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Venerdi’ 3 Gennaio
Salutiamo il campeggio e riprendiamo la strada per l’ oceano. Fa molto caldo e solo quando arriviamo in vista del mare si inizia a respirare... ma solo per rimpiangere l’ aria soffocante ma almeno profumata di prima!! Infatti , lungo la costa aleggia un terribile odore di pesce andato a male. Avvicinandoci a piedi alla onde (la lunga spiaggiona che segna tutto il confine occidentale della Namibia, non e’ assolutamente bella, di un brutto colore grigio e, appunto, puzzolente!), scopriamo la causa del forte odore: sono i tanti corpicini senza vita di altrettante otarie, morte a causa dei pescatori o per motivi naturali.
Una cinquantina di Km piu’ a sud rispetto a dove ci troviamo ora, infatti, si trova la nota meta di CAPE CROSS, sede della colonia di otarie piu’ numerosa di tutta l’ Africa. Sono molti i turisti che si spingono fin qui per visitarla; noi siamo arrivati al cancello troppo presto e, dato che la nostra meta di oggi e’ piuttosto lontana, decidiamo di proseguire,cercando di immaginare la colonia dalle descrizioni di altri turisti.
Attraversiamo qualche piccolo, colorato ma tutto sommato insignificante paesino di mare (tipo HENTIES BAY), ancora respirando cattivi odori! Quindi entriamo finalmente nel grande Parco del NAMIB, che da’ proprio il nome alla Namibia! Occupato da uno dei deserti piu’ antichi ed aridi del pianeta, inizialmente si presenta come un’ ampia distesa candida punteggiata di radi cespuglietti ed abitata solo (per quello che possiamo osservare noi!) da numerosi e timidi struzzi.
Dopo 100 Km circa,si giunge sul finire del parco ad un passo montano, finalmente immerso in uno scenario nuovo e lunare. Qui, i colori dominanti sono il marron ed il giallo. E’ caldo da mozzare il fiato: a stare fermi si suda copiosamente e la pista e’ molto polverosa. Per tali motivi, ci convinciamo a chiudere i finestrini e ad accendere l’ aria condizionata (fino ad ora tenuta spenta, anche per non incidere sui consumi di carburante, troppo prezioso!!): non la spegneremo fino a sera!
Nel primo pomeriggio, giungiamo alle porte di SOLITAIRE, che consiste in un benzinaio con annesso bar ed in due casine bianche. Ogni viaggiatore diretto all’ oasi di SOSSUSVLEI si ferma obbligatoriamente qui, dopo tanti km di nulla, se non altro per bere qualcosa di fresco e per riempire il serbatoio dell’ auto. Affisso al muro dietro alle pompe, si trova una piccola lavagna dove qualcuno ogni giorno scrive le notizie piu’ importanti dal resto del mondo! Sara’ fatta per noi italiani, che neppure in vacanza riusciamo a staccare completamente il cervello...ma noi due rimaniamo un po’ scossi nel renderci improvvisamente conto che il resto del mondo esiste ancora! Siamo infatti ancora completamente assorbiti dall’ Africa, dalle sue cose semplici eppure fondamentali, esistenziali...che fatichiamo molto ad immaginarci di nuovo in Italia!
Raccimoliamo le ultime forze per spingerci fino a SESRIEM, dove ci aspetta un campeggio con piscina, alle porte del deserto, punto ideale per iniziare la perlustrazione delle famose dune del Namib. Sono le 18 ed il caldo non da’ tregua: cercando riparo all’ ombra dal vento bollente, ci divertiamo ad osservare i volti dei diversi turisti che vagano qua e la’, tutti allucinati!!!
Vi consigliamo di prenotare un tavolino al ristorante del lodge che si trova accanto al campeggio: organizzano un buffet fantastico in un giardino incantevole, godrete del fresco delle ore serali con lo sguardo perso in un cielo infuocato. Le nere sagome degli alberi stagliati contro il rosso, vi faranno esclamare:” ecco la vera Africa!!”
Sabato 4 gennaio
Alle 4 e 30, il campo e’ gia’ tutto in fermento! I turisti si riversano a decine sulla strada (orrendamente ed insensatamente asfaltata) che, in una sessantina di km, conduce alle fotografatissime dune di Sossusvlei. Noi facciamo un poco tardi e l’ alba ci coglie mentre percorriamo il nastro scuro fra le rosse dune circostanti. Fra queste, spicca la DUNA 45 (detta cosi’ perche’ si trova a 45 km dall’ ingresso del parco), su cui si notano tanti puntini scuri: sono tante persone che l’ hanno scalata per godere dell’ alba sulle altre dune! Noi ce la lasciamo alle spalle, per il momento: torneremo a vederla quando sara’ vuota, sola e silente come si addice ad una vera duna del deserto!!
La sabbia di questo deserto e’ originaria del KALAHARI, un altro grande deserto nella confinante Botswana; il fiume Orange l’ ha lentamente trasportata fino al mare e da qui la fredda corrente del Benguela l’ ha depositata sulle coste namibiane. Oggi, le dune coprono un’ area di ben 150 km per 200, ed hanno un colore chiaro, pallido vicino alla costa mentre, mano a mano che si spingono verso l’ interno e sono percio’ piu’ vecchie, assumono una colorazione okra, tipica del Namib.
Ormai l’ alba alle nostre spalle ha rischiarato il cielo e la fugace visione di un istrice “pallonzolante” da’ il buon giorno a questa bella valle. La strada corre dritta verso Sossusvlei, una “pozza” ora in secca ma che si riempie d’ acqua durante la stagione delle pioggie, per la gioia di decine di animali, specie per quelli che amano la sabbia, come lo struzzo e lo springbok.

A destra e a sinistra, enormi lingue sabbiose si avvicinano alla strada, restando comunque sempre distanti da essa almeno 100 metri. Sembrano l ‘ immagine ferma di onde che lambiscono un’ assolata spiaggia caraibica! Sono tutte barcane, ovvero dune che assumono la forma di mezzaluna con la punta rivolta nella direzione del vento e le loro creste perfette si disegnano nitidamente sul cielo ormai blu’.
Superiamo il parcheggio per le auto 2x4 e ci lanciamo sulla pista sabbiosa (ricordate di abbassare la pressione delle gomme!) per raggiungere il parcheggio 4x4. Alcuni alberoni spinosi fanno ombra alle auto parcheggiate (fuorche’ alla nostra!) ma per il resto c’ e’ solo qualche cespuglio giallo e secco. Da qui parte un sentiero a piedi che conduce nella DEAD VLEI, o VALLE DELLA MORTE.
Sono le 7, l’ orario ideale per camminare qui in questa stagione, cosi’ partiamo seguendo alcuni paletti di legno e le innumerevoli impronte sulla sabbia. Si supera una lunga e bassa duna, oltre la quale lo sguardo puo’ finalmente spaziare su una distesa magica che ha del surreale e del tetro assieme: e’ la Dead Vlei! Immera nel rosso bruciato delle dune, infatti, questa ampia vallata e’ di un bianco accecante: sedimenti rocciosi durissimi hanno assunto forme di tante piastrelle pentagonali, ottagonali, circolari, molto coese fra loro o separate da un’ esile linguina di sabbia. Una visione fantastica e quasi allucinogena coglie chi vi cammina sopra: provate a percorrerla tutta, guardando verso il basso.. e raccontateci le vostre impressioni!
L’ aspetto tetro e’ dovuto alla presenza su questa “crosta” di parecchi alberi secchi e nerissimi, ovviamente morti in seguito alla terribile siccita’ che ha dato vita alla valle, ma che sembrano, nella loro mortale immobilita’, decisi a sfidare comunque l’ eternita’!
Torniamo alla jeep, e con essa torniamo alla duna 45. Sono le 9 e non si resiste gia’ piu’ per il caldo; siamo costretti a scattare in fretta qualche foto per poi tornare sull’ auto dove ci aspetta l’ aria condizionata!!
Per il resto della giornata, abbiamo vagato nei dintorni di Sesriem, arrivando fino a Bullsport, ma non trovando panorami particolarmente degni di nota. Verso sera siamo rientrati al campeggio e ci siamo preparati per la notte.

Domenica 5 gennaio
E’ purtroppo giunto l’ ultimo giorno, e trascorriamo l’ intera mattina ad avvicinarci alla capitale. Alle 3 siamo a Windhoek, dopo aver superato l’ incrocio con la strada che, 14 giorni fa, ci ha condotto in una splendida avventura: quante emozioni, quanti ricordi! Oggi abbiamo parlato a lungo di cosa ha significato per noi la Namibia. Molto piu’ di un viaggio, ci ha fatto sentire non turisti ma esploratori, specialmente nelle selvagge terre del Kaokovelt. E’ questa, infatti, la Namibia che ricordiamo di piu’, la Namibia con la N maiuscola, quella priva di attrattive turistiche e proprio per questo ancora integra e vera. La Namibia degli Himba, perche’ questa e’ la loro terra ed e’ meraviglioso vederli qui, a casa loro.
Un viaggio che ha richiesto mesi di preparazione e tanto tempo per imparare ad usare il GPS. Un viaggio un po’ rischioso, come tutte le avventure, quando avevamo paura di rimanere a piedi su quelle belle ma solitarie piste, quando ci spaventava l’ idea che potesse nascondersi sotto ogni sasso un mortale scorpione o che ci venisse meno la salute proprio quando eravamo su quei monti dimenticati dal mondo cosiddetto civile.
Un viaggio che ha saputo tirar fuori da noi una parte che non conoscevamo e che ci e’ piaciuta molto. Insomma, un viaggio difficile da ripetere, ma proprio per questo bello ed unico!
A Windhoek abbiamo svolto le pratiche per la restituzione dell’ auto e poi di corsa all’ aereoporto, dove abbiamo salutato un’ ultima volta questo bellissimo Paese.
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