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Giovedi' 28 Dicembre
Passiamo una notte splendidamente tranquilla, come solo il deserto sa regalare. La luce del giorno ci coglie gia' indaffarati nell' accampamento; subito dopo colazione dobbiamo infatti partire poiche' la tappa di oggi e' molto lunga. Ma riusciamo a ritagliare un quarto d' ora tutto dedicato al meraviglioso arco: qualcuno non resiste alla tentazione di scalarne la vetta, e quando 2 di noi arrivano lassu' sono solo dei puntini colorati!
Salutiamo questo bell' angolo e ci incamminiamo dietro la guida dal passo velocissimo. Io ed Taddy restiamo spesso indietro perche' ci fermiamo a fare una foto o a contemplare il panorama che ci lasciamo alle spalle. E' comunque impossibile perdere il gruppo, dato che il terreno e' anche oggi tanto piatto da sembrare una distesa senza fine.
Camminiamo in silenzio e l' unico rumore che si ode e' quello dei nostri passi. Fa caldo e lentamente, col passare delle ore, ci spogliamo da giubbotti e maglioni per restare in maniche corte. Osserviamo con una certa dose di invidia Argh Mohammed: da quando e' partito e' rimasto esattamente vestito uguale. Queste persone sono talmente temprate dai climi estremi della loro terra che pare davvero non si accorgano delle variazioni di temperatura!

All' orizzonte non si vede nulla, ma se ci soffermiamo a guardarlo pare che si arrotondi su se stesso, dandoci l' impressione di camminare su un' enorme sfera nera. Cosi' il nostro procedere si trasforma in una sorta di allucinazione, pare di muoversi senza spostarsi di un solo millimetro, il panorama circostante sempre identico. Osservando il terreno, poi, le piccole pietre tutte simili e del medesimo colore, appoggiate ad un suolo piu' chiaro, quasi alla stessa distanza le une dalle altre, accentuano ancor piu' lo stato di placida ed estatica ipnosi!
Noi siamo tutti tranquillissimi, ogni stress legato alle nostre vite in citta' si e' definitivamente dileguato; la vita qui e' semplicemente camminare e non pensare a nulla se non alla bellezza dei luoghi. Nessuno ha fretta di arrivare in un qualche posto: abbiamo iniziato a "vibrare" in sintonia all' energia del deserto! Anche il nostro modo di parlare e' cambiato, e' piu' calmo e riflessivo. Ogni nostro gesto denota una grande serenita'.
All' improvviso, ecco sollevarsi l' orizzonte: gli occhi di tutti noi vengono catturati da questa nuova immagine, che si rivelera' una formazione di arenaria tutta mammellonata, sulla quale saliamo. Dalla cima osserviamo una distesa si rocce alte e stratificate, chiare, che formano talvolta torrioni pittoreschi dai fianchi sapientemente erosi dal vento. Una visione fantastica, rallegrata anche da alcune pitture rupestri.
Poco oltre ci aspettano i tuareg per il pranzo: un' altra visione favolosa perche' siamo affamati!
Si riparte presto e si torna su un terreno simile in tutto e per tutto a quello di questa mattina, con la differenza che ora si vedono bene i segni lasciati dai pneumatici delle jeep. Rovinano un po' la selvaggezza del posto ma non ci facciamo troppo caso, anche perche' alla nostra sinistra sta succedendo qualcosa di incredibile.
Il terreno si interrompe di netto e sprofonda in un precipizio profondissimo: affacciandoci ci sentiamo improvvisamente gli esseri piu' piccoli del mondo. Una spaccatura enorme si stende sotto di noi, un canyon spettacolare solcato da altri canyon minori, in un susseguirsi di anse morbide e depressioni vertiginose: un maestoso mondo primordiale!
Proviamo ad immaginare questo posto dieci milioni di anni fa, quando il clima era mite e c'erano enormi fiumi, valli verdi e praterie, e su queste migliaia di animali selvaggi e addomesticati dagli stessi uomini che ci hanno lasciato le pitture... ma e' piuttosto difficile!
Dopo aver proseguito un' altra ora circa, allontanandoci e riavvicinandoci ai canyon, vediamo venirci incontro le due jeep dei tuareg. Hassan ci aveva infatti informato che non avremmo potuto raggiungere a piedi il campo, sempre per colpa di quel fatidico ritardo a Tripoli, dunque l' unica alternativa sarebbe stata quella di fare l' ultimo tragitto sulle jeep. Siamo dispiaciuti, ma accettiamo di buon grado la soluzione. Saliamo sul retro di una delle jeep (l' altra e' piena di legna da ardere, raccolta durante il tragitto dai tuareg: si tratta per lo piu' di rami secchi di acacia, uno dei pochi arbusti che vive a queste temperature), cercando di coprirci come possiamo il viso: arriveremo, pieni di polvere, sul far della sera al luogo destinato al campo, dopo aver coperto una distanza di 17 km da questa mattina.
L'accampamento viene allestito in fretta, su una vasta distesa di sabbia soffice e calda. Tutto intorno ci sono cespuglietti dal tenue colore verdino, che i tuareg usano per fare tisane contro la cattiva digestione. La temperatura scende di parecchio durante la notte, per cui ci copriamo bene prima di sederci attorno al fuoco. E qui, al profumo forte della legna arsa, al canto silenzioso delle stelle e sotto lo sguardo timido e misterioso dei tuareg, ha inizio un' altra splendida notte nel deserto.

Venerdi' 29 Dicembre
La luce del sole accende un nuovo giorno di cammino. Si parte come al solito verso le 9, dopo una sostanziosa colazione. Si torna sul terreno scuro di ieri, movimentato pero' oggi da diversi roccioni molto belli. Durante il nostro lento procedere abbiamo tutto il tempo di accorgerci e di cogliere i piu' piccoli particolari del mondo che ci sta attorno: e' questa la cosa che amiamo di piu' dell' andare a piedi, e anche qui nell' Akakus ci sono mille piccole cose degne di essere osservate ...a dispetto di chi pensa che nel deserto non c' e' nulla!
Le pietre su cui camminiamo, per esempio, sono per la maggioranza quasi perfettamente tonde, erose dal vento che le fa rotolare sul suolo duro: ci divertiamo a trovare la piu' perfetta! Il colore e' pure importante: queste "palle" sono nerissime, tanto da sembrare di roccia lavica, e pesantissime. Molte, sollevandole da terra, si presentano bionde sotto: e' il sole che ne ha ossidato col tempo la faccia superiore. Talvolta incontriamo delle zone di terreno chiaro completamente libero dalle pietre, e di solito queste rare aree hanno una forma circolare ed un diametro di 1 o 2 metri: chissa' come si formano?
Improvvisamente il colore cambia e ci ritroviamo a camminare su bellissime pietre viola! Poi appare qualche cespuglio spinoso a ricordarci che la vita e' possibile anche qui, e l' anima si solleva ancor piu' quando fra le spine scorgiamo un timido fiorellino rosa! Queste sono le piccole cose che fanno emozionare in un deserto.
All' orizzonte ci sono delle rocce basse ma molto modellate, verso le quali siamo diretti; quando ci arriviamo (giocano strani scherzi le distanze qui: per la nitidezza dell' aria, sembra sempre che quell' altura sia li' ...ma quando sono passate due ore ci accorgiamo che e' ancora la'!!) scopriamo di entrare in un fantastico labirinto di sculture di roccia chiara e stratificata. Quando poi all' improvviso il panorama torna come per incanto a riaprirsi... le parole non possono descrivere lo stupore che tutti noi abbiamo provato nel trovarci di fronte quello spettacolo!
Una parete alta circa 10 metri e' per meta' crollata in grossi massi accatastati ai suoi piedi, lasciando a nudo una seconda parete, incredibilmente levigata, che scopriamo essere parallela alla prima ma divisa da essa da una fessura di circa 40 cm. La cosa piu' spettacolare e' che questa seconda parete, che battezziamo "la lavagna", e' completamente ricoperta di geroglifici!
Tracciati nella roccia viva, formano delle colonne verticali e, Hassan ci spiega, nessuno e' ancora riuscito a decifrarli. Il fascino del mistero ci avvolge, e si accresce anzi quando sentiamo il resto della storia. Si racconta che, nelle notti di luna piena, in un dato periodo dell' anno, la luna mandi i suoi raggi argentei attraverso la fessura fra le due pareti ...illuminando tutta la "lavagna": che spettacolo!
Lasciata questa fetta di storia, proseguiamo in silenzio ed in fila indiana perche' sul terreno e' ben visibile un sentierino privo di sassi. Dopo un' ora circa ci aspetta il pranzo, poi torniamo ad infilare gli scarponi e ci accingiamo a seguire il tuareg che ci sta incitando a metterci di nuovo in marcia. Lentamente ci rendiamo conto che c'e' della sabbia fra le pietre e che, piu' proseguiamo, piu' essa si fa largo, fino a proiettarci decisamente sulle dune! Il panorama cambia ancora una volta, lasciandoci di sasso per la meraviglia. E' troppo bello arrivare gradualmente sulle dune; ogni momento e' una conquista del nostro lento ma deciso procedere.
Su di una parete rocciosa, nascosta da alcuni arbusti frondosi, la guida ci mostra una splendida incisione: in scala di circa 1 a 4 sta di fronte a noi un elefante!! Approfittiamo di questo bel posto per mangiare qualche arancia, poi torniamo a camminare. Ormai la sabbia e' ovunque intorno a noi e rallegra gli occhi col suo caldo colore rosso; da essa spuntano fantastici torrioni che disegnano vallate e corridoi su cui noi ci sentiamo piccolissimi. La sabbia mette a dura prova le nostre gambe, gia' doloranti, sopprattutto nelle ore centrali della giornata, quando la temperatura e' maggiore e la sabbia piu' morbida: si sprofonda ed ogni duna sembra un muro!

Cosi' passa il pomeriggio e quando le ombre nitidissime delle rocce si disegnano sul suolo sabbioso noi siamo stanchissimi. Dopo aver superato un ennesimo costone, ci giriamo in direzione est ...e ci fermiamo tutti di scatto. Proprio di fronte a noi, sulla sommita' di una duna ed ai piedi di una enorme piramide naturale, le jeep dei tuareg ci segnalano che siamo arrivati. Il luogo e' assolutamente bellissimo e noi, uno dopo l' altro, ci lasciamo cadere a terra, da dove iniziamo una lunga contemplazione. Sappiamo che dovremmo andare a montare le tende, ma non ci interessa: vogliamo solo restare qui a riempirci gli occhi di tanta selvaggia bellezza, per non scordarla mai piu', per portarla sempre con noi. Qualcuno fa una battuta: " Ragazzi... non ce ne frega piu' niente di niente ...siamo allo sbando ormai!!" e giu' tutti in una sonora risata che contagia anche Hassan e la guida! Cosi' restiamo sdraiati ancora una mezz' oretta, ovvero fin quando si rende assolutamente improrogabile l' allestimento del campo! Saliamo la duna, abbracciata sui dui lati da altre pareti rocciose, oltre ovviamente alla spettacolare piramide che ci proteggera' dai venti questa notte. Ognuno sceglie poi il proprio posto e si monta la tenda; i tuareg dormono sempre all' aperto, coperti anche nelle notti piu' fredde da una semplice coperta di lana grezza.
Quando ci raduniamo per la cena, ci attende una bella sorpresa. I tuareg, infatti, ci invitano al loro fuoco e noi non ce lo facciamo ripetere; per tutti noi questi tuareg hanno rappresentato moltissimo in questa avventura, ne sono stati parte integrante e conoscerli meglio era allora il nostro piu' intimo desiderio! Percio', quando Hassan ci mette a conoscenza della loro usanza di fare le presentazioni con delle persone estranee solo la terza sera di "convivenza"... ci si illuminano gli occhi ed improvvisamente proviamo ancora piu' rispetto per questo popolo, per la sua riservatezza e timidezza, oltre che per l' attaccamento alle tradizioni che speriamo non debbano mai morire. Ci sediamo quindi in circolo, allungando le mani ed i piedi verso le fiamme (qualcuno si brucera' le suole delle scarpe!). Ognuno dice il proprio nome, anche i tuareg, e la motivazione che lo ha spinto a venire nel deserto. Poi ci raccontiamo storie e curiosita' finche' non giunge ora di cena. I cuochi sono bravissimi, sapendo unire i sapori della loro cucina ai nostri piu' occidentali, esibendosi ogni sera in una zuppa diversa a base di legumi squisiti e salsa piccante e secondi di pollo e capra con verdure cotte saporite. Serberemo ottimi ricordi anche dei pasti del deserto!
Prima di andare a dormire, dopo aver parlato ancora a lungo intorno al fuoco, decidiamo di fare una breve passeggiata senza gli scarponi sulla sabbia soffice, ormai fattasi fresca, al buio di una notte appena illuminata da una sottile falce di luna. Il pericolo rappresentato dagli scorpioni e dai serpenti, temibili abitanti del deserto, non sussiste in questa stagione, dato che si chiudono in una sorta di letargo per risvegliarsi quando la temperatura tornera' a rialzarsi, ovvero in primavera. Cosi' risaliamo un' alta duna dalla quale godiamo di una vista fantastica sul campo, dove i fuochi mandano lingue rosse sulle pareti rocciose. Girando intorno lo sguardo, invece, non si scorge una sola luce che non sia quella delle stelle: notte nera e silenziosa, avvolgici nella tua tranquillita' e tienici stretti fino a domani....
Sabato 30 Dicembre
Ci prepariamo ad una nuova giornata di cammino, salutando questo meraviglioso posto. Scendiamo in una ampia valle di sabbia, incontrando diverse pitture, fra cui una splendida scena pastorale lunga circa 2 metri, dove si osservano uomini intenti a cacciare, a bere in una capanna, a condurre le mucche al pascolo, a mimare scene di guerra indossando caratteristici copricapi con le corna! Ma Argh Mohammed non ci lascia mai troppo tempo: anche la tappa di oggi e' lunga. Dalla sabbia si passa ad un suolo piu' compatto, dove ad un certo punto incrociamo una piccola e strana carovana: 3 cammelli, un uomo sul dorso di uno di essi ed un tuareg davanti che fa strada. Sapremo piu' tardi che si trattava di un turista che ha scelto di vivere da solo il deserto, con la sua guida; bello, ma quanto gli sara' costato?
Poco dopo avvistiamo un gruppo di cammelli sparsi in una valletta verso la quale siamo diretti. La nostra guida ci fa fermare, per dirigersi decisa verso un tuareg sdraiato ad osservare i suoi cammelli. Si conoscono e noi restiamo a guardarli parlare a grandi gesti, scoppiare a ridere e salutarsi subito dopo. Tornato verso il gruppo, il nostro tuareg si riavvia nuovamente in silenzio verso un restringimento della valletta.
 
Insieme a noi, oggi cammina tutto il giorno anche Hamadane, il capo spedizione, che merita due parole! Devo dire, infatti, che dopo la serata di ieri, i tuareg sono molto cambiati con noi: oggi sembra che ci conoscano da sempre, ci sorridono e ci fanno piccoli scherzi. Proprio Hamadane e' il piu' estroverso dei cinque, ed alla fine della giornata avra' dato ad ognuno di noi un buffo soprannome, nato dalla sua osservazione del gruppo in questi giorni! Si diverte anche a tirarci la maglia da dietro mentre camminiamo, cosa che ci fa scoppiare a ridere ogni volta!
In una occasione, mentre Taddy se ne stava in muta contemplazione del panorama, seduto sul crinale di una duna, l' ho visto strisciare sul fianco della stessa duna, alle spalle dell' ignaro poveretto... e quando e' giunto a pochi centimetri dal suo sedere, ha infilato un dito sotto la sabbia e poi l' ha punzecchiato da sotto in su' . Taddy, pensando ad uno scorpione, ha fatto un salto incredibile, rotolando poi giu' dalla duna, nel clamore generale di una gran risata!! Insomma, ci divertiamo un sacco in loro compagnia; si sono trasformati in simpatici giullari del deserto!
Oggi e' la giornata degli incontri, infatti vediamo passare un gruppo sull' altro lato di una valle: forse sono quelli di Avventure Nel Mondo, che fanno piu' o meno il nostro stesso giro ma in senso contrario.
Quando ci fermiamo per il pranzo, sotto il sole cocente, mangiamo in fretta e poi cerchiamo riparo all' ombra delle jeep. I tuareg ci imitano quasi subito ed e' bella questa sorta di intimita' che nasce dal desiderio comune di proteggerci dalla forza della natura. Ne approfittiamo per imparare alcuni giochi che loro fanno sulla sabbia, come una specie di dama... bastoncini di legno contro cacchette secche di cammello!
Ripartiti, attraversiamo una valle scura in leggera salita, osservando le rocce a destra e a sinistra che si animano di spettacolari archi e buchi; la salita termina su di un panoramico crinale, oltre il quale scorgiamo un altra vallata, grandiosa e selvaggissima. Il silenzio di questi posti ci rimarra' dentro a lungo, specialmente dei momenti di contemplazione di panorami come quello che abbiamo sotto gli occhi ora, mentre i tuareg si allontanano un po' per inginocchiarsi verso la Mecca e pregare.
Scendiamo dunque e continuiamo a camminare fino a sera, entrando nella zona detta di "Ouiss", caratterizzata da molta sabbia e spettacolari spuncioni di roccia. Attraversiamo una piana con moltissime impronte di pneumatici che il vento non riesce a cancellare, passando accanto ad un campo tendato dove si fermano i partecipanti ai tour in jeep. Noi ovviamente tiriamo dritto, andando a cercare nuovamente il silenzio e la solitudine, scalando dune su dune, riempiendoci gli occhi dei tanti spettacolari giochi del vento con la sabbia: onduline, creste, anse, profili a semiluna, teneri sbuffi dalle creste in un susseguirsi infinito di movimenti che modellano giorno dopo giorno il panorama. E' infatti proprio la conoscenza dei venti che permette ai tuareg di non perdersi e di capire sempre dove si trovano; non potrebbero infatti basarsi solo sulla semplice memoria dei posti visitati, dei profili delle montagne o delle dune, troppo labili nel tempo! Ma ricordando invece che in quella determinata zona, per esempio, i venti predominanti spirano da sud a nord, osservando il profilo di una roccia capiscono quale e' la direzione giusta da seguire. Ovviamente ho molto semplificato con le mie parole un misterioso processo mentale che accomuna la gente del deserto e che forse e' meglio non cercare di capire affinche' mantenga il suo fascino!
La sera e' alle porte quando risaliamo l' ultima duna quasi verticale, incastonata fra begli spuncioni rossi, fra i quali, giunti sulla sommita', scorgiamo le jeep ed i tuareg. Il campo di questa notte si trova in bilico sulle dune, in una piccola area pianeggiante da cui si domina l' intera valle sottostante. Bellissimo!
Mentre prepariamo le tende, qualcuno fa alzare gli sguardi di tutti, indicando laggiu' nella valle una minuscola vettura che procede abbastanza veloce su una pista dritta e piatta: il suo rumore non arriva fin qui per via del vento e la sua visione pare piu' simile ad un' allucinazione che alla realta'... eppure ci ricorda che laggiu', da qualche parte, c'e' ancora la civilta', alla quale nessuno di noi ha fretta di tornare. Siamo troppo felici qui, in mezzo a questo "niente" che ci riempie di qualcosa di incredibile, in compagnia dei nostri tuareg tutti indaffarati a preparare la cena!

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia
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