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Botswana - Natura selvaggia, popoli e animali PDF Stampa E-mail
Scritto da Taddy e Gloria   
Indice degli Articoli
Botswana - Natura selvaggia, popoli e animali
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Martedi' 15 Agosto
Taddy mette per primo il naso fuori dalla tende e le vede. Decide di non dirmi niente per non rovinarmi la sorpresa, scende ed accende il fuoco, mette l'acqua a scaldare per il caffe', lo sguardo rapito su qualcosa che gli fa correre un brivido lungo la schiena ma che e' anche bellissimo, dolce come il miele ed indimenticabile.
Finalmente anch'io metto la testa fuori dalla tenda e Taddy osserva sorridente la mia reazione. Sorpresa, incredulita' e subito dopo la voglia di andare a vedere da vicino. Scendo in fretta, faccio lentamente un giro attorno al pick-up e quando torno vicino a fuoco chiudo gli occhi per immaginare la scena.
Notte. Buio. Silenzio. In giro non c'e' anima viva, tutto il mondo dorme ... beh, non prorpio tutto il mondo: nel folto dalla vegetazione che circonda la piazzola brillano due occhi gialli. Il leone scivola fra i rami senza provocare neppure un fruscìo e si ritrova sotto le stelle: cosa sara' mai questo grosso animale che non odora ma che dorme ? Annusa l'aria col grande naso stringendo gli occhi: a dire il vero un odore c'e' ma e' di un qualche animale che non riconosce come sua preda. Senza togliere gli occhi dal grosso intruso gira attorno ad esso molto lentamente, guardingo e curioso. Poi si ferma un lungo attimo, scrolla la testa possente e si allontana di nuovo fra la vegetazione, di nuovo nel suo mondo, di nuovo fra gli odori appetitosi che conosce meglio e che gli mettono un certo appetito ...
Riapro gli occhi e mi siedo sulla sabbia accanto alle impronte fresche e nitide. Grazie leone per la tua visita: sei stato il benvenuto anche se non ci siamo accorti di te, silenzioso e curioso re della foresta !
Dopo colazione partiamo per visitare il parco e lasciamo quasi subito la pista principale per una appena accennata che scopriamo grazie al gps. Qui la savana e' bellissima, proprio quella dei documentari; il colore dominante e' ovviamente il giallo ma ogni tanto una verdissima chioma di acacia dona una macchia di colore nuovo. Ogni tanto scendiamo dall'auto e facciamo qualche passo scrutando il terreno: in questo modo scopriamo un microcosmo che altrimenti resterebbe del tutto invisibile; notiamo che una stessa piante puo' produrre minuscoli fiorellini rosa, bianchi e gialli e che le piantine che spargono nell'aria questo fantastico profumo di menta hanno bellissimi fiori sferici viola puntellati di bianco. Che regali ci fa la savana africana: avreste mai pensato di trovarvi il profumo della menta ?!
Alcuni tronchi di traverso sulla pista richiedono tutta la forza delle nostre braccia per essere spostati di lato.
La pista incrocia molto spesso singolari sentierini che zigzagando si perdono nella vegetazione rada: ad un esame piu' attento risultano pieni di impronte di elefanti e di loro grandi ricordini. Vorremmo scendere dal Nissan, percorrere a piedi questi sentieri, annusare l'aria e sentirci elefanti anche noi ... non so perche' ma ho sempre l'impressione che questi sentieri conducano in posti magici dove l'uomo non ha mai posato e mai posera' piede, una sorta di terra promessa verso cui ogni animale punta ! Non essendo pero' raccomandabile allontanarsi a piedi dal proprio mezzo - la zona pullula di leoni e leopardi - continuiamo a procedere guardandoci intorno con occhi sgranati. La savana e' diventata cosi' familiare che ci sembra di essere in questi posti ormai da mesi !
Sulla distesa assolutamente piatta che ci circonda si ergono alcune collinette sparse: molti anni fa erano molto piu' alte ma l'erosione le ha ridotte di dimensioni ed oggi raggiungono altezze modeste che comunque si distinguono bene anche da lontano. Sono le Gubaatsa Hills. Sotto ad una di queste, la Gobabis Hill, parcheggiamo il Nissan e scendiamo: la Lonely Planet consiglia infatti di salire a piedi lungo un sentierino per andare a scoprire alcune pitture rupestri lasciate dai san 4000 anni fa. Saliamo dunque fra rocce scure che nascono dal terreno come scaglie verticali ... ma non siamo del tutto tranquilli: fruscii sospetti ci fanno girare di scatto e martellare il cuore nelle tempie. Continuiamo a salire ma ci guardiamo le spalle molte volte, aspettandoci di scorgere all'improvviso una belva feroce ... e se fossimo senza saperlo vicino ad una cucciolata ? Finalmente troviamo le prime pitture, un elefante, una giraffa, in fretta scattiamo qualche foto e poi scendiamo immediatamente quasi correndo e ci chiudiamo nella sicurezza del Nissan col fiatone ... una stranissima sensazione ci aveva infatti colti mentre eravamo lassu', probabilmente era solo suggestione ma ci sentivamo veramente osservati ! Il giorno dopo avremmo capito meglio ... ma per il momento giriamo la chiave nel quadro e ci rimettiamo in marcia. Sfiliamo sotto la Leopard Hill, poi vicino alle Twin Hills quindi risaliamo la Quarry Hill su una rocciosissima pista che con le gomme sgonfie per la sabbia ci fa impazzire un po': in un punto particolarmente ripido il Nissan si blocca e le ruote slittano penosamente mentre tutto attorno si spande un orribile odore di frizione sbruciacchiata. Ad ogni modo superiamo l'ostacolo e guadagnamo la cima, percorrendo l'altura cosparsa di altissimi steli d'erba grossi come un dito che invadono anche la pista poco frequentata. Da quassu' godiamo di una vista davvero insolita sulla savana e scattiamo alcune fotografie. Torniamo a valle e ci dirigiamo verso la "elephant highway", lungo la quale avvistiamo tanti elefanti che vagano solitari oppure in piccoli gruppetti impegnati a spruzzarsi l'acqua fangosa raccolta nelle pozze sulle schiene rugose. Ad una pozza particolarmente vasta assistiamo ad una scenetta stupenda: in mezzo all'acqua c'e' un'isoletta di terra collegata alla riva fangosa mediante un istmo e sopra all'isola, vicini vicini, due enormi elefanti che bevono tranquillamente. Poverini, non si vogliono sporcare le zampette ... !!!
Alle 17 siamo di ritorno alla nostra piazzola nel Savuti Camp Site. Mentre ceniamo grossi maggioloni color nocciola arrivano sparati e si schiantano contro il Nissan, poi cadono a terra a zampe all'aria e sembrano morti. Solo che non sono morti, perche' come ci avviciniamo e li tocchiamo, questi iniziano ad agitare le zampette e scavano nella sabbia fino a scomparirvi ... boh !

Mercoledi' 16 Agosto
Questa notte forti folate di vento hanno disturbato il nostro sonno e quando al mattino usciamo dalla tenda ci accorgiamo che l'aria e' molto frizzante. Facciamo colazione con una famigliola di impala che bruca alle nostra spalle. Prepariamo ogni cosa e partiamo che sono le 8 appena passate; imbocchiamo la pista che esce dal Savuti in direzione del prossimo parco, il Moremi ... quando ci accorgiamo che in prossimita' di una delle colline visitate ieri ci sono due auto ferme. Quando in posti come questi si vedono delle auo ferme, si puo' star certi che c'e' qualcosa di interessante da vedere e cosi' non perdiamo questa occasione e le raggiungiamo. Usciamo dunque dalla pista principale per imboccarne una minore e dopo una curva avvistiamo una grossa sagoma scura; ci avviciniamo un altro po' e capiamo che si tratta di un esemplare molto vecchio di elefante (lo si intuisce dal fatto che le zanne sono scure, molto consumate e rotonde sulle punte) riverso su un fianco e probabilmente morto di vecchiaia. Tutto intorno alla carcassa ci sono 7 leonesse e 5 cuccioli ... ragazzi, uno spettacolo fantastico ! Spegnamo il motore ed osserviamo la scena con i binocoli. Le leonesse sono sdraiate a terra, tranquille e sazie, due di loro stanno ancora banchettando ma a tratti si addormentano ed hanno il muso sporco di sangue. Due cuccioli si allontanano dalle femmine e si avvicinano pericolosamente alle nostra auto, che nel frattempo sono aumentate di numero ma che si tengono a distanza di sicurezza ed in rispettoso silenzio. Una delle leonesse controlla i cuccioli e quando secondo lei essi si sono avvicinati troppo a noi emette un ruggito sommesso che ci fa tremare. Osservandola col binocolo i suoi occhi fanno spavento anche se non hanno nulla di minaccioso: sono gli occhi di un potente predatore e vi garantisco che fanno un effetto incredibile ! Il cucciolo torna trotterellando vicino alla madre e dopo essersi strusciato ben bene sul suo muso, inizia a correre intorno all'elefante e con un saltone gli sale sulla groppa, subito seguito da un altro cucciolo. Restiamo ad osservare questa scena familiare per un'ora intera durante la quale arrivano dalla savana altre leonesse che si uniscono al banchetto. Capito l'irrequietezza di ieri pomeriggio ?

Decidiamo a malincuore di lasciare i leoni e ci rimettiamo in moto: ci attendono 47 km prima di uscire dal Savuti, 47 km lungo un'area che la guida definisce paludosa ma che di paludoso non ha proprio nulla. Quindi attraversiamo una distesa gialla con strani cespugli formatisi perche' erba secca proveniente da chissa' dove e' arrivata fin qui con il vento depositandosi su altri cespugli dando vita a nuovi cespugli dalla buffa forma di capanne. Moltissimi uccellini volano o sgambettano via all'ultimo secondo dalla pista davanti a noi. Poi viene il turno di un vero e proprio "bosco d'autunno" caratterizzato da alti alberi dalle foglie rosse, gialle e marron che ricordano tanto i nostri Appennini d'autunno. Superiamo il gate deserto e poco dopo ci fermiamo per un pranzetto veloce a base di tonno e fagiolini in scatola. Dopo aver raccolto qualche pezzo di legno (siamo fuori dal parco dunque si puo') ripartiamo.
La pista che si dirige ora verso il Moremi e' piena di buche e balliamo parecchio. Ad una pozza deserta decidiamo di scendere per vivere qualche istante da animali di savana anche noi: vicino all'acqua il fango scuro e' pieno di profondi buchi lasciati dalle zampe degi elefanti; sotto la superficie dell'acqua strani esseri neri e grossi quanto una falange nuotano a zig zag; le ondine che giungono a riva sono colorate di rosso. Quest'ultima osservazione ci ricorda che spesso in Africa pozze e fiumi accolgono altri temibili predatori, i coccodrilli, per cui giriamo in fretta sui tacchi e torniamo al Nissan di buona lena !
Poco dopo il panorama si apre su uno spettacolo mozzafiato, un quadretto che rimarra' per sempre impresso sulle nostre retine. Siamo sbucati sul fiume Khwai che scorre placido rispecchiando il blu del cielo fra erba verde, canne e rami spezzati; la' dove il fiume compie un'ansa sparendo alla nostra vista, in questo angolo di mondo pennellato di blu e di verdi sfumati, ci sono quattro elefanti enormi che bevono tranquilli, ogni tanto appoggiano la proboscide su una delle due candide zanne come se pesasse troppo e restano immobili per molto tempo, svolazzando solo le grandissime orecchie per scacciare gli insetti. Una scena preistorica ...
Ripartiamo: ormai l'ambiente si puo' definire "fluviale" e tutta la vita si concentra attorno al fiume che si snoda ora a destra ora a sinistra della nostra pista: siamo penetrati nelle propaggini orientali del delta dell'Okavango ! Immaginiamo che durante il periodo delle piogge la pista non esista piu', diventando letto dello stesso corso d'acqua.
Dopo un'altra curva c'e' un nuovo spettacolo che richiede una bella sosta: sulla sponda opposta del Kwai un'intera e numerosa famiglia di ippopotami riposa beata ! Ci sono adulti giganteschi ed alcuni ciccionissimi cuccioloni !! Con il binocolo entriamo un poco nella loro vita e ci accorgiamo che ci sono tre adulti in acqua, di cui vediamo solo gli occhi e la parte sommitale della testa con due piccolissime orecchie, ed una decina fra adulti e cuccioli sdraiati a terra ammassati gli uni sugli altri ed assolutamente immobili fatta eccezione per un orecchio ogni tanto. Ad un certo punto uno dei cuccioli si alza e visto di fronte sembra una sfera perfetta con due zampe grassocce sotto; si guarda intorno un po' intontito poi, forse annoiato da tanta immobilita', si dirige lentamente verso uno degli adulti dondolandosi a destra e a sinistra come un cartone animato. Giunto accanto all'adulto gli sfiora col muso paffuto il grosso sederone e questo, fastidiato, si sposta sull'altro fianco senza neppure tirarsi in piedi sulle zampe. Allora il cucciolo se ne va sempre dondolando da un altro adulto e gli sfiora il sederone: questo non fa proprio una piega ! Dopo un'altra occhiata intorno quindi, il cucciolo torna a sdraiarsi, facendosi largo a forza fra gli immensi corpaccioni con una spintarella di qua ed una di la' ... un vero spasso !
Lasciamo queste creature alle loro "attività" e proseguiamo la pista: ben presto un cartello ci informa che siamo sull'esatto confine fra Chobe e Moremi. Per entrare nel nuovo parco ci troviamo quasi in fila con numerose altre vetture, tutte rigorosamente fuoristrada; noi pero' ci fermiamo in un piccolo villaggio chiamato Khwai Village per fare un poco di spesa. Qui le case sono davvero insolite: i tetti sono di paglia - e fin qui tutto normale - ma le pareti sono costituite di fango impastato con ... lattine di birra ! "Papa' papa', quando potro' avere una casa tutta mia ?" "Quando avrai bevuto abbastanza birra, figlio mio !" ... che forza !!! In un piccolo negozietto che funziona anche da bar compriamo qualcosa da mangiare, birra e sidro sudafricano. Poi veniamo attirati da un banchetto dove sono esposti prodotto artigianali quali bellissime ciotole di legno decorate e collanine coloratissime. Dato che le ciotole sono piuttosto care (50 euro la piu' piccola) optiamo per due collanine fatte con piccoli frutti rossi e neri seccati al sole.
Al North Gate ci dicono che possiamo entrare liberamente poiche' pagheremo all'uscita dal parco. Subito dopo ci troviamo di fronte ad uno dei caratteristici ponti del Moremi: largo circa due metri e lungo circa 30, e' formato da tanti tronchi trasversali, semplicemente appoggiati al fondo del corso d'acqua che si deve attraversare, tenuti fermi da alcuni tronchi paralleli al senso di marcia. Ci sono anche due palizzate a destra e a sinistra piu' scenografiche che realmente utili. Passandovi sopra provochiamo un discreto rumore e proviamo una gran gioia nel pensare che questi ponti sono fatti solo utilizzando cose che si trovano in natura ! Certo che sono anche soggetti molto piu' facilmente ad usura ... ed infatti in un punto i tronchi se ne sono andati per conto loro sprofondando nell'acqua e le ruote del Nissan si tuffano nel pantano uscendone dignitosamente dopo pochi istanti. Domani il ponte restera' chiuso tutto il giorno perche' arrivera' un "tecnico" per ripararlo e dunque l'accesso al parco sara' negato da questa parte: ci spiegano che la nostra automobile e' stata l'ultima a passarci sopra !
Eccoci al Khwai Camp Site: altissimi alberi carichi di foglie verdissime ci sovrastano ed il fiume appena attraversato scorre a dieci metri dalla nostra piazzola. Sugli alberi decine di scimmiette ci osservano e si scambiano buffi richiami: bisogna fare molta attenzione a queste signorine, sempre pronte ad intrufolarsi in tutto cio' che viene lasciato aperto per appropiarsi di qualcosa ! Auto e tende devono necessariamente restare chiuse e nessun oggetto va lasciato incustodito all'aperto. Due ippopotami nuotano tranquilli nelle acque semi-paludose del fiume ed un elefante si aggira indisturbato per l'accampamento.
Per ora siamo quasi soli qui, dal momento che i partecipanti ai tour organizzati sono ancora in giro per il parco, e la quiete della natura ci distende i nervi e ci allieta la lettura e l'osservazione della vita animale. Quando sul finire della giornata tutti gli ospiti del campeggio saranno tornati alla base, purtroppo staremo meno tranquilli.
All'ora del tramonto ci avviciniamo al fiume e ci sediamo: mentre le pozze d'acqua fra le canne si tingono prima di rosso poi d'argento, sorseggiando una birra fresca ascoltiamo i rumori di tre ippopotami che fanno il bagno. Ne scorgiamo solo le sagome scure, i loro versi assomigliano a rochi grugniti e le loro fauci, impegnate ad inghiottire enormi quantita' di alghe ed erba strappate dal fondo del fiume, emettono un ritmico SPLASH ! SPLASH ! SPLASH !
Rapidamente il buio avvolge ogni cosa e noi accendiamo il nostro fuoco. Ceniamo disturbati dagli altri turisti che fanno un gran baccano incuranti delle regole scritte all'ingresso di ogni parco e comunque dettate dal semplice buon senso: ridono, parlano forte e cantano ad un volume esagerato per il poso dove siamo.
Ce ne andiamo a dormire ma fatichiamo a prendere sonno: avrei tanta voglia di andare la' e dire loro: "Ma insomma ! Almeno qui volete comportarvi da animali e non da esseri umani ? Oh, perbacco ..." e invece mi infilo i tappi nelle orecchie e cerco di pensare ad altro.

Giovedi' 17 Agosto
Fa freddo questa mattina e ci stringiamo intorno al fuoco per scaldarci. Facciamo ogni cosa con molta calma e siamo gli ultimi a partire dal campeggio.
La pista verso Xakanaxa e' piuttosto dissestata ed attraversa boschetti di acacie alte e basse: i raggi del sole ancora basso penetrano tra le fronde creando spettacolari giochi di luce ed ombre. Nessun animale e' in giro vicino alla pista, fatta eccezione per qualche biondo impala.
Incontriamo un guado su un grande lago dalle acque immobili e ci fermiamo a lungo ad osservare gli alberi dalle foglie colorate che si specchiano; ponderiamo anche se tentare o meno l'attraversata. Con l'ausilio di un bastone capiamo che oltre ad essere lungo e' anche piuttosto profondo e alla fine optiamo per tornare indietro un poco ed imboccare una pista secondaria che aggira sulla destra la vasta raccolta d'acqua.
Poco dopo incontriamo un secondo guado che attraversiamo tranquillamente essendo piu' corto e poco profondo.
Arriviamo al gate di Xakanaxa dove paghiamo la notte di ieri e quella di oggi, poi nel campeggio consumiamo un piatto di spaghetti e ci riposiamo un poco prima di tornare nel parco dove resteremo tutto il pomeriggio. Questo parco copre una superficie di quasi 5000 km quadrati, ovvero il 30 per cento di tutta l'area occupata dal delta dell'Okavango, e di quest'ultimo rappresenta l'unica parte dove la fauna e' protetta; e' caratterizzato da aree paludose e fiumi perenni ma anche da ampie aree desertiche. Noi decidiamo di visitare soprattutto le zone paludose che sono una novita' assoluta in questo viaggio ed e' cosi' che ci portiamo verso il Third Bridge, chiamato cosi' perche' e' il terzo ponte che si incontra nel parco dopo essere entrati da sud. Capiamo immediatamente che il Gps e' davvero indispensabile poiche' ci sono un'infinita' di piste piu' o meno con le stesse dimensioni che si incrociano fra loro e che si dirigono in tutte le direzioni: e' difficile capire dove si e' e soprattutto dove si sta andando con un Gps ... figuriamoci senza !
Prima del terzo ponte passiamo sopra al quarto ponte - proveniamo da nord - che versa in condizioni non migliori di quello del North Gate; oltre ad esso passiamo accanto a diverse pozze con alcuni ippopotami a mollo.
Quando arriviamo al Third Bridge la delusione ci coglie di sorpresa: e' distrutto, i legni sono sprofondati rendendo impensabile l'attraversata e la casetta di legno col cartello "Welcome to Third Bridge" abbandonata e solitaria in mezzo alle erbacce mette malinconia. Che peccato, era una delle zone piu' scenografiche del Moremi: chissa' se lo ripareranno ?
Facciamo dunque retromarcia e poco dopo incontriamo un elefante fermo a bere ad una pozza. Arriva una seconda jeep e questi, disturbato da troppe presenze estranee, lentamente si allontana dondolando gli immensi lombi. Solo che rimane assolutamente parallelo alla pista che dobbiamo seguire noi ed ha cosi' inizio una buffa processione: davanti sulla sinistra l'elefante grigio e dietro sulla destra le due auto bianche che, attente a non avvicinarsi mai troppo all'animale, ne rispettano l'andatura. Continuiamo cosi' per diversi minuti poi, attraversata una piccola pozza, l'elefante decide di allontanarsi definitivamente dalla pista e noi possiamo riprendere una velocita' un poco piu' sostenuta.

Transitiamo per la "valle degli alberi morti", una zona paludosa con molta acqua, dove incontriamo un piccolo coccodrillo che si allontana menando la coda, tante piccole scimmiette, molti uccelli acquatici. Facciamo infine ritorno al campeggio e cerchiamo di sistemarci il piu' lontano possibile dagli altri turisti: scegliamo una piazzola sul fiume che pero' non si vede perche' la riva e' interamente occupata da alti papiri. Apprendiamo dalla Lonely Planet che proprio qui, diversi anni fa, un turista americano mori' dopo essersi scioccamente allontanato dal campeggio durante la notte (forse aveva bevuto troppo ... fatto sta che fu accerchiato dalle iene e divorato .... macabro vero ?).
Durante la notte succede qualcosa di meraviglioso: i versi di un ippopotamo ci sveglia e subito dopo sentiamo dei passi sulla nostra sinistra, quindi un chiaro rumore di acqua risucchiata. Incuriositi apriamo in perfetto silenzio un angolo della tenda e sbirciamo fuori: al chiaro di una sottile falce di luna intravediamo un'enorme sagoma davanti a noi, un elefante che molto tranquillamente beve e mangia ciuffi d'erba incurante della nostra presenza. Dopo qualche minuto si gira e si allontana dal fiume ... passando vicinissimo a noi e con l'orecchio a non piu' di 10 centimetri dalla tenda ! Che meraviglia ! Altro che storie assurde e mostruose di animali terribili: se noi li rispettiamo loro rispettano noi, punto e basta !

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia


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