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LIBIA - Akakus trekking, deserto e preistoria PDF Stampa E-mail
Scritto da Taddy e Gloria   
Indice degli Articoli
LIBIA - Akakus trekking, deserto e preistoria
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Mercoledi' 3 Gennaio
Questa notte c'e' stato parecchio vento, ma quando ci alziamo per fortuna si e' un po' calmato. La temperatura durante il giorno si alza molto ed e' quindi meglio che ci sia un poco di vento, ma se dovesse essere troppo forte sarebbe un pericolo per gli occhi e per le macchine fotografiche; e' importante portare con se' sempre un capiente sacchetto di plastica dove sistemare le apparecchiature elettroniche, estremamente fragili quando vengono a contatto con la sabbia ultra fine del deserto!
Anche oggi camminiamo poco, tornando lentamente ma inesorabilmente sul terreno roccioso dei primi giorni. Ci stiamo infatti riavvicinando al bordo dell' altopiano, dal quale scenderemo purtroppo domani.
L' ultimo campo dell' Akakus e' un po' triste, se vogliamo; di fronte al fuoco sembriamo tutti un po' nervosi. Ci eravamo talmente abituati a questo mondo che l' idea di doverlo abbandonare ci sconforta. E' un po' come se passassimo l' ultimo giorno con la persona amata prima di un lungo periodo di forzata separazione: vorremmo che fosse tutto bello, ma non riusciamo ad essere che nervosi e distaccati. Ad ogni modo trascorriamo un bel po' di tempo sdraiati a terra con i piedi verso il fuoco e gli occhi verso il cielo stellato: qui non ci sono luci artificiali ad inquinare la purezza del firmamento, che quindi appare in tutta la sua bellezza.

Il bordo dell'altopianoGiovedi' 4 Gennaio

Disfiamo il campo e ripartiamo in direzione ovest. Attraversiamo alcune vallette scure e sassose, in fila indiana dietro al nostro Argh Mohammed, che oggi indossa dei calzini sotto ai sandali: brutto segno!
A meta' giornata giungiamo su una larga sella, dalla quale si gode di una vista incredibile sul mondo sottostante: siamo sul limitar dell' altopiano e nella valle la' sotto si distingue bene la striscia di asfalto che unisce Sebha a Ghat. Parallela a questa corre, ormai inutilizzata da tempo, la vecchia pista sterrata. Oltre a queste due, poi, si estende un enorme mare di dune gialle e rosse: e' l' Erg di Oubari, che giunge fino alle porte di Gadames, sul confine algerino. Miopadre l' ha attraversato col suo gruppo 2 giorni fa.
Sgranocchiando nocciole ed uva passa, assistiamo incuriositi ma distaccati al dialogo fra Hassan e la guida. Capiamo che non e' questa la via migliore per scendere a valle, cosi' ci spostiamo su una sella vicina, dopo essere rientrati momentaneamente in Akakus. A questo punto inizia la discesa, piuttosto avventurosa per via della ripidezza e delle rocce friabili su cui appoggiamo i piedi. Spesso ci immobilizziamo tutti nel sentire qualche sasso che rotola veloce verso valle, sperando di non trovarcisulla sua traiettoria! Quando infine giungiamo a valle, camminando sul letto di un vecchio fiume, Fuori dall' Akakusfra grosse pietre gettate qua e la', ci giriamo spesso indietro e ci sembra incredibile di essere scesi proprio da quella parete praticamente verticale!
Superiamo l' asfalto, seguendo con lo sguardo una strana coppia aggirarsi in questo paesaggio desertico. Si tratta di una cammella col suo cammellino, e Hassan ci racconta come queste bestie, attaccatissime al loro padrone, non si allontanino mai da esso se non quando devono partorire. Allora si allontanano anche di molti km e restano lontani anche per diversi mesi col loro cucciolo, per poi tornare pero' sempre dal loro padrone! Che bella storia!
Ci fermiamo sotto l' esile ombra di una spinosa acacia ed intavoliamo un' accanita partita a dama con le cacchette di cammello che qui abbondano. Parliamo fra noi dei giorni andati, lo sguardo fisso su quella lunga parete scura che non dimenticheremo mai.
Le ore passano e ci domandiamo cosa stiamo aspettando: Hassan ci spiega che non abbiamo trovato all' appuntamento gli altri tuareg con le jeep, che dovrebbero portarci nuovamente a Ghat. Argh Mohammed sta allora cercando di dar fuoco ad un vecchio copertone abbandonato lungo l' asfalto, per attirare l' attenzione dei suoi compagni col fumo nero che dovrebbe alzarsi, ma non ha successo e noi aspettiamo ancora. La cosa buffa e' che a noi del gruppo non interessa proprio nulla di dover stare fermi qui, inattivi: lo svacco totale continua anche fuori dall' Akakus! Anzi, ci facciamo delle gran risate guardando Hassan farsi sempre piu' nervoso ed irascibile! Continua a perdere le partite a dama una dopo l' altra e la cosa lo fa infuriare!
Beninteso, ci siamo trovati molto bene anche con lui e se ora ridiamo e' in modo assolutamente bonario!
Dopo qualche tempo arrivano comunque i tuareg che ci accompagnano in un luogo bellissimo in mezzo alle dune di Oubari. Osserviamo la sabbia cambiare velocemente colore fino ad infuocarsi letteralmente, e ci prepariamo a trascorrere l' ultima notte in tenda. Questa sera con noi ci sono molti piu' tuareg, fra cui un gigante dal bellissimo viso nero che ci fara' da autista nei prossimi giorni.

Venerdi' 5 Gennaio

E' finito il tempo di camminare, ma non ancora quello di scoprire! Oggi, infatti, veniamo proiettati in mezzo alle alte dune dell' erg di Oubari, dove si nascondono alcuni splendidi laghetti di acqua dolce, chiamati di Mandara, in un contesto di oasi verdi che assomigliano tanto ad un miraggio. Ci fermiamo qualche tempo in riva ad uno di essi, osservando qualcuno che non resiste alla tentazione di un bagno in mezzo al deserto! Belle palme frondose ed alte canne palustri fanno da cornice naturale allo specchio d' acqua scura dove nuotano numerosi pesci e dove, quando la superficie del lago e' tranquilla e liscia si specchiano il cielo e le dune: un bellissimo spettacolo!

Laghi di mandara

Il viaggio prosegue alla volta di Tripoli, dopo l' ultimo pranzo sulle stuoie dei tuareg. E' giunta infatti l' ora di salutare i nostri amici, che ci stringono forte le mani ridendo nel loro particolare modo che abbiamo imparato a conoscere cosi' bene: ci mancheranno. Li ringraziamo per averci donato un' avventura tanto bella, promettendo di scrivere ed inviare loro qualche foto nell' attesa di un non impossibile ritorno da queste parti.
Finiti i saluti, torniamo sulle aute che ci lasceranno all' aereoporto di Sebha sul finire della giornata. Il volo si conclude a Tripoli, dove in taxi raggiungiamo l' albergo che la KEL 12 ha scelto per noi.
Dopo una bella doccia siamo tutti pronti per la cena ed Hassan a questo punto ci fa una sorpresa: anziche' cenare all' anonimo ristorante dell' albergo... ce ne andremo in un ristorante tipico di Tripoli, specialita' pesce!! Tutti contenti ci incamminiamo verso una zona non molto battuta della citta' ed entriamo in una bella sala elegantemente arredata... e all' improvviso ci sentiamo spaesati, persi, fuori luogo. Cosa ci facciamo in un posto come quello anziche' starcene seduti per terra sulla sabbia? E dov'e' il fuoco, il pane cotto sotto la cenere, dove sono i turbanti colorati dei tuareg? Lentamente dobbiamo rientrare nella realta' e farci una ragione del fatto che questo posto appartiene purtroppo di piu' alla nostra realta' quotidiana di quanto non vi appartengano la calda sabbia del deserto o le risate cristalline di Hamadane. Lentamente torneremo alla normalita', ma per ora preferiamo continuare a parlare ed a ricordare insieme questi meravigliosi giorni appena trascorsi!

Sabato 6 Gennaio

Ormai la vacanza si avvicina alla conclusione, ma per fortuna abbiamo la possibilita' di finire in bellezza visitando un altra meraviglia del suolo libico. Non si tratta questa volta di una creatura della natura bensi' di una vera e propria "figlia dell' uomo": Leptis Magna.
Questa citta' antica, risalente al secondo secolo dopo Cristo, si trova nella regione della Tripolitania, a pochi km da Tripoli, sulla costa mediterranea. E' affacciata ad uno spettacolare porto naturale che aveva attirato fenici, bizantini e greci ancor prima dei romani, ma furono proprio questi ultimi ad erigere maestosi monumenti che rimasero nascosti sotto metri e metri di sabbia fino agli anni 20 del secolo scorso, quando furono disseppelliti e ripuliti da mani esperte. Quello che possiamo vedere oggi e' uno spettacolo unico, davvero imperdibile se si viene in Libia: bellissimi viali larghi e pavimentati, alte colonne e statue, un teatro che incarna uno dei migliori esempi di arte romana del periodo. I sotterranei dove venivano rinchiuse le belve provenienti dal centro dell' Africa e destinate al Circo Massimo di Roma: anche questa e' storia... Il lungo corridoio piano ed erboso, affacciato sul mare, dove si svolgevano la corsa ed altri sport. Il mercato, le terme, gli archi: c'e' da girare un' intera giornata, ma noi dobbiamo lasciare anche questo posto: l' aereo per tornare a casa ci aspetta.
Salutiamo in silenzio la Libia e vivacemente Hassan, il nostro accompagnatore che e' stato in tutto e per tutto uno di noi, camminatori di terre deserte.......
Arrivederci ad un prossimo viaggio!
Vorremmo salutare i componenti del gruppo, con cui siamo stati benissimo e che hanno concorso con la loro simpatia a rendere unico il nostro viaggio in Libia; Marina, Orietta, Giuseppe, Donatella, Chiara ed Elisabetta; grazie e ... arrivederci ad un prossimo viaggio!!



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