami carichi di grossi fiori arancioni dai petali gonfi come palloncini.
Superato l'ultimo villaggio la ghiaiata si trasforma improvvisamente in una sottile pista di profonda e soffice sabbia rossa, spettacolare da vedere ma insidiosa per i mezzi senza le marce ridotte. Corre piuttosto dritta fra la vegetazione ed il nostro Nissan sobbalza e rimbalza ma procede senza problemi. Incrociamo quattro vetture, poi ne vediamo una ferma in mezzo alla pista. Parcheggiamo un po' di lato il pick-up e ci avviciniamo per vedere cosa e' successo: si tratta di un paffuto ragazzo nero che guida una delle vetture delle escursioni organizzate di un lodge. Stava portando dal meccanico la vettura che aveva gia' dimostrato cedimenti nei giorni precedenti, quando improvvisamente, lungo quella pista, si era rotto il meccanismo che aziona le quattro ruote motrici. Tutto era andato bene finche' non aveva dovuto rallentare fino quasi a fermarsi per una macchina che aveva davanti, con l'effetto che non era piu' riuscito a ripartire, insabbiandosi miseramente. L'autista della vettura davanti non si era accorto di nulla e se n'era andato tranquillamente, lasciandolo a scancherare li' da solo. Insieme proviamo a spingere, a mettere legni sotto la ruota piu' sprofondata affinche' faccia presa, ad alzare tutto il treno posteriore con un crick a mano ... ma senza successo. La situazione e' complicata e due ruote motrici non sono sufficienti. Mentre cerchiamo di escogitare nuove tattiche si avvicina una terza auto e siamo tutti felici perche' qualcuno in piu' serve sempre ... ma quando ci rendiamo conto che l'autista anziche' fermarsi cerca di passare oltre superando sulla destra la vettura insabbiata, quando vediamo che la sua auto si inclina pericolosamente verso quella ferma per effetto del bordo di sabbia rialzato di lato alla pista, quando capiamo che l'autista e' costretto a fermarsi per non vedere l'auto ribaltarsi sull'altra ... dentro di noi ridiamo di gusto ! Benone ! Ora ci troviamo con due vetture bloccate in mezzo alla pista. Esce uno stizzito francese che continua a bofonchiare "...merd ... merd ..." e prende a girare attorno all'auto con fare disperato. Escono anche tre distinte signore, con grandi cappelli calati su candide capigliature e che sembrano molto divertite da questa avventura: finalmente succede qualcosa di interessante, sembrano pensare e si scambiano occhiate cariche di gioia. Noi ci avviciniamo e spieghiamo la situazione al francese, che pero' non sembra abbia molta voglia di ascoltarci e si avvia ad aprire il baule della sua auto, estraendone poco dopo una specie di scivolo a snodo di plastica dura da utilizzare in casi di insabbiamento. Lo appoggia a terra davanti alle sue ruote posteriori e si mette alla guida. Noi da dietro spingiamo ma i primi tentativi non danno esito, ma a forza di dai e dai riesce a muoversi e supera la vettura ancora miseramente insabbiata del ragazzo. Le tre donne applaudono ed il francese ancora incavolato per la perdita di tempo scende senza spegnere il motore e viene a recuperare il suo scivolo. Quando chiude il baule io e Taddy ci scambiamo un'occhiata in seguito alla quale ci avviciniamo minacciosi al francese: questa volta gli parliamo con voce non troppo gentile "Adesso ci aiutera' a spostare l'auto di quel ragazzo, vero ? Non possiamo mica lasciarlo li' ...". Lui guarda perplesso verso il ragazzo, che nel frattempo e' sparito da qualche parte, e sembra accorgersi per la prima volta che li' c'e' una vettura insabbiata: risponde con un "Certainement !" e va a spegnere il motore. Tutti insieme, anche le tre signore dai fluenti cappelli, spingiamo la vettura ... che tutto a un tratto prende a muoversi dapprima con riluttanza, quindi con resistenza ma poi sempre piu' liberamente finche' non parte decisa e sicura e con una scodata si allontana di circa dieci metri ! Esterrefatti dalla sorpresa gridiamo come matti e mentre i francesi ripartono in tutta fretta, il ragazzo paffuto ci invita sorridente a guardare cosa ha fatto: e' riuscito, non capiamo bene come, a collegare una terza ruota alle due motrici, di modo che ora il fuoristrada ha tre ruote motrici fisse ! Tutto felice ci dice: "Sono un bravo meccanico, vero ?". Lo salutiamo con grandi pacche sulle spalle e vederlo allontanarsi ci mette una gran gioia !
E' ora di ripartire. Lungo la pista che si fa sempre piu' sabbiosa incontriamo un bivio: il gps ci indica la sinistra. Poco dopo notiamo qualcosa di traverso sulla pista: si tratta di un albero crollato al suolo, probabile pasticcio di qualche elefante di passaggio ! Notiamo due sottili tracce di pneumatici sotto alle fronde degli alberi sulla sinistra e le seguiamo perfettamente stando attenti a non rompere il telo che ricopre il canopy che abbiamo sul tetto. Mentre siamo di nuovo in pista e stiamo per allontanarci notiamo dietro di noi una vettura ferma con un uomo che sta correndo verso di noi tutto trafelato: e' il francese di prima che ci domanda se quella su cui siamo ora e' la pista giusta per il Savuti. Si era sbagliato al bivio a quanto pare !! Ci rimettiamo in viaggio e nello specchietto retrovisore ci diverte un mondo guardare lo strano balletto del fuoristrada del francese che ci segue: sballottato a destra e a sinistra, in alto e in basso, sembra piu' un'attrazione da luna park che una vettura 4x4 impegnata in una pista africana ! Ci sembra di vedere le tre signore che si tengono strette i cappelli rimbalzando sui sedili e ridendo come matte ...
Al gate di ingresso al parco svolgiamo le solite veloci pratiche che ci permetteranno di restare due notti nel prossimo campeggio. I francesi invece discutono animatamente con i ragazzi del gate: ci sembra di capire che non hanno prenotato !
Dentro al Savuti ci sono, oltre al campeggio, alcuni lodge fra cui due di super lusso dove una notte costa 500 dollari a testa: noi siamo felici di dormire nella nostra tendina "on the roof" e non per motivi economici: il contatto con la natura circostante e' molto piu' entusiasmante che chiudersi in uno sterile bungalow in muratura che di naturale non ha proprio niente.
Il parco (che come tutti i parchi in Botswana non e' affatto recintato, permettendo una circolazione fluida e dinamica della fauna selvatica) ci accoglie subito con uno spettacolo bellissimo: tre elefanti enormi che bevono con movimenti lenti e studiati ad una pozza. Approposito di acqua, questa zona e' caratterizzata da uno strano fenomeno geologico tuttora in fase di studio, legato allo spostamento delle zolle tettoniche: qui scorre un fiume, chiamato Savuti Channel, che arriva fino al delta dell'Okavango e che si comporta in maniera assai anomala. A volte smette di scorrere per anni - fra il 1888 ed il 1957, fra il 1966 ed il 1967, fra il 1979 ed il 1995 - e durante questi periodi la fauna soffre enormemente la siccità, gli esemplari piu' forti riescono e migrare in zone piu' ricche d'acqua ma quelli piu' deboli muoiono. In altri periodi, invece, allaga completamente la regione che diventa un'enorme palude. Questo non sembra legato al flusso d'acqua di altri grossi fiumi della zona, per esempio il Chobe, perche' quando per esempio nel 1925 quest'ultimo era causa di una terrificante inondazione, queste zone erano assolutamente in secca. Pare invece che il fenomeno sia legato ad una impercettibile flessione della crosta terrestre dovuta alla struttura geologica instabile del sottosuolo ed ai frequenti microterremoti conseguenti.
Arriviamo al Savuti Camp Site con una bellissima luce: le piazzole, molto distanti fra loro, sono disposte attorno al blocco dei serivizi igienici sotto alti alberi; sul terreno grandi escrementi di elefanti ed alberi sradicati ci avvertono che qui siamo in territorio loro ! Decidiamo di fare una doccia ... ma quando fra i sassi che compongono il muro di cinta dei servizi igienici vediamo la testa di un cobra tutto sommato non ci sentiamo poi cosi' sporchi e facciamo rapidamente dietro-front al fuoristrada !
Mentre il cielo si infiamma per poi sprofondare in una limpida esplosione di stelle, noi ci perdiamo nelle fiamme giallo-rosse di un nuovo falo' ripensando alle avventure di questa giornata.
Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia
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