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Domenica 31 Dicembre
Questa mattina ci svegliamo con calma, senza il cucchiaino di Hassan che martella sul pentolino per tirarci fuori dalle calde tende. Impariamo infatti che oggi ci fermeremo qui, ovvero non cammineremo, poiche' la prossima sera si festeggia il nostro capodanno ed e' meglio questo luogo per l' occasione piuttosto che scendere a valle.
Ad ogni modo, non staremo fermi nel campo, ma andremo a zonzo per conto nostro, nascondendoci come in un gioco dietro ad incantevoli denti di roccia che paiono immobili vedette ferme li' ad osservare severe il nostro vagare.
Il giorno trascorre sereno, fra una passeggiata, una medicazione delle inevitabili vesciche, qualche chiacchiera, il pranzo.
Quando poi giunge l' ora della cena, siamo tutti curiosi di conoscere il menu' particolare che ci hanno riservato i nostri fedelissimi. Restiamo a bocca aperta nello scoprire che ci faranno assaggiare il loro pesce al cartoccio, rigorosamente cotto sotto la cenere! La serata prosegue poi con giochi e danze alle note dolci ma un po' gracchianti della musica tuareg incisa su un vecchissimo nastro! Incredibile: riusciamo a stare svegli fino a mezzanotte!!
Lunedi' 1 Gennaio 2001
Quando mettiamo il naso fuori dalla tenda, uno spettacolo nuovo ed inaspettato ci accoglie: la nebbia! I bei colori di ieri sono tutti velati ed uniformi, ma non importa: abbiamo una cosa piu' urgente cui pensare. Una delle jeep, durante la piccola bufera scoppiata durante la notte, e' rimasta insabbiata, e serve una bella spinta per tirarla fuori!
Oggi si riprende il cammino e siamo tutti molto riposati. Le tappe dei prossimi giorni saranno piu' brevi, almeno fino all' ultima, quella cioe' che ci portera' fuori dall' Akakus. Scendiamo a valle e camminiamo a lungo senza che la nebbia ne voglia sapere di alzarsi; i ricordi di questa giornata sono infatti un po' velati. La zona che attraversiamo ora e' piatta e dal terreno compatto dove si procede velocemente; belle sculture di roccia rallegrano il paesaggio e noi ci divertiamo a scorgere nelle forme naturali alcuni personaggi. Ricordiamo per esempio il pellerossa di profilo con tanto di naso aquilino e copricapo piumato, Burt Simpson seduto con le spalle ad un altro personaggio simile a lui, un barbapapa' con la bocca aperta... oltre ad innumerevoli fori, archetti e pietre in precario equilibrio le une sulle altre.
Arriviamo al campo di mezzogiorno, che sara' anche quello della notte, poco dopo l' una; una soffice e piccola duna su cui montare le tende e' semplice e veloce. Nel pomeriggio siamo lasciati liberi di scorazzare nei dintorni, sotto l' occhio curioso di Hamadane che e' salito su una roccia altissima e la cui figura esile e alta si staglia sul cielo chiaro come un' immobile sentinella!
Alla sera viene allestito un piccolo mercatino sul cofano ricoperto da un tappeto di una delle jeep: si vendono bei braccialetti d' argento lavorato, collanine, orecchini... e fantastiche punte di frecce in selce appartenute agli uomini primitivi delle pitture rupestri!

Martedi' 2 Gennaio
Anche oggi la nebbia non lascia tregua, ma e' molto meno fitta di ieri e semplicemente schiarisce un poco i colori. Torniamo sul terreno compatto di ieri, finche' non penetriamo in un sottile canalone di roccia, alla fine del quale ci affacciamo dall' alto sulla zona detta "Haddad", ovvero "il dito". Si tratta di una valle ampia e piatta, che costituisce la migliore porta di ingresso all' Akakus ai mezzi motorizzati, con al centro uno spettacolare dito di roccia rivolto al cielo, ora finalmente blu. 
Non immaginavo, anche se in cuor mio lo speravo, di passare proprio di qui, poiche' per me questa zona e' particolare; esattamente una anno fa, infatti, mio papa' ha trovato la macchina fotografica che sto usando ora proprio ai piedi del dito di roccia!! Una bella coincidenza dunque, una sorta di cerchio che si chiude!
Mentre sto raccontando ai ragazzi le avventure della mia macchina fotografica, accade poi una cosa incredibile. Premetto che quando io ed Taddy stavamo pensando al progetto di attraversare l' Akakus a piedi, il mio papa' stava progettando di attraversarlo in moto insieme ad un gruppo misto di jeep e moto, esattamente come un anno fa. Era ovvio che incontrarsi nel bel mezzo del deserto fosse un' idea pazzesca, percio' ognuno e' partito tranquillo per la propria strada.
Ma a quanto pare questa zona del deserto e' carica di un' energia straordinaria, in grado di avvicinare fra loro momenti, oggetti... e addirittura persone. Ebbene, mentre sto parlando coi ragazzi del gruppo ( ce ne stiamo seduti a circa 300 metri dal fatidico dito, sorseggiando un dissetante the' nero) mi accorgo di uno strano movimento sotto al dito stesso: un gruppo numeroso di jeep e' appena giunto da chissa' dove e diverse persone si aggirano nei dintorni per sgranchirsi le gambe. Io sento un forte richiamo e senza accorgermene mi metto a correre nella loro direzione, lasciando tutti i compagni a bocca aperta, subito seguita da Taddy scalzo e da Hamadane con sottanone e ciabatte infradito. Ho paura che ripartano prima che io possa raggiungerli, lasciandomi con il dubbio se li' ci sia oppure no mio padre, cosi' aumento il passo fino a che i primi che mi vedono mi domandano: "Sei per caso la figlia di Monaco?". Meno male che mio padre ha parlato di me ai suoi compagni come ho fatto io coi miei... gridando un felice "...si'!" continuo a correre cercando una moto arancione. Improvvisamento la vedo, e vedo anche papa', girato di schiena... e quando si volta mi dice: "E tu cosa ci fai qui?!"
Ed ha inizio una grande festa, con tutti che si chiudono intorno a noi gridando "papa', papa'" e scattando foto ricordo! Abbiamo rappresentato l' evento della giornata: padre e figlia che si incontrano in mezzo al deserto!
Che bel momento, che bella emozione: che bel regalo mi ha fatto oggi l' Akakus! Nel frattempo, dopo Taddy arriva anche Hamadane, che presento orgogliosa a papa'. Il suo gruppo, infatti, non ha la fortuna di viaggiare come noi con la gente del deserto; quando percio' lo invito a prendere un the' intorno al fuoco acconsente felice e si avvicina al bivacco in sella alla sua moto, mentre noi due saliamo sulla jeep di uno dei tuareg che e' venuto a recuperarci. Ma quando mettiamo piede a terra, ci rendiamo conto che tutto il gruppo si sta spostando alla volta del piccolo e silenzioso bivacco... che in men che non si dica si trasforma in un frenetico e chiassoso scambio di mani, di battute, di bicchierini di the', di fotografie scattate ai nostri timidi e frastornati tuareg! Il tutto ha fine quando la loro guida chiama tutti a gran voce incitando ognuno a risalire in sella o in jeep. Alzando ondate di sabbia e in un rumore assordante, infine, ripartono diventando quasi subito piccoli puntini scuri sulla distesa chiara: noi non vediamo l' ora di riprendere il cammino, per immergerci nuovamente nel silenzio e nella purezza del deserto.
L' incontro con papa' rimarra' mitico per me ed avra' insegnato a tutti noi che l' aver scelto di visitare l' Akakus a piedi e' stata senza dubbio la cosa migliore!

Riprendiamo percio' il nostro lento percorso, che ci portera' nel pomeriggio a scalare due immense dune, la seconda piu' alta della prima, tanto che, quando arriviamo sulla cima, ci pare di essere sul K2!! Da quassu' si domina un paesaggio dalla struggente bellezza e dopo qualche minuto di contemplazione ci lasciamo andare in discesa, scivolando allegramente sulla sabbia come fossimo sulla neve. Arrivati a valle, girandoci indietro ci dispiace un po' di aver rovinato la duna coi nostri balzi, ma riprendiamo tranquilli il cammino: il vento sistemera' in breve ogni cosa!
Arriviamo in serata al campo, con una spettacolare "sala da pranzo" incastonata fra le rocce. Mentre noi montiamo le tende i tuareg impastano una fantastica pagnotta che cuoceranno direttamente nella sabbia, sotto alle braci. Siamo increduli: come puo' la sabbia non restare attaccata al pane? Eppure non un solo granello entrera' nelle nostre bocche!
Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia
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