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Venerdi' 26 Dicembre
Prima di ripartire da Nombori, facciamo una richiesta a Borgo'. Dalla Lonely Planet, infatti, impariamo che in questo villaggio si puo' fare visita all' hoggon, ovvero il vecchio saggio; cosi', muniti di grosse noci di cola precedentemente comprate al mercato, ci arrampichiamo tutti insieme alla sua casa. Un vecchio ormai cieco siede all' ombra di un grande albero, chissa' quanti anni ha ..... e quante cose ha visto cambiare in seno al suo popolo. Gli diamo la mano, lasciando in essa cadere le noci, e quando lui se ne accorge ride contento e ci fa ogni sorta di benedizione, che Borgo' prontamente ci traduce.
Nell' attraversare il villaggio incontriamo il togu-na, la casa della parola dei dogon. Rappresenta l' elemento fondamentale di ogni villaggio, il primo ad essere costruito. Sotto il suo tetto si radunano gli uomini per discutere di problemi, di matrimoni e insomma di tutto cio' che concerne la vita sociale. Non e' molto alto, cosicche' le persone devono restare sedute affinche' le parole che escano dalle loro bocche siano parole di verita'.
Abbandoniamo Nombori e ci dirigiamo verso Tireli, che raggiungiamo a meta' giornata dopo aver camminato su di un sentiero spettacolare fra enormi baobab, manghi e tamarindi. Incontriamo vari bimbi che ci prendono per mano; uno di loro ci mostra fiero la bicicletta che ha costruito servendosi esclusivamente di bacchetti di legno: potenza dell' ingegno!!
Tireli si mimetizza perfettamente con la montagna ed offre scenari splendidi. Ci riposiamo su di un bel terrazzino all' ombra, in un silenzio rotto soltanto da qualche risata fanciullesca e da qualche raglio di asino.

Quando il caldo piu' torrido e' passato, riprendiamo il cammino. Sono le 3 e strada facendo compriamo alcuni oggettini di legno dai bambini che ce li offrono supplicandoci con i loro grandi occhioni. Sappiamo che quelli di ebano non sono fatti qui, poiche' non ci sono tali alberi, e che loro li aquistano da artigiani per esempio del Burkina Faso... ma sono cosi' belli che non resistiamo!
Passiamo accanto ad Amani, che non visitiamo. Appena fuori dal villaggio c'e' una pozza-attrazione turistica con tanto di cartelli che pubblicizzano la presenza di coccodrilli. Per avvicinarsi bisogna pagare e noi proseguiamo oltre, tanto i coccodrilli non ci sono, ci dice Borgo'!
Appesi agli alberi notiamo numerosi feticci che la gente dei villaggi fa o fa fare agli stregoni per allontanare maledizioni o attirare su di se' qualche spirito benigno. Oggigiorno, tali credenze non sono piu' cosi' vive fra i dogon, convertiti a religioni assai diverse dalla loro originaria; loro pero' continuano a sentirsi animisti in fatto di donne, bambini e birra. Insomma si puo' ben parlare di africanizzazione dell' islam!
Il sentiero corre parallelo alla falesia che in questo tratto e' davvero bellissima, a picco sulla valle e di uno splendido colore caldissimo. Iniziamo a scorgere le propaggini meridionali di Ireli, le cui casupole di fango sembrano cercare nell' intimo abbraccio con la roccia una sorta di protezione: fanno tenerezza!
In breve attraversiamo alcuni campi di cipolle dove uomini chini sulle verdi piantine si alzano per salutarci; entriamo quindi nel campament che si apre immediatamente in un vasto cortile interno. Ai muri delle case sono appoggiate fantastiche sculture di legno: rappresentano uomini, donne e coccodrilli e sono in vendita. Inutile dire che le lasceremo li'... i nostri zaini sono gia' abbastanza pesanti, ma faremo loro diverse foto.
Montiamo la tenda sul tetto, ci concediamo l' enorme lusso di una doccia (fredda) e siamo pronti per la cena a base di pasta con sugo di pomodoro e pezzi di pollo, annaffiando il tutto con un inaspettatto goccio di vero bordeaux francese portato da Evenich!!

Sabato 27 Dicembre
Dopo colazione ci portiamo in alto sulle pendici della falesia, nel cuore di Ireli. Troviamo uno dopo l' altro numerosi mercatini allestiti per i turisti: oggetti grandi e piccoli di legno, stoffa, ciotole, frutti di baobab, le famose serrature dogon e le miniature delle ancor piu' famose porte dogon: tutto assolutamente bellissimo! Scattiamo molte foto, e dopo una in particolare qualcuno ci urla dietro che bisogna pagare per fotografare li'. Sborsiamo senza scomporci qualcosa come 1 euro e mezzo e le anime si quietano immediatamente: d' altra parte siamo a casa loro, no?
Continuiamo a salire; oggi il cammino ci portera' a Sanga, il villaggio dogon piu' grande ed abitato di tutta la falesia. Per arrivarci ci arrampichiamo in una gola scura, incontrando alcuni gruppi di turisti che vanno in senso opposto al nostro. Sbuchiamo poi in un ampio vallone roccioso, nero, lucido e bellissimo che seguiamo in direzione nord.
Fa molto caldo e beviamo spesso: in tutti i villaggi finora incontrati abbiamo trovato bottiglie di acqua minerale, cosi' le pastiglie di micropur portate per disinfettare l' eventuale acqua dei pozzi sono sempre rimaste in fondo allo zaino! Si trovano sempre anche coca cola e bevande gasate a base di ananas o di mela.
Gradualmente il suolo roccioso lascia il posto ad un terreno morbido, ricoperto di erbetta secca ma verdina e vediamo sempre piu' vicine le prime abitazioni di Sanga. Come arriviamo, veniamo circondati da una miriade di venditori di ogni eta': hanno energia da vendere mentre noi siamo molto stanchi. Decidiamo di concederci un buon pranzo ed attraversiamo in fretta il villaggio, alla volta dell' hotel campament Guinna. E' un complesso piuttosto grande e ci riposiamo all' ombra del suo bel cortile verdeggiante, finalmente liberi dagli agguerriti venditori. Offriamo quindi il pranzo a Borgo' e poi via di corsa al mercato.
A Sanga si tiene infatti un coloratissimo mercato ogni 5 giorni e noi siamo fortunati. Nella grande piazza centrale si sono radunate decine e decine di persone, si sono sedute a terra, hanno aperto i loro teli ed hanno esposto tutti i loro averi. Odori, colori, volti, suoni.... e mille "no, merci!" da parte nostra. Alla fine della giornata siamo stravolti e ci restano appena le energie per salutare i due francesi e la nostra petit guide, Borgo'. Insieme, si dirigono verso il taxi che li portera' a Bandiagara. Noi li osserviamo allontanarsi dalla cima del nostro tetto.
Domenica 28 Dicembre
Decidiamo di riposarci qui un intero giorno. Leggiamo, guardiamo la vita dall' alto del nostro tetto, mangiamo. Nel pomeriggio usciamo dall' hotel per scrutare i dintorni di Sanga, che non offre gran che'. Attorniati dai soliti bimbi curiosi e speranzosi di ottenere qualcosa, ci portiamo fin sull' orlo della falesia ed osserviamo in silenzio il sentiero che scende a valle fra bei terrazzi rocciosi. Lo seguiremo domani mattina, per il momento torniamo sui nostri passi, chiacchierando coi bambini che ridono per ogni cosa.
Lunedi' 29 Dicembre
Partiamo e subito ci si incollano diverse persone. Parliamo con un ragazzo e con lui ci mettiamo daccordo: ci fara' da guida fino al villaggio di Youga-na, a circa 12 km da qui. Il sentiero offre vedute mozzafiato sulla valle sottostante, dove si riconosce il sottile nastro di una pista. Lasciamo alla nostra sinistra il villaggio di Banani ed all' incrocio dove la maggior parte dei turisti gira a destra, noi giriamo a sinistra. La pista corre fra distese sabbiose su cui il procedere e' lento e faticoso. Il sole picchia sulle nostre teste e ad ogni piccolo villaggio che incontriamo ci fermiamo a bere ed a riposare.
Infine giungiamo a Youga-na, paghiamo la guida che riprende la via di casa e ci abbandoniamo su di un invitante materasso colorato alla magnifica ombra di una stanza del campament.
Nel tardo pomeriggio veniamo fatti spostare in una stanzetta vicino alla toilette (risultera' fondamentale tale vicinanza durante la notte..... purtroppo!), montiamo la tenda sul tetto e subito dopo si alza un forte vento: e' l' harmattan, il vento del Sahel, che arriva dal deserto del Sahara e porta con se' calura e sabbia.
Ceniamo, per la prima volta da quando siamo in terra dogon, da soli e ci pare la cosa piu' romantica del mondo!
Assai meno romantica sara' la dissenteria che mi colpira' nella notte..... e che mi trascinera' in un vortice di oblio febbricitante che e' meglio non ricordare!
Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia
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