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THAILANDIA - Bangkok e le isole del Golfo di Siam (Ang thong, Ko Samui, Ko Pha Ngan) PDF Stampa E-mail
Scritto da Scritto da Taddy e Gloria   
Indice degli Articoli
THAILANDIA - Bangkok e le isole del Golfo di Siam (Ang thong, Ko Samui, Ko Pha Ngan)
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Mercoledi' 29 Dicembre
Questo giorno per noi inizia alle 5, quando ci svegliamo nel buio appena rischiarato dalla luna piena che sta tramontando. Carichiamo gli zaini in spalla, chiudiamo col ciappetto rosa la porta, scendiamo con cautela la scaletta. Raggiungiamo in breve la spiaggia e la attraversiamo: anche i cani dormono e non si sente alcun rumore. Purtroppo dobbiamo accendere la moto rompendo l' incanto della notte.
Il fanale anteriore non fa luce, cosi' ci aiutiamo con le nostre torce da testa: siamo pronti!
Iniziamo a salire sulle ripide sterrate, piu' piano del solito nel tentativo di evitare buche e solchi. Lungo una di queste salite la moto esita, si blocca poi con un singulto si spegne. Decido di scendere per alleggerire la moto ... e sprofondo in un solco di 30 centimetri ! Niente di grave, ridendo di gusto ripartiamo.
Poco dopo, lungo un' altra salita, la moto rallenta, il motore gorgheggia e con un lungo e spaventoso "ooooooooh" si spegne ! Inutile ogni tentativo di farla ripartire: e' finita la benzina ... ma se ci avevano detto che col pieno si facevano 80 km ?? Noi ne avremo fatti al massimo 40 ! Stiamo calmi: c'e' sempre la riserva ! Giriamo il rubinetto e, dopo qualche tentativo, sentiamo di nuovo il motore cantare ! Fiduciosi riprendiamo la strada ... ma dopo 4 minuti non ci possiamo credere: con un altro terrificante "oooooooooh" la moto muore del tutto. E' una presa in giro questa riserva !? Non ci resta che scendere, mettere la moto sul cavalletto e guardarci intorno: siamo nel fitto della foresta, il buio e' ancora totale e siamo appena a meta' strada. Notiamo una debole luce provenire dalla boscaglia alla nostra destra, probabilmente una casetta. L' orologio segna le 5 e 30, non c'e' tempo da perdere ! Mi avvio nella direzione della luce ed in breve alcuni cani iniziano ad abbaiare e ringhiare furiosamente: non mi fermo e continuando a camminare decisa parlo ai cani senza incrociare i loro sguardi. Infine arrivo sotto le finestre chiuse della casetta ed inizio a chiamare in inglese i padroni. Per un po' non succede nulla, poi si affaccia un addormentatissimo ragazzo che ovviamente non capisce una sola parola d' inglese ! Riesco a convincerlo a scendere a pianterreno, dove nel frettempo Taddy e' arrivato conducendo con se' la moto. Inizia una scenetta buffissima dove noi con mille gesti e versi tipo "glu glu" cerchiamo di spiegare il nostro problema. Ci vuole un po', ma alla fine il ragazzo sorride ed emette un lungo "aaaah" poi salta in sella ad un motorino sbucato dal nulla e qui si blocca. Ci blocchiamo anche noi: oddio ... e' senza benzina anche lui ... e invece si e' solo scordato le chiavi ! Urla qualcosa verso la casa e poco dopo si affaccia un' altrettanto addormentata ragazza che gli butta delle chiavi. Meno male: parte in direzione della boscaglia, abbiamo una possibilita' di farcela ! Dopo 5 minuti e' di ritorno e porta con se' una bottiglietta di benzina: e' un litro, chissa' se ce la facciamo ? Gli domandiamo quanto ha speso poi gli lasciamo una cifra ben superiore, per il disturbo "because you ... ronf ronf !!" Finalmente gli si illuminano gli occhi: non tutti i mali vengono per nuocere, stara' pensando, questa giornata e' iniziata bene !
Torniamo a fare urlare il motore sulla sterrata; sta lentamente accendendosi il giorno e dobbiamo affrettarci. Riusciamo per miracolo ad essere alle 6 e 10 davanti all' agenzia di noleggio e smontiamo dalla moto. Pochi secondi e si accende una luce, una serranda si alza ed esce un ragazzo ... che pero' non e' Lud. Ancora qualche minuto ed arriva pure Lud, tutto addormentato, che ci consegna uno stropicciatissimo passaporto ( in Thailandia si deve lasciare il passaporto quando si noleggia un mezzo ) e che si avvia deciso verso la strada per poi improvvisamente bloccarsi: lo sguardo fisso su un punto imprecisato, la mandibola che gli pende dal viso e un gran punto interrogativo sulla testa (quanto sono belli i thailandesi perplessi !! ). Dov' e' il pick up con cui ci deve accompagnare al porto ?
Il tempo passa e noi siamo in attesa che Lud prenda una decisione: difficile a quest' ora del mattino e dopo aver probabilmente festeggiato per gran parte della notte al rave party !! Alla fine decide. Ci indica di nuovo la nostra moto: "andrete in la' con quella", "e tu?" gli domandiamo noi, "vengo con quello" indicando uno scooter, "da solo? e come farai a portare indietro due moto?", "mi fermo a caricare un amico lungo la strada".
Perfetto, si puo' andare allora ! Partiamo e subito perdiamo Lud che chissa' dove va a cercare l' amico. Non ci interessa piu', dobbiamo solo raggiungere il porto adesso !
Ma non e' possibileeeeeee, dopo pochissimi km finisce di nuovo la benzina !! E' una barzelletta, ci mettiamo a ridere senza riuscire a smettere, neppure quando arriva finalmente Lud che, rendendosi conto del nuovo problema, scarica l' amico e riparte in cerca della benzina ... bene, ora siamo in tre qui fermi come pesci lessi ad aspettare Lud! Sono le 6 e 35 e c'e' gia' il sole basso sull' orizzonte. Non passa anima viva sulla strada ... finche' non vediamo giungere un' auto a velocita' sostenuta. Incredibile: e' Lud con il pick up rosso che e' miracolosamente saltato fuori !!! Siamo salvi, arriviamo in tempo al porto, salutiamo Lud e saliamo sulla barca. Che giornata ! E' appena iniziata e siamo gia' stanchi morti !!!!
La mezz' ora di traversata passa in un lampo e a Ko Samui saliamo su un' altra barca: e' di una delle compagnie che organizza le gite giornaliere ad Ang Thong, gita che ogni tour operator consiglia a chi soggiorna a Ko Samui. Il viaggio e' tranquillo, il mare e' calmo; ci sediamo a prua e dopo un' ora buona di solo mare finalmente vediamo venire verso di noi le prime isolette dell' arcipelago.

Ko Wua  Talab: la nostra tenda

Ang Thong e' composto da 41 isolette dalla vegetazione lussureggiante, in tempi antichi rifugio di pirati, in tempi piu' recenti base di addestramento della Marina militare thailandese e oggi sotto la protezione del Dipartimento dei Parchi Nazionali. L' isola piu' grande e' quella che stiamo raggiungendo ora: si chiama Ko Wua Talab, accoglie la sede della direzione del Parco ed e' l' unica su cui ci si puo' fermare a dormire.Meravigliosa creatura a Ko Wua  Talab Ci sono infatti alcuni bungalow ma si puo' anche dormire in tenda. Il Parco noleggia grandi tende a igloo dai teli mimetici, materassini e lenzuola, oppure si puo' dormire nella propria tenda, pagando veramente poco ! Sull' isola c'e' anche un ristorante con bei tavoli di legno che offre specialita' thailandesi piuttosto buone. La barca si ferma, getta l' ancora e una barca piu' piccola dalla coda lunga e dal rumorosissimo motore parte dalla spiaggia per venire a prenderci. Come mettiamo piede sulla bianchissima sabbia capiamo di essere giunti in un posto a noi molto congeniale ! Ci avviamo decisi verso la reception del Parco e qui chiediamo ad un ragazzo dal bel sorriso e dal perfetto inglese dove possiamo montare la tenda: "dove volete !" ci risponde. Abbiamo dunque due possibilita': la bella e curata erbetta che accoglie i bassi edifici di legno della direzione del Parco e del ristorante oppure la candida spiaggia. Optiamo per quest' ultima e ci incamminiamo nuovamente verso il mare. Percorriamo quindi a piedi nudi tutta la spiaggia finche' non troviamo un angolino perfetto: un tratto di spiaggia separato, mediante grossi massi scuri franati dalla parere retrostante, dal resto della spiaggia dove si sono gia' sdraiati gli altri turisti. Una cosa bellissima: c'e' un monaco buddhista che campeggia qui ! All' inizio temiemo di disturbarlo, cosi' mi avvicino e gli domando in inglese se dorme qui; lui mi risponde, con un sorriso beato e gli occhi stretti: "anche voi, vero? Benvenuti !".
Meraviglioso: un luogo selvaggio, silenzioso, naturale ed un uomo che trasmette serenita' e che dona una certa sacralita' all' insieme. Montiamo in silenzio la tenda. Montiamo anche le amache e finalmente ci rilassiamo un po'.
Il resto della giornata lo passeremo quasi tutto cosi', dondolando nelle nostre amache, osservando il mare calmo dal colore blu intenso, rilassando le membra e carcando di fare altrettanto con la mente. Non e' facile: gli occhi ci ingannano continuamente facendo alzare la sottile linea dell' orizzonte in finte onde altissime che si avvicinano.
E' passato troppo poco tempo dalla tragedia e siamo ancora sconvolti.
In questi momenti di "panico da suggestione", come lo chiamo io, torniamo a contatto con la realta' osservando i gesti semplici e calmissimi del monaco, che, con la schiena piegata in due, raccoglie continuamente radici ed erbette intorno alla sua tendina marron.

Ko Wua  TalabKo Wua  Talab

Giovedi' 30 Dicembre 2004 - Mercoledi' 5 Gennaio 2005
I sette giorni seguenti abbiamo esplorato l' arcipelago e soprattutto l' isola di Ko Wua Talab. Abbiamo imparato a conoscere le abitudini del personale del Parco, a distinguere i loro volti, abbiamo apprezzato la natura selvaggia di questo angolo di mondo, pranzato e cenato sotto la bella volta di legno del ristorante, fatto qualche bagno e diverse escursioni alle isole vicine.
La prima cosa che abbiamo voluto fare e' stata quella di salire fino al punto accessibile piu' alto di Ko Wua Talab: infilate le scarpe da trekking, si inizia a salire sul sentiero ripido che parte dal prato di fronte alla reception, quindi si prosegue camminando sulle robuste e talvolta scivolose radici degli alberi che affollano l' interno dell' isola. Dopo i primi 100 metri circa di dislivello, si arriva ad un primo punto panoramico: bellissima la vista sulla spiaggia candida da cui nascono e si elevano le scure ed alte palme da cocco. Il mare da qui ha un bellissimo colore turchese, specie nelle giornate senza vento; la prima volta che siamo venuti quassu', infatti, il vento e le correnti marine muovevano il fondale rendendo l' acqua torbida.
Si continua a salire e si continua a sudare: l' umidita' della foresta ed il caldo rendono i passi sempre piu' difficili. Alcune funi sono state legate ai tronchi per aiutare gli escursionisti e noi le usiamo spesso, non fidandoci mai troppo visto che non sono molto tese ! In alcuni punti, pero', il sentiero e' cosi' ripido che siamo costretti a fidarci !
Intorno ai 400 metri di altezza si esce dalle tenebre della foresta di nuovo all' abbagliante luce solare: gli ultimi metri sono allo scoperto, su acuminate rocce che sembrano denti di un' enorme bocca pronta ad addentarci ad ogni passo ! Procediamo con prudenza, gli occhi ostinatamente puntati in basso, ed infine mettiamo i piedi su di una piccola piattaforma di legno. Qui ci fermiamo e finalmente alziamo lo sguardo: una meraviglia !! Che spettacolo !! Sotto di noi si stende la foresta, che pare impenetrabile tanto e' fitta, di Ko Wua Talab. Vicino al mare alla nostra destra, ovvero verso est, si vede bene la piccola area che e' stata deforestata per accogliere la direzione del Parco. Intorno all' isola un mare perlaceo accoglie al largo altri verdissimi isolotti che sembrano sospesi nel vuoto ! Non vediamo l' orizzonte perche' c'e' vento e migliaia di goccioline si alzano dalla superficie marina rendendo indistinguibile la linea retta che segna il confine fra cielo e mare. Questa condizione rende ancor piu' magica l' intera scena e pare veramente di essere sospesi in volo !
Un' altra bella escursione e' quella che ci porta dall' altra parte dell' isola, a scoprire un villaggio di pescatori che vivono qui tutto l' anno e che non hanno alcun contatto con i turisti. Per trovare l' imbocco del sentiero si deve chiedere a qualcuno dei ragazzi che lavorano qui, poiche' non ci sono molte persone che lo percorrono e dunque almeno l' inizio e' quasi chiuso dalla spumeggiante vegetazione. Giunti dove il sentiero si apre e pare essere piu' pulito, il ragazzo torna indietro regalandoci un ultimo sorriso e ci lascia soli col nostro sudore ed il nostro ansimare ! Caldo e umidita' pazzeschi ... e miriadi di zanzare ! Il primo tratto del sentiero e' tutto in salita, il secondo tratto tutto in discesa. Non si esce un solo istante dalla foresta ma, a meta' circa della discesa, quando si procede in un largo solco scavato nella terra da un corso d' acqua che si allunga fino al mare dopo ogni pioggia, iniziamo a sentire delle voci ! E' emozionante trovarsi nell' intrico di una foresta e sentire giu' in basso delle voci umane ! Captiamo anche dei rumori che ci parlano di un villaggio semplice abitato da persone semplici: il picchiare di un martello sullo scafo di legno di una barca, per esempio, racconta molto di piu' di cio' che possono vedere gli occhi ! Alla fine, comunque, anche gli occhi vedono: siamo arrivati. Penetriamo nel villaggio passando accanto ad alcune capanne di legno e paglia. Villaggio di pescatoriTutto intorno a noi, improvvisamente, ferve la vita: gente che vaga, che riposa, che chiacchiera, che ripara le reti, che mangia. Ci guardano incuriositi e spesso soffocano risatine imbarazzate: chi saranno questi due stranieri che arrivano dalla foresta ? Nessuno parla inglese ma tutti ci salutano con un cenno della testa, uno sguardo o un sorriso. Sono timidi e ci seguono con gli occhi mentre sfiliamo loro accanto, camminando sull' unico sentiero che attraversa il villaggio. Non sono molti, ma forse tanti uomini sono in mare sulle loro caratteristiche imbarcazioni a coda lunga. Ce ne sono diverse, di queste barche, nel piccolo golfo che si apre davanti al villaggio ed altre arrivano in questo momento riempiendo l' aria tranquilla con il rombo dei loro motori. Continuiamo a camminare oltre il villaggio e ci spingiamo fino a dove riusciamo a procedere: da un certo punto in poi, infatti, le mangrovie diventano cosi' esuberanti che ci impediscono il passaggio. Ci fermiamo allora, ci sediamo su due rocce in riva al mare e, su un lembo di spiaggia bianca cosparsa di diversi rifiuti portati dalla corrente, osserviamo in silenzio il piccolo mondo dove siamo capitati. Il piccolo golfo ha acque tranquille e turchesi su cui si svolge la maggior parte della vita di questa gente. Le capanne non si vedono, nascoste come sono dalle alte piante verdi che gremiscono l' isola. Dietro al villaggio c'e' un' incredibile anfiteatro di roccia nuda che si eleva sulla vegetazione e che, maestoso e impenetrabile, pare proprio voler proteggere il villaggio dei pescatori !
Dalla spiaggia su cui abbiamo montato la tenda, parte un altro ripidissimo sentiero che conduce ad un' imponente caverna che vale la pena di visitare. La grotta ha due aperture molto vaste; attraverso quella inferiore stiamo entrando noi ora, poi un sentiero in salita la attraversa tutta ed esce dall' apertura superiore che si spalanca come un' enorme bocca sulla foresta. Proprio al centro della grotta, mai del tutto buia grazie proprio alle due aperture, si trova un' incredibile formazione di calcare biancastro che ricorda la forma di un fior di loto. Volendo, si puo' seguire il sentiero che esce di nuovo sulla foresta una volta superata la grotta. Si giunge fino ad un posto stranissimo ed un po' spettrale: sotto una grande volta di roccia che nasconde ai nostri occhi il cielo, nella penombra della foresta, ci si trova a camminare su di una soffice terra rossastra sulla quale ci sorprendiamo a cercare improbabili orme lasciate da qualche nostro progenitore vissuto qui migliaia di anni fa ! L' effetto che da' questo posto, infatti, e' quello di una natura che non ha subito alcun cambiamento dai tempi dei tempi, di un angolo del pianeta su cui nessuno e' arrivato prima di noi. Il silenzio e' assoluto e ci sembra di essere sospesi in una dimensione parallela ! Quando torniamo sul sentiero nella foresta e sentiamo i primi rametti rompersi sotto le nostre suole, riprendiamo contatto con la realta' !!
Una mattina abbiamo deciso di fare un' escursione all' isola di Ko Mae Ko. Ci imbarchiamo cosi' su di una barca a coda lunga ed in breve tempo arriviamo in vista dell' isola e di una bella e lunga spiaggia che si apre sul fondo di un bel golfo. Sotto le piante sul retro della spiaggia ci sono due capanne di legno: ci pare di aver capito che due rangers vivono qui tutto l' anno. Ko Mae KoCi facciamo lasciare qui; il cielo e' tutto coperto.
Ci sistemiamo in riva al mare e, mentre contempliamo il raro passaggio delle barche al largo, il cielo lentamente si apre per lasciare il posto ad uno splendido sole caldo. Gli alberi alle nostre spalle lanciano ombre nitide sulla sabbia chiara e sulla superficie calma del mare, dando vita ad un quadretto che rallegra gli occhi ed il cuore.
Poi, per il fenomeno delle maree, l' acqua inizia lentamente a salire e noi ci spostiamo un po' piu' su. Poi sale ancora e noi con lei. Alla fine la sottile spiaggia finisce !! Siamo in piedi come due manichini quando ci vengono a prelevare per riportarci alla tenda !
Un' altra mattina ci facciamo portare su di un' altra spiaggiadi Ko Mae Ko . Quando scendiamo dalla barca notiamo subito una casupola: attende i turisti dei barconi che ogni giorno vengono fin qui da Ko Samui. Sul retro della casupola parte un sentiero attrezzato con scalette e ponti di ferro che conduce verso il cuore dell' isola. Qui giace un sorprendente laghetto di acqua salata che comunica col mare aperto grazie ad un tunnel sotterraneo; e' circondato completamente da rocce chiare e gran vegetazione. Ha un bel colore smeraldo e stiamo seduti sulla piattaforma di legno con le gambe penzolanti nel vuoto ad osservarlo prima dell' arrivo vociante dei turisti. Sotto di noi, nell' acqua limpida, alcuni pesci, piccole razze gialle e blu ed enormi ricci animano il silenzio che ci avvolge.
Da non perdere, poi, e' l' escursione all' isola di Ko Samsao. Dopo una breve navigazione, si arriva in vista di un tratto di costa riparato dai venti; il mare e' tranquillo, caldo e limpido. In fondo alla bellissima spiaggia di sabbia chiara si erge uno spettacolare ponte di roccia. Davanti alla spiaggia spuntano dall' acqua isolotti di roccia ed alberi molto coreografici.
Ko SamsaoUn giorno abbiamo assistito all' arrivo di una perturbazione che sarebbe poi durata ben tre giorni. Dalle nostre amache abbiamo osservato la scena del cambiamento come se si fosse trattato di un film proiettato al cinema. Grosse nubi nere all' orizzonte hanno iniziato ad avvicinarsi velocemente. Un vento sempre piu' forte scuoteva le foglie degli alberi della foresta. Le onde al largo hanno iniziato ad incresparsi e ad abbattersi furiosamente sugli scogli. Anche sulla nostra spiaggia le onde hanno iniziato progressivamente ad allungarsi, arrivando a lambire pericolosamenre la tenda. Una forza magnetica ci teneva inchiodati alle nostre amache, gli occhi spalancati su una natura senza piu' controllo e sempre piu' violenta.
Ad un certo punto, laggiu' all' orizzonte, sono comparsi alcuni puntini scuri: sembravano piccoli isolotti nati dal nulla ed invece, a mano a mano che si avvicinavano, abbiamo scoperto essere grosse barche da pesca d' alto mare. Si dirigevano decisamente, ondeggiando visibilmente, in coda l' una all' altra tanto da far tenerezza, verso il nostro arcipelago: venivano a cercar protezione nelle calme acque nel cuore di Ang Thong dalla tempesta che si stava preparando al largo!
Quando non le vediamo piu' decidiamo che forse e' giunto il momento di fare qualcosa per salvare la tenda dal mare. Ci mettiamo a scavare una sorta di trincea con la sabbia davanti alla tenda, dapprima con calma poi sempre piu' in fretta, infine freneticamente, sudando come matti mentre il mare continua a salire non curante dei nostri sforzi.
Nel frattempo, il monaco se ne sta tranquillo e beato a guardare il mare col suo solito sorriso: la sua tenda gia' smontata e' un piccolo fagotto ai suoi piedi. Ecco, ad un certo punto ci siamo sentiti cosi' scemi, col nostro voler a tutti costi cercare di "fregare" la natura con un ridicolo muretto di sabbia ... che ci siamo messi a disfare anche noi la tenda, cercando di salvare dalla furia delle acque le nostre cose ormai bagnate !! In cinque minuti abbiamo disfatto l' accampamento ed abbiamo cominciato a ritirarci dalla spiaggia, diventata ormai mare, schiacciandoci sempre piu' contro l' alta parete di roccia alle nostre spalle. A dirla tutta, a questo punto abbiamo cominciato a preoccuparci: se il mare sale ancora ... dove troveremo riparo ? E' cosi' che decidiamo di sfidare la forza delle ondate che arrivano spumeggiando ad infrangersi sulle rocce: tenendo in equilibrio gli zaini sulla testa ed approfittando delle brevi pause lasciate dalle onde, ci incamminiamo verso la reception e la salvezza ! Infreddoliti e bagnati ce la facciamo e rimontiamo la tenda sul bel prato a circa un centinaio di metri dalle onde. Ora siamo tranquilli !
La settimana ad Ang Thong e' passata in fretta ed e' gia' ora di tornare.

Giovedi' 6 gennaio
Il tempo e' splendido oggi, cosicche' e' ancora piu' triste la partenza.
Salutiamo il monaco sempre sorridente: la sua immagine rimarra' per sempre legata al nostro ricordo di Ang Thong. Salutiamo il personale dell' isola: ci mancheranno tutti i gesti che ogni giorno ripetevano, sempre uguali e sempre con i visi placidi di persone che riescono ad essere felici con poco. Prendiamo commiato silenziosamente da un piccolo mondo che per sette giorni e' stato un po' anche "nostro" e che ci ha emozionato. Alle 12 e 30 saliamo a bordo della barca della Highsea Tour che ci condurra' a Ko Samui. Partiamo ed il mare si fa quasi subito piuttosto vivace. Quando ci giriamo un' ultima volta per salutare le isolette di Ang Thong, esse ci appaiono come piccole ombre scure sullo sfondo argenteo del cielo.
Scendiamo a terra e, con un taxi, arriviamo nella zona turistica di Chaweng, piena di alberghi per tutti i gusti e per tutte le tasche. Troviamo una stanza al bellissimo Fair House Beach Resort dove, dopo aver brevemente sistemato le nostre cose, ci rilassiamo sotto le manine esperte delle massaggiatrici thailandesi.
Nel pomeriggio non facciamo vita di mare: c'e' troppa gente in spiaggia e ci manca la tranquillita' di Ang Thong. Il mare, inoltre, non e' proprio bellissimo !
Alla sera ci concediamo una cena al Budsaba Restaurant, esattamente alla fine della via turistica rispetto al nostro albergo. Ci accoglie una ragazza vestita con eleganza, la seguiamo con passo calmo fino alla spiaggia: fiaccole e candele segnano il cammino. Arriviamo in vista di quello che sembra un villaggio di pescatori: sono piccole capanne di legno aperte su tutti i lati con due o tre tavolini bassi al centro e tutta una serie di cuscini sui quali ci si "sdraia" in attesa di essere serviti per la cena ! Se si e' fortunati e non c'e' troppa gente, si puo' anche sperare di avere una capanna tutta per se' ! Noi la dividiamo con una famiglia di australiani. Il cibo che ordiniamo e' sfizioso e gustoso: riso con ananas, gamberetti alla piastra, insalata di fiori di banano, frittelle di banana e banana con crema in foglie di banano. Anche la spesa non e' eccessiva.

Venerdi' 7 e Sabato 8 gennaio
Giornate di relax, trascorse sulla falsariga della precedente, fra qualche massaggio e qualche giretto nella via turistica a scuriosare fra le mille mercanzie, i mille colori ed i mille odori che anche qui la Thailandia sa regalare.
Nella giornata di sabato assistiamo ad un violento acquazzone proprio mentre camminiamo sulla lunga via turistica di Chaweng. La pioggia inizia come per incanto ed e' subito fortissima: i negozianti ritirano le merci esposte per strada in tempo record: nulla si e' bagnato ! Tutto a un tratto per la strada non c'e' piu' nessuno, ognuno si ripara dove puo': noi siamo sotto la tettoia di un locale che apre solo la sera ed un piccolo cagnetto si accuccia ai nostri piedi. Corposi rivoli d' acqua si riversano dai tetti direttamente sulla strada che si e' gia' trasformata in un piccolo fiume. Poi, cosi' come e' iniziata, la pioggia finisce e nel giro di due minuti il sole torna a splendere. Le merci tornano fuori e la vita riprende come nulla fosse accaduto ! Certamente e' l' abitudine ad un clima cosi' variabile a rendere cosi' veloci ed operose le persone qui ... chissa' se riusciranno con la stessa energia e lo stesso spirito a riprendersi dallo shock dello tsunami ? ... gia', lo tsunami ... e' ancora cosi' vicino ...

Domenica 9 gennaio
Partiamo da Ko Samui a bordo di un coloratissimo velivolo della Bangkok Airlines. In realta' e' lo stesso che ci ha portato qui, ma allora non abbiamo neppure notato i disegni vivaci impressi sulla fusoliera ...
A Bangkok abbiamo tempo per visitare uno dei mercati della citta', dopo aver riposto gli zaini al deposito bagagli dell' aeroporto. Per non perderci all' interno del mercato acquistiamo una mappa: sembra una citta' con tanto di quartieri ! Camminiamo rapiti fra file e file di sorprendenti prodotti artigianali di legno, d' argento, di paglia. Lunghe file di bancarelle con vestiti, stoffe, saponette, candele; un intero quartiere vende solo bottoni ... e poi lampade, statue, profumi, vasi, scarpe, strumenti musicali, prodotti per i massaggi ... alla fine abbiamo un gran mal di testa anche perche' il caldo e' feroce !!

Finisce cosi' questa vacanza "strana", segnata da una tragedia immane, che ci ha avvicinato ad un popolo meraviglioso di cui porteremo a casa testimonianze splendide e che ci lascera' dentro un' insostenibile voglia di tornare ... Torneremo nei posti dove non siamo stati quest' anno. Torneremo per portare un poco di aiuti alle persone che sono sopravvissute e che hanno dato esempio di civilta' ed umanita' fuori dall' ordinario aiutando i bisognosi con il poco che avevano. Torneremo per conoscere un po' meglio queste persone e la loro straordinaria voglia di vivere !

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia



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