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Domenica 21 dicembre
Svegliati di soprassalto dalle grida dell' autista, disfiamo in fretta e furia questo campo improvvisato e corriamo verso la chiatta che si' e' materializzata come per miracolo da questa parte del Bani: non capiremo mai il motivo di tale fretta! Ma siamo a bordo di questa imbarcazione arrugginita che in breve ci trasporta a Djenne' e siamo curiosi di scoprire il suo piccolo villaggio, che vanta la piu' grande moschea di terra dell' Africa intera.
Appena arriviamo nella piazza principale, proprio davanti a questa meraviglia architettonica, non ci viene lasciato neppure un secondo per l' ammirazione... un gruppo di uomini ci assale, salutando, chiedendo da dove veniamo, come stiamo, come ci chiamiamo eccetera eccetera. Ognuno di loro vuole farci da guida, ma per il momento vogliamo soltanto arrivare allo Chez Baba, l' accampamento sognato ieri sera. Da qui organizzeremo la visita al villaggio, ma con calma. Nel frattempo, le guide si sono date lotta fra loro ed una ha vinto: ci accompagna fin dentro l' accampamento e ci fa la posta finche' non ci "bracca" al ristorante. Dopo aver montato la tenda sul tetto, infatti, ci ritroviamo con Jonny e Roland per la prima colazione. Con loro, decidiamo di visitare Djenne' con questo Marshall, piuttosto antipatico ma troppo insistente: non ci lascia scelta!
Lo Chez Baba e' un complesso molto carino, pulito, in stile maliano, ovvero con tutte le costruzioni di terra, disposte a formare un quadrato che racchiude un ampio cortile interno, centro nevralgico della vita dell' intero complesso: donne al pozzo, uomini che puliscono la verdura da cucinare, spazzini, camerieri che portano la colazione ai pochi turisti di oggi. A dire il vero, siamo i primi e per tutto il giorno non vedremo altri bianchi, dal momento che Djenne' e' famosa, oltre che per la sua moschea, per il suo mercato che si tiene tutti i lunedi', per cui tutti i tour organizzati fanno in modo di visitare l' isola proprio in tale giorno.
Oggi dunque, Djenne' e' tutta per noi! La giriamo con calma, al mattino con la guida, al pomeriggio da soli, scoprendo viuzze e case basse, povere, essenziali, da cui escono ed entrano indifferentemente persone, asini, pecore. Dappertutto volti di bimbi che sempre ci seguono chiedendo qualcosa; finalmente abbiamo il tempo per ammirare la grande moschea.
Ceniamo al ritmo dei tamburi di un gruppo che suona nel cortile dello Chez Baba, osservando ammaliati i movimenti sensuali ed un po' selvaggi di alcune giovani danzatrici.

Lunedi' 22 Dicembre
Come da previsione, oggi c'e' gran fermento a Djenne': c'e' il mercato, coi suoi colori, i suoi odori, le sue mille merci, e ci sono i turisti, avidi di emozioni che solo l' Africa sa dare, che si aggirano un po' spaesati e quasi intimiditi di fronte a tanta vita, a tanta esplosione di umanita'. Quante persone, infatti, si sono riunite qui oggi! L' Africa e' proprio questa, l' Africa si incarna nei suoi mercati, l' Africa vive per i suoi mercati! E' difficile descrivere a parole cosa significa un mercato africano; solo chi vi si e' trovato dentro capisce cosa vuol dire!
Oggi splende un magnifico sole e la piazza si accende di abbaglianti colori, mentre sullo sfondo la grande moschea sembra osservare con severo amore i suoi figli. Ci perdiamo in mezzo alla folla, in un capogiro continuo di odori forti e di corpi che si urtano. Poi decidiamo di prenderci una pausa, cosi', assieme a Jonny e Roland, ci rechiamo al fiume dove una piroga fa la spola fra le due rive. Vogliamo visitare i due piccoli villaggi al di la' del Bani, Welingare e Roundessirou. Sono abitati da Fulani (o Peul) che si riveleranno molto affabili e curiosi. Pochi bianchi si spingono fin qui, anche se i villaggi distano poche centinaia di metri dalla riva del fiume, perche' in teoria non hanno nulla da offrire... ma davvero pensiamo che tutti questi bimbi che ci stanno correndo incontro con i faccini impolverati non abbiano nulla da insegnarci? Sotto un maestoso alberone le foto non si contano piu' e salutarli per tornare verso Djenne' ci costa fatica; arrivederci piccoli!
Nel primo pomeriggio decidiamo di lasciare l' isola; siamo diretti a Sevare', dove contiamo di arrivare prima di sera. Salutato Jonny che si ferma qui ancora un giorno, assieme a Roland ci portiamo sulla piazza, dove ci hanno indicato i taxi diretti a nord. Un bache' e' fermo vicino ad alcune bancarelle e, dopo aver aquistato i biglietti, vi saliamo. Sulle panche di legno siamo in cinque e c'e' ancora posto. Inizia l' attesa; dopo un' ora siamo in nove e siamo gia' stretti; dopo due ore siamo in quindici, strettissimi; dopo due ore e mezzo siamo pronti a partire, in diciannove, schiacciati come sardine! Fra i passeggeri, una ragazza con due gemelle neonate!!
Partiamo.. e dopo pochi chilometri ci aspetta la traversata, ma siamo in fila: davanti a noi otto vetture aspettano il loro turno. Una di queste, un pullmino bianco, mentre sta salendo sulla chiatta, rimane impantanato con le ruote posteriori nell' acqua.... panico generale! Diversi tentativi del tutto inutili vengono sperimentati e, dopo un' ulteriore attesa di un' ora e mezzo, arriva come per miracolo una seconda chiatta: compieremo la traversata in pochi minuti... ma quelli del pullmino sono ancora la'!
Finalmente sulla strada principale, il bache' inizia la sua corsa verso nord, con noi stipati e sudati sopra.
Trascorrono le ore ed i chilometri, finche' le due gemelle si addormentano e cala la sera. Ora fa un gran freddo, ma dobbiamo resistere: raggiungiamo Sevare' in piena notte, salutiamo Roland che prosegue verso Mopti, prendiamo un taxi e ci facciamo accompagnare in albergo. All' Oasis hotel montiamo la tenda sul tetto, mangiamo qualcosa e ci ritiriamo.
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