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Namibia - Parchi e remoto Kaokoveld 4x4 PDF Stampa E-mail
Scritto da Taddy e Gloria   
Indice degli Articoli
Namibia - Parchi e remoto Kaokoveld 4x4
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Sabato 28 Dicembre
Svegli poco prima dell’ alba, optiamo per partire subito verso nord. Nostra meta di oggi e’ la localita’ piu’ turistica dell’ intero Kaokoland: EPUPA FALLS. La pista e’ buona e molto bella, ora bianca, ora rossa; la vegetazione e’ rigogliosa ...ed ogni tanto da dietro un albero sbuca una ragazza appartenente al gruppo etnico degli HIMBA! E’ il nostro primo contatto con loro e restiamo affascinati!!

Il Primo Contatto con gli HimbaGli Himba rappresentano quella parte di popolazione indigena che non ha mai voluto sottomettersi ai regimi coloniali e che gli zelanti missionari cattolici, nel corso degli anni, non sono riusciti a convertire. Meno male...altrimenti il mondo avrebbe perso per sempre un altro piccolo pezzetto della sua storia!!
Lungo la pista incontriamo solo donne e bambini, poiche’ gli uomini sono impegnati in quella che rappresenta la loro principale attivita’: la pastorizia. Gli Himba, infatti, vivono ancora come secoli fa: allevano capre, pecore e qualche mucca, raccolgono frutti e tuberi e riescono ancora ad essere semi-nomadi!
Le donne hanno mantenuto il loro delizioso ed inconfondibile costume tradizionale, costituito da una corta gonna con piu’ strati di pelle di capra e da diversi monili realizzati con conchiglie, pelle e ferro (talvolta anche con coloratissime perline colorate!). Inoltre, usano cospargersi la pelle di tutto il corpo con una “crema di bellezza” a base di okra, cenere e grasso animale, che le dipinge di uno spettacolare colore rosso! Molte di loro cospargono di questa crema anche i capelli, i gioielli ed i vestiti. Per tale motivo, l’ odore che da esse emana e’ molto forte e risulta sgradito alla maggior parte degli europei...ma vi assicuriamo che ci si fa presto l’ abitudine e che quando non lo si sente piu’ se ne prova nostalgia!!
I nostri incontri con i gruppetti di Himba sono sempre molto vivaci, amano farsi fotografare e si divertono a mettersi in posa; qualcuno di loro si e’ un po’ “svegliato” e chiede un piccolo compenso per ogni foto! Se possiamo darvi un consiglio, portatevi da casa delle caramelle senza zucchero (perche’ non possono curare eventuali carie!) ed aquistate nei negozietti locali pacchetti di farina e bottigliette d’ acqua. Evitate invece di donare cibi e oggetti che non possono trovare a casa loro, per non invogliare sopprattutto gli esponenti piu’ giovani ad abbandonare le tribu’ per un mondo diverso, piu’ comodo o goloso. E’ da far notare comunque che diversi giovani abbandonano le loro tribu’.. ma che quasi il 90% di essi tornano indietro perche’ non riescono ad essere felici nel mondo moderno! E’ davvero una bella cosa.

Himba

Il panorama non e’particolarmente interessante, cosi’ a mezzogiorno siamo gia’ in vista di OMURANGO, il campo dove passeremo la notte, esattamente nella zona detta Epupa Falls (17°00’13”S 13°14’65”E).
HimbaSiamo all’ estremo nord della Namibia, proprio sul confine con l’ Angola. Fra questi due Paesi corre il fiume KUNENE, uno dei piu’ importante dell’ Africa australe.Il campo si trova proprio sulle sue rive ed e’ un sogno per noi, abituati al caldo torrido della pista. Infatti, le Epupa Falls sono immerse in una meravigliosa palmeraia,ombrosa e fresca. A non piu’ di 10 metri dalla jeep corre il fiume, con le sue acque torbide di terre raccolte lungo il percorso e vorticose di correnti nascoste.
Visitiamo dunque le cascate piu’ famose della Namibia. Il salto piu’ alto e’ di 37 metri ed e’ ovviamente piu’ spettacolare quando il fiume raggiunge la portata massima, ovvero in marzo... ma quella che ci si para innanzi e’ gia’ una tale meraviglia che non possiamo non emozionarci! Il Kunene, poco prima del grande salto, si divide in 2 grossi rami, nel mezzo dei quali si trova un delizioso, piccolo angolo di terra di nessuno. Le acque del ramo namibiano cadono fragorosamente in una profonda spaccatura, sopra la quale e’ perennemente visibile un dolcissimo arcobaleno. Tutto il panorama intorno e’ dolce: i colori tenui ma decisi, le caprette che brucano, i bimbi che sguazzano felici. I nostri sguardi vengono attratti inoltre da alcuni mastodontici esemplari di alberi somiglianti ai baobab, dai tronchi lucidi e possenti e dalle fluenti chiome; le loro grosse radici corrono parallele alle pareti a picco sul Kunene.
Alle Epupa Falls si trova un piccolo spaccio, dove si possono trovare bibite, birre, biscotti ed altre poche cose. Non si trova invece nessuno che ti vende benzina.
Alla sera si cena tutti insieme intorno ad un lungo tavolo: siamo appena in una ventina di turisti e si sta divinamente! Il cibo e’ ottimo e presto si inizia a scambiare qualche parola con gli altri commensali, quasi tutti sudafricani e tedeschi. Ci sconsigliano di attraversare in solitaria il passo forse piu’ “temuto” del Kaokovelt (versione in tedesco del termine Kaokoland). Mi riferisco al VAN ZYL’S PASS, che separa gli altipiani del Kaokoland dalle vaste distese erbose di MARIENFLUSS, nostra meta dei prossimi giorni. Questa pista, in effetti, e’ molto ripida, impegnativa per chi guida, lenta (5 Km orari nel punto piu’ difficile) e disseminata di rocce aguzze davvero pericolose per le gomme! Tuttavia, e’ molto panoramica e, a detta di tutti quelli che l’ hanno percorsa, stupenda!
Percorrerla da soli, pero’, puo’ essere pericolosa, in quanto il “traffico” da quelle parti e’ veramente scarso (se va bene, in questo periodo dell’ anno, passa un’ automobile ogni 7, 8 giorni); cosi’, pur essendo totalmente autosufficienti per una quindicina di giorni, decidiamo di raggiungere la valle del Marienfluss seguendo una pista che corre un poco piu’ a sud, meno pericolosa e ripida: OTJIHAA PASS.

Domenica 29 Dicembre
Ci svegliamo anche oggi prima dell’ alba e partiamo subito dopo colazione. La pista che seguiamo e’ la medesima di ieri, fino ad Opuwo. Qui, si imbocca la pista che lentamente sale al passo Otjihaa (1200 metri), passando da un paesino chiamato ETANGA (17°51’89”S 13°01’67”E), ed attraversando un panorama un po’ monotono di alberini bassi. Durante il lungo tragitto, che impegnera’ tutto il giorno, ci fermiamo per visitare e fotografare da vicino le capanne di un villaggio Himba, momentaneamente abbandonato. Sono costruzioni rotondeggianti, basse, composte da uno scheletro di legna e rivestite di uno spesso strato di terra secca secca; ci divertiamo ad immaginare la vita delle persone fra queste buffe case che sembrano uscite da una fiaba!Epupa Falls
Nei pressi di un importante incrocio (il nostro fedele Gps ci indica che a destra si trova il famigerato Van Zyl’S pass, mentre a sinistra c’e’ il “nostro” passo! 17°47’00”S 12°57’80”E), facciamo la conoscenza con due ragazzine Himba, che forse piu’ di tutte le altre ci rimarranno nel cuore. Non appena ci fermiamo per meglio consultare le mappe, ci si avvicinano, curiose. Una delle due e’ una vera esplosione di esuberanza e ci riempie di gioia osservarla, mentre cerca di comunicare con noi a gesti e piccoli suoni gutturali. E’ sempre lei che mi sfila per prima, subito seguita dalla sua “socia”,delicatamente gli occhiali da sole dal viso e se li porta agli occhi: io rimango di sasso e non riesco ad oppormi...conoscera’ qualcosa che non appartiene al suo mondo, ma come si fa ad evitarlo? Rimaniamo qualche minuto ad osservarle, mentre alzano gli occhi al cielo lanciando acuti gridolini di sorpresa! Poi ci chiedono dell’ acqua.. e ancora una volta restiamo fulminati dal vederle bere: nella frazione di un solo secondo, si sono gia’ scolate mezzo litro a testa come fosse un bicchierino!!!
Improvvisamente pero’, mentre curiosano avide nell’ interno della jeep, iniziano ad urlare spaventate e con un balzo scappano via. Gelati dal loro inaspettato comportamento, iniziamo a cercare la causa di tanto terrore...per trovarla dopo breve! Hanno semplicemente scorto una grande fotografia sulla copertina di una rivista, raffigurante un bel ghepardo!!! Non avendo mai visto la carta stampata, non potevano certo immaginare che quello li’ non fosse un ghepardo reale ma solo una sua rappresentazione! Ragazzi, che esperienza! Davvero qui pare di essere stati catapultati nella preistoria!
Salutiamo le due ragazze, per riprendere la strada. Dopo poco, incontriamo due donne intente a “lavarsi i denti” con dei bastoncini. Portano in testa un buffo copricapo di pelle che indica che sono “sposate”; posano serie per una nostra foto.
Superato il passo, il panorama si apre, trasformandosi in morbide colline gialle, con uno sfondo di nuove montagne. Su queste colline cerchiamo ORUPEMBE, indicato sulla mappa con un grosso punto rosso. Per questo , ci aspettavamo di trovare un paese, tipo Opuwo...ed invece ci troviamo di fronte un bel pozzo! Su queste selvagge alture, infatti, non si trovano paesi ed i punti importanti sono proprio i pozzi!!(18°11’04”S 12°53’26”E)
Divertiti dalla recente scoperta, seguiamo le zelanti indicazioni per il campeggio di Orupembe; una seria di bassi cartelli ci spinge verso il letto in secca di un fiume: ecco il campeggio! Nessuno in vista; non un guardiano, non un turista: siamo soli in mezzo al nulla piu’ assoluto. Che esperienza, l’ Africa!!
Ci sistemiamo per la notte, guardandoci le spalle l’ un l’ altro, nel timore “frizzante” di veder comparire un leone o un ghepardo!

Lunedi’ 30 Dicembre
Questa mattina, una gradita sorpresa ci attende. Mentre facciamo colazione, infatti, alle nostre spalle compare un ragazzo Himba (uno dei pochissimi uomini Himba incontrati!), vestito di beige. Molto timidamente, questi si avvicina a noi e rimane in silenzio; dopo poco comprendiamo che si tratta del “guardiano” del campeggio... che altri non e’ se non un pastore della zona che, tutte le mattine, accompagnando le mucche al pascolo, passa da qui e, se ci sono turisti, riscuote la tariffa (intorno ai 5 euro per entrambi)!
Per cortesia, gli offriamo un caffe’ ed alcuni biscottini, e restiamo ad osservarlo in rispettoso silenzio mentre consuma tutto felice questa certo inaspettata colazione. Successivamente, egli ci dona un piccolo rinoceronte di legno che lui stesso ha creato, facendoci cosi’ un regalo speciale che ora “troneggia” nella nostra sala!
Partiamo nuovamente verso nord, alla scoperta della selvaggissima valle di Marienfluss. La pista e’ piatta e veloce, correndo fra immensita’ gialle dorate, dove brucano mucche, capre e qualche raro springbok. Quindi inizia a salire, superando un passo pietroso.

Verso il Red DrumOltrepassata la montagna, ci si rituffa a valle, ancora nel bush, fino ad un incrocio importante denominato RED DRUM (17°47’76”S 12°31’38”E).
Ci troviamo a cavallo di due vallate; quella da cui proveniamo e quella detta di HARTMANN. Un vivace bidone rosso segnala l’ incrocio, oltre a dare il nome alla zona.
La nostra attenzione, a questa punto, viene attratta da un gruppetto di persone all’ ombra di alcuni alberoni. Si tratta di una corpulenta donna Himba e di due suoi bimbi. Si capisce che sono maschietti per la caratteristica testolina rasata con solo un’ esile crestina al centro, che ricorda quella dei mohicani! La donna ci saluta nella sua lingua (qua siamo lontani davvero dalla civilta’ come la intendiamo noi, per cui non c’e’ proprio altro modo di comunicare se non usando la mimica!), poi ci mostra il piedino ferito del bimbo piu’ piccolo: ci sta chiedendo aiuto! Purtroppo, noi non siamo medici, e non potevamo certo immaginare che si trattasse semplicemente di un’ ulcera tropicale...e che per guarirla subito e definitivamente sarebbe bastato applicarci sopra un poco di polvere di pennicillina. Cosi’, l’ abbiamo medicato con acqua ossigenata, un antinfiammatorio per bocca ed un calzino per proteggerlo dalla polvere. Non sara’ servito a molto, ma abbiamo fatto del nostro meglio. Una cosa comunque l’ abbiamo imparata: d’ ora innanzi, in valigia sara’ sempre presente la pennicillina!!
Dopo aver donato della farina alla donna, ci allontaniamo seguendo la pista che si dirige decisamente verso nord, ad incontrare nuovamente il fiume Kunene. Siamo spostati molto piu’ ad ovest rispetto alle Epupa Falls, quindi potremo vedere il fiume da una nuova angolazione.
Ed eccoci arrivati nella zona chiamata Otyinungwa! Troviamo il campeggio dopo esserci soffermati a guardare un grazioso cartello di legno con un esplicito disegno, che ci mette in guardia dagli abitanti piu’ temuti delle acque africane: i coccodrilli! In realta’, non avremo modo di vederne alcuno, e questo un po’ ci dispiace. Ad ogni modo, il panorama sull’ Angola e’ spettacolare e restiamo a lungo pensierosi, osservando quelle terre che assomogliano tanto a queste, ma dove purtroppo, si celano tante orribili mine.

Fiume Kunene e L'Angola

In questo senso, la Namibia e’ veramente un Paese fortunato, trovando come unica regione “pericolosa” quella del CAPRIVI, a nord-est, dove gruppi di separatisti e di profughi angolani della guerra civile, determinano una poco tranquillizzante situazione di “turbolenza”. Questo non toglie comunque la possibilita’ di spingersi a visitare anche questa zona, con la raccomandazione di non uscire dalle piste per le eventuali mine.
Tornando al campeggio OKAROHOMBO (17°14’42”S 12°26’10”E), proprio sulle rive del fiume, vi diremo che si tratta semplicemente di una zona recintata con dei bellissimi ed ombrosissimi alberoni. E’ selvaggissimo anche questo, fatta eccezione per un piccolo villaggio Himba appena fuori, dal quale sentiamo provenire dolci note musicali, battere di mani e colpi sui tamburi sul finire della giornata!
Come consiglio a chi si dovesse spingere fin qui, indichiamo la possibilita’ di seguire una pista che si dirige ad ovest, correndo quasi parallela al fiume, su una serie di divertenti “montagne russe” naturali... e che conduce su un piccolo pianoro senz’ ombra, da cui si puo’ godere di una vista fantastica! Si puo’ anche scendere al fiume a piedi... ma attenzione ai coccodrilli!

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia



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