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LIBIA - Akakus trekking, deserto e preistoria PDF Stampa E-mail
Scritto da Taddy e Gloria   
Indice degli Articoli
LIBIA - Akakus trekking, deserto e preistoria
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Dicembre 2000

Quest' anno avevamo voglia di qualcosa di davvero speciale, di un viaggio che fosse avventuroso e movimentato, alla ricerca di panorami mozzafiato e di salti nella storia. La scelta e' cosi' caduta su un tipo di viaggio molto particolare, nuovo per noi, abituati a viaggiare "in solitaria". La meta e' la Libia, ed e' stato il suo deserto, in particolare, ad attirarci, con le sue dune, le sue piste, i suoi pinnacoli rocciosi, le sue infinite distese, i suoi silenzi... in una parola: la sua poesia. Ci siamo quindi domandati quale fosse il modo migliore per vivere un deserto, e la risposta e' stata immediata: camminando! E' nata in questo modo l' idea di attraversare a piedi un deserto.
Ma per recarsi a piedi in una zona desertica e' decisamente sconsigliabile organizzare un viaggio fai da te; abbiamo dunque iniziato ad informarci su quali agenzie proponessero trekking di questo tipo, trovandone purtroppo poche. Alla fine la scelta e' andata alla KEL 12 DUNE di Mestre, che richiedeva un minimo di 6 partecipanti per una permanenza in Libia di 14 giorni, di cui ben 9 di cammino!
Il programma e' molto allettante e noi siamo impazienti di partire.

Domenica 24 Dicembre 2000
Partiti ieri, siamo giunti in serata a Francoforte, dove abbiamo trascorso la notte in un albergo vicino all' aereoporto. Voliamo infatti con Lufthansa, che ci condurra' con un altro volo a Tripoli, quest' oggi.
Appena scesi dall' aereo facciamo la conoscenza con Hassan, un ragazzo egiziano che sara' la nostra guida di lingua italiana durante tutto il viaggio, e con gli altri partecipanti al trekking: 5 ragazze ed un ragazzo. Scopriamo, guardandoci stupiti intorno, che in questo aereoporto non esiste una sola parola scritta in una lingua diversa dall' arabo... rendendoci conto con una certa dose di divertimento, che se fossimo venuti qui da soli, avremmo potuto rimanere in balia di questo posto per giorni interi senza capirci assolutamente nulla!! Anche perche' la sola lingua straniera conosciuta dai pochi libici poliglotti e' il francese, che noi non parliamo!
Fortunatamente c'e' Hassan, che sbriga per noi le pratiche aeroportuali; dobbiamo infatti prendere un altro volo che ci condurra' in mezzo al deserto, piu' precisamente al paese di Sebha. Ci sono pero' dei problemi al velivolo (!) per cui, almeno per il momento, non partiamo. Dopo qualche tempo trascorso a discutere sul da farsi, decidiamo di salire a bordo di un pullman assieme ai partecipanti di un diverso tour della KEL12 in Libia: nostra meta comune, la medina di Tripoli!
Costruita nell' antichita' dai Fenici, questa medina e' stata poi perfezionata dai Romani che la trasformarono in una sorta di fortezza; contornata da mura, l' accesso e' possibile attraverso 7 porte, fra cui quella "del mare" da cui stiamo entrando ora. Appena fuori troneggiano i resti ancora maestosi dell' arco di Marco Aurelio.Arco di Marco Aurelio
Prima di entrare nella medina, ci aspetta una stupenda sorpresa: il muezzin della moschea dietro all' arco ci permette di entrare a visitarla! E' per noi una grande emozione, dato che siamo abituati alla rigidita' degli islamici in fatto di religione, che normalmente non permette neppure di fotografare la facciata delle loro belle moschee! Approfittiamo quindi di questa inaspettata occasione e, dopo aver ammirato i bellissimi mosaici che abbelliscono i muri esterni, ci togliamo le scarpe ed infiliamo il naso in un mondo a noi precluso e sconosciuto e dove solo la nostra immaginazione si era potuta finora spingere. Ci troviamo in una sala molto vasta e dal soffitto altissimo, costituito da tante cupole decorate da motivi arabeschi uno diverso dall' altro; splendidi lampadari a gocce di cristallo pendono inerti dal centro di ogni cupola e solo alcuni sono accesi, cosi' da creare un' atmosfera incredibile e magica, fatta di colori caldi ed avvolgenti, di ombre e di un mistico silenzio. Il pavimento e' interamente tappezzato di bellissimi tappeti rossi, blu' e marron; le pareti sono tutte coperte di piastrelle dipinte a mano a motivi floreali. Al centro di una delle pareti si trova una scaletta sottile, coperta da un tappeto rosso, attraverso la quale si accede al piano superiore dove si recano a pregare le donne, che ovviamente stanno separate dagli uomini anche nella moschea.
Usciamo controvoglia dalla penombra per ritrovarci in un mondo di luce e rumori e ci occorrono alcuni secondi per tornare alla realta'!
Ma siamo curiosi di visitare anche la medina, cosi' attraversiamo la porta e camminiamo su una bella stradina; scopriamo in breve che tutta la medina e' un intrico di stradine strette ed in leggera salita, per ovvie ragioni difensive, su cui si affacciano casette basse e bianche con belle porte azzurre, verdi o marron. Ci sono diversi ponticelli ad arco che si stagliano sul cielo sopra di noi: sono veri e propri ponti fra una casa e l' altra che permettono di non scendere mai in strada.
Osserviamo botteghe, negozi, stoffe coloratissime, spezie profumate, teiere, ciabatte, tappeti... e alti puntali di moschee con la caratteristica mezzaluna simbolo dell' Islam appena forgiati dalle mani di abilissimi fabbri!
Terminato il giro, torniamo verso l' aereoporto, dove continueremo la nostra attesa dell' aereo per il resto della giornata. Sfruttiamo questa forzata immobilita' per conoscere meglio le persone con cui vivremo a stretto contatto nei prossimi giorni, per osservare curiosi la vita frenetica dell' aereoporto lentamente calmarsi sul far della sera, per iniziare a domandarci se mai partiremo da qui! Sono passate infatti ormai 10 ore e non ne possiamo letteralmente piu'. Ci sdraiamo sul pavimento della saletta dove ci hanno sistemato, insieme ad un centinaio di altre persone, turisti come noi e locali, in attesa degli eventi.

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia


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