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Martedi' 23 Dicembre
Sevare' non offre nulla, cosi', dopo aver approfittato della presenza di una banca per cambiare un po' di euro nella moneta locale, ci incamminiamo verso la gare routier da dove partono i taxi per Bankass.
Ma quando arriviamo a quella da cui partono i taxi per Bandiagara, succede qualcosa che segnera' i nostri prossimi giorni: all' ombra, infatti, in attesa di partire c'e' una famiglia di francesi... alla quale ci aggrappiamo letteralmente per fuggire all' aggressione di 4 o 5 figuri che parlano tutti insieme, toccandoci e proponendoci ogni cosa: una guida per le terre dei dogon, minerali dogon, braccialetti e non so cos' altro! Dopo un po' riusciamo a capire, nella gran confusione, che i francesi stanno partendo per Bandiagara e da qui prenderanno un altro mezzo per Djiguibombo, da dove inizieranno il trekking. Ci pare una buona soluzione, cosi' compriamo anche noi i biglietti ed iniziamo una nuova lunga attesa. I francesi partono dopo pochi minuti, poiche' il loro taxi e' gia' pieno; noi partiremo di li' a due ore, stipati in nove su una normale autovettura!
Arriviamo a Bandiagara, covo dei piu' accaniti esemplari di guide per le terre dei dogon! Se riescono a "catturarti"... ti nascondono agli occhi delle altre guide per non farsi scappare dei clienti. E' dura lotta fra di loro, e' il loro modo di guadagnarsi da vivere, ma noi restiamo dell' idea di voler tentare da soli il trekking. Ad ogni modo, dobbiamo cercare di raggiungere Djiguibombo e per fortuna troviamo di nuovo la famiglia francese: saliamo con loro su un pullmino che parte quasi subito. L' asfalto finisce e ci immettiamo su una pista che si fa sempre piu' bella, affiancata da splendidi baobab davvero enormi e da manghi dalle foltissime chiome ombrose. Alcune persone ci salutano ridendo.
In una mezz' oretta arriviamo in vista del villaggio di Djiguibombo, tutto recintato da un muro alto circa 2 metri e con le tipiche casine di fango ed i granai dal tetto di paglia. Qui scendiamo, e veniamo immediatamente risucchiati da un nugolo numerosissimo di bambini: tutti ci vogliono toccare le mani, ridendo felici per questa novita' nelle loro vite!
Accanto all' autista del pullmino, era salito durante il percorso un ragazzo alto, con occhiali da sole e aria da cittadino: ora, questi non ci vuole far partire, inventando sciocchezze del tipo che " e' vietato entrare nella terra dei dogon senza una guida" oppure che "la gente ci fara' delle maledizioni se ci vede andare in giro da soli"! Anche i francesi volevano provare ad andare senza guida, quindi lasciamo volentieri che Diego, il padre di famiglia che ha vissuto diversi anni in Africa, parli con questo tizio. Cerca in tutti i modi di convincerlo a lasciarci andare, ma senza alcun risultato!
Alla fine ha un' idea geniale: sara' il capo del villaggio a decidere se lasciarci passare o meno! La figura del capo, infatti, riveste un ruolo ancora importantissimo presso i dogon, ed anche questo tizio prepotente si dice daccordo ad accettare la sua decisione. Entriamo quindi in un ampio cortile e ci sediamo all' ombra; il capo, un anziano dal sorriso affabile, si siede fra noi e, una volta venuto a conoscenza del problema, si esprime cosi': "Ho capito che non trovate simpatico questo ragazzo, percio' vi chiamero' un ragazzo del mio villaggio: sara' la vostra guida e nessuno vi disturbera' piu'!". Compare subito un ragazzino dal viso buono e timido: si chiama Borgo' ed ha 14 anni; dopo le parole del vecchio, si allontana dicendo: vado ad avvertire mia madre.
Siamo felicissimi di esserci liberati del prepotente, e partiamo di buon grado lungo la pista, sotto un sole micidiale: sono le 2 del pomeriggio.
Dopo pochi chilometri abbandoniamo la pista per un sentiero fra le rocce; ci troviamo in breve sul bordo della falesia e guardiamo in basso una pianura piatta che si perde all' orizzonte, chiara e puntellata di cespugli ed alberini verdi. Iniziamo a scendere seguendo un sentiero stretto, roccioso e pittoresco, rallegrato dalla presenza di diversi gruppi di donne che, coi loro carichi sulla testa, salgono verso la falesia. Sfilano accanto a noi ridendo come matte ed ognuna ci stringe la mano: ottima impressione di questo popolo, dopo la prepotenza dei bambara di citta'!
Verso le 4 giungiamo alle porte di Kani-Kombole', che ha una bellissima moschea, piccola ma perfetta. Borgo' ci spiega che, in due periodi dell' anno, i cristiani possono entrarci... ed i musulmani possono entrare nelle chiese: fantastico!
In realta', i dogon, un tempo ormai lontano, erano tutti di religione animista; oggi, invece, si sono dovuti convertire all' islam per motivi di commercio (perche' nelle citta' sono tutti islamici e questi commerciano solo con gli islamici!), mentre alcuni hanno scelto di convertirsi al cristianesimo forse per la presenza di missioni cattoliche anche in queste zone. Ad ogni modo, i dogon hanno mantenuto alcune tradizioni tipiche del mondo animista, senza scendere a compromessi con islamici (infatti producono e bevono in gran quantita' la birra di miglio) o cattolici (continuano infatti a mutilare i genitali sia dei bimbi sia delle bimbe).
Dopo una breve pausa, proseguiamo il nostro cammino, che si snoda fra campi coltivati a cipolle in pianura: abbiamo la falesia alla nostra sinistra e procediamo verso nord. Parallela al nostro sentiero corre una pista di terra rossa, su cui passano qualche jeep e qualche motorino. Magnifici baobab lasciano pendere dai rami piu' alti i loro frutti, che i bimbi raccolgono, lasciano essiccare e poi lavorano in superficie dando vita a bellissimi "strumenti musicali"!
Al calar della sera giungiamo alle porte di Teli, le cui costruzioni si avvicinano alle rocce rosse della falesia per arrampicarcisi perfino sopra. Entriamo in un campament e ci rilassiamo su bellissimi sdrai tutti di legno.
Ogni villaggio dogon ha uno o piu' campament per turisti: qui si puo' mangiare, bere e dormire e l' ospitalita' e' sempre eccezionale. Si puo' scegliere se dormire dentro le semplici ma calde stanzette oppure sui tetti: noi abbiamo la nostra tenda e cosi' dormiremo sempre sui tetti! Le scalette per accedere ai "piani alti" sono stupende: tronchi appoggiati ad uno dei muri esterni, su cui sono stati ricavati dei gradini irregolari. Artigianali e bellissime!
Ceniamo dunque tutti insieme e restiamo a chiacchierare sotto un cielo stellato niente affatto disturbato da fonti di luce; il villaggio, infatti, e' completamente immerso nelle tenebre!
Mercoledi' 24 Dicembre
Alle 6 e 30 siamo pronti per la colazione e assistiamo alla frittura di palline di miglio che rappresenteranno l' unico nostro alimento mattutino durante la permanenza nella falesia. Si chiamano bigne' e sono buoni anche se senza zucchero.
Partiamo alla visita del villaggio, o meglio alla parte antica di questo, raccolta in una fessura orizzontale della montagna, davvero pittoresca! Salendo la roccia ci ritroviamo in un mondo che ci pare ormai perduto, abbandonato ma che mantiene intatto fascino ed un pizzico di mistero. Vivevano quassu', aggrappati alla roccia come tanti uccelli, per difendersi dagli animali feroci; ora non ci sono piu' pericoli e stanno scendendo percio' sempre piu' a valle, abbandonando gradualmente le pendici rocciose, che rimangono pero' intatti pezzi di storia! Purtroppo, alcuni mercanti senza scrupoli hanno approfittato della ingenuita' dei dogon rubando loro porte e finestre di legno scolpite, che oggi non sono dunque piu' visibili nel loro contesto originario. Pensate che sono stati addirittura costretti, in alcuni casi, a mutilare bellissime sculture di legno per non farsele rubare: roba da matti!
Camminiamo e scopriamo piccoli granai con l' interno diviso in quattro stanze per contenere quattro tipi di cereali, costruiticome palafitte sorrette da pietre o da legni per evitare che il prezioso contenuto marcisse; le case per le donne con le mestruazioni, dove dovevano stare rinchiuse a ricamare; la casa di un cacciatore che ha "incollato" ad una parete i teschi di alcune sue vittime, prova tangibile dei suoi racconti alla gente del villaggio.
Si riprende il cammino verso nord e presto entriamo in un nuovo villaggio: il suo nome e' Ende' ed e' famoso per i suoi tessuti. Vari uomini stanno infatti colorando e ricamando bellissimi tappeti, con colori che tendono al giallo ed al marron, in un vortice di mille sfumature che ci incantano e ci inebriano! Percorriamo le strette viuzze, tutte tappezzate di splendidi tessuti, fino al campament, dove ci verra' servito il pranzo. All' ombra ci rilassiamo leggendo, scrivendo o guardandoci intorno, felici di essere qui.
Al pomeriggio ci aspetta una tirata incredibile, di quasi 12 km, che ci portera' di nuovo sulla sommita' della falesia. Attraversiamo un paesaggio all' inizio un po' monotono, piatto, secco, in pianura. Poi percorriamo il letto asciutto di un fiume, dalla soffice sabbia di un tenue color rosa, splendido alla luce che sta lentamente scemando. Alcuni baobab ci rallegrano con i loro tronchi levigati. Ho letto sulla guida che questi alberi sono enormi cisterne d' acqua, essendo cavi all' interno, per cui sono preziosi durante i periodi piu' secchi!
Arriviamo con le ultime luci del giorno a Begnimato, villaggio posto in posizione spettacolare, fra rocce che si stanno infuocando al tramonto. Giusto il tempo per montare la tenda, poi si cena tutti insieme. Quando calano le tenebre, le uniche luci sono le piccole lampade ad olio sui tavoli dei turisti.
E' la notte di Natale e a Begnimato c'e' una chiesetta; a mezzanotte si celebra la messa, ma noi siamo distrutti e ci perderemo questo rito africano.
Giovedi' 25 Dicembre
I tamburi hanno suonato per buona parte della notte e noi siamo un po' rintronati. Ma ecco che nasce un nuovo giorno e siamo curiosi di scoprire dove ci troviamo. Sotto uno splendido sole, ci guardiamo attorno: enormi torrioni di roccia rossa ci circondano, lastroni neri splendidamente piatti ai nostri piedi, un bel villaggio con tante casine dai tetti conici di paglia. Lo attraversiamo per andare verso il bordo della falesia, faticosamente risalita ieri sera, e che ora ammiriamo dall' alto in tutta la sua lunghezza: un lungo serpentone di roccia che si eleva sulla pianura gialla punteggiata di verde. Splendido panorama e tante foto.
E' tempo di ripartire; oggi rimaniamo sulla falesia e camminiamo dapprima sulla roccia, poi su durissima terra rossa ed infine su erba giallissima. Attraversiamo due piccoli villaggi portandoci appresso nugoli di bambini meravigliosi ogni volta. In uno di questi c'e' una diga che mentiene l' acqua in un laghetto piuttosto vasto, che serve per irrigare i campi delle cipolle, i cui verdissimi germogli possiamo osservare tutto intorno.
Dopo due ore e mezzo di marcia arriviamo al villaggio di Dourou, dove ci sdraiamo sugli sdrai all' ombra. Qui salutiamo i nostri amici francesi: Diego, Alix, Celine, Pablo e Gilles tornano infatti a Bandiagara per proseguire verso il nord del Mali, mentre noi vogliamo proseguire nella scoperta della falesia.
Dopo una lunga discussione con alcune guide super aggressive che non ci vogliono lasciar proseguire con Borgo' (solo perche' lui e' ancora piccolo cercano in tutti i modi di intimidirlo... ma alla fine in un qualche modo la spuntiamo noi..... ed e' via libera!!) partiamo lungo una pista che abbandona velocemente Dourou per avvicinarsi ad uno spettacolare canyon, che attraverseremo per tutta la lunghezza scendendo lentamente a valle. Sulle pareti a picco si distinguono le spettacolari abitazioni del popolo che abito' questi posti prima dell' arrivo dei dogon, i tellem. Erano di statura molto bassa, tipo i pigmei, e costruivano le loro case in luoghi all' apparenza inaccessibili, in piccoli anfratti della roccia verticale, per proteggersi dalle belve feroci che un tempo infestavano le vallate.
Non siamo soli: si sono aggregati a noi Lawrence ed Evenich, francesi della Bretagna. Verranno con noi sino a Sanga, dove saluteremo anche Borgo'.
Lungo il sentiero ripido scendiamo spesso su scalette di legno, incrociando molte donne cariche di merci; tornano ai loro villaggi dopo essere state tutto il giorno al mercato del villaggio che vediamo dall' alto: Nombori. Vi giungiamo presto, dopo esserci fermati un paio di volte per dare del collirio ad una bimba dagli occhi rossissimi e della pennicillina ad un' altra bimba con un' ulcera sulla gamba.
Sentiamo la musica provenire dalla zona del mercato, ed infatti c'e' una festa! Ragazze e ragazzi con i loro abiti piu' belli danzano formando un ampio cerchio intorno ai musicisti. Bellissimi gli strumenti, ricavati tutti dalla natura, come una specie di zucca vuota con tante conchiglie legate attorno che saltellano felici creando un suono soave e ritmico!
Dormiremo al campament Baobab, arrampicato sulle rocce. Ben presto i nostri occhi vengono catturati dallo spettacolare tramonto che infuoca il cielo mentre il profilo scuro di alcune acacie si
pennella sullo sfondo come in un magico dipinto su tela.

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia
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