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Giovedi' 26 Aprile: Tozeur - Tamerza
Dopo colazione partiamo alla scoperta di Tozeur, che e' una delle oasi tunisine famose per i loro datteri. A soli 500 metri dall' oasi, infatti, si estende un' immensa palmeraia lussureggiante.
La cosa piu' bella a Tozeur e' girare per le viuzze del quartiere vecchio, chiamato Ouled el-Hadef , ed assaporare le meraviglie dell' architettura locale: i muri delle case, infatti, sono costruiti lasciando ogni tanto sporgere un mattone sugli altri, dando vita a motivi geometrici veramente suggestivi! Questa tecnica si ritrova solo qui per cui non perdetevela!
In seguito a questa visita, procediamo sulla strada che lentamente si alza sulle pendici della catena del Jebel en-Negeb, situata sul confine con l' Algeria. Su queste belle montagne si trovano tre piccoli gioielli che ogni turista sogna di visitare. Si tratta dei tre villaggi berberi chiamati piu' comunemente "oasi di montagna" ed i cui veri nomi sono: Chebika, Mides e Tamerza . Le visiteremo in quest' ordine.
La strada asfaltata attraversa un panorama bellissimo, essenziale e semi desertico; dopo una sessantina di km il colpo d' occhio sulla verdissima palmeraia di Chebika, che risalta sullo sfondo delle montagne brulle, rallegra il cuore. Arrivati qui, si lascia l' auto e si percorrono a piedi i bellissimi sentierini all' ombra fresca, passando attraverso una piccola gola molto suggestiva e seguendo un corso d' acqua cristallina fino alla sua sorgente incastonata nella roccia. A sinistra del parcheggio, poi, si snoda un altro sentiero poco battuto che si affaccia sulla pianura desertica e che porta a scoprire un anfiteatro roccioso selvaggissimo.
Riprendiamo la strada spingendoci fin sul confine algerino, dove nasce Mides. Il villaggio si trova in posizione davvero spettacolare, costruito su di un lembo di roccia che si alza a dividere due profondi canyon, sul fondo dei quali sono nate alcune palme ......... e da dove si sentono gracidare le rane! Seguiamo a piedi il sentiero che si snoda lungo il margine del canyon meridionale, fino a raggiungere un piccolo bar all' aperto dove ci rilassiamo con due belle bibite fresche: il caldo e' incredibile!
Alcune bancarelle vendono begli esemplari di rose del deserto a prezzi interessanti.
Torniamo ora verso sud fino a giungere a Tamerza, il maggiore dei tre villaggi. La parte nuova non e' particolarmente bella, mentre e' bella la parte antica del villaggio, oggi completamente abbandonata a causa di una violenta alluvione nel 1969. Fra le vecchie case color della terra spicca il biancore di una costruzione che potrebbe essere una piccola moschea. A Tamerza ci sono due belle cascate, ed una di esse si trova poco distante dall' hotel Les Cascades dove restiamo a dormire: le stanze sono delle belle casettine col pavimento di cemento ed il tetto di paglia.
Durante la cena si avvicina al nostro tavolo un ragazzo che ci fa diverse proposte: fra queste scegliamo di farci accompagnare l' indomani mattina sul tratto di pista intitolata al generale tedesco Rommel, costruita prima del secondo conflitto mondiale, che corre qua vicino.
Venerdi' 27 Aprile: Tamerza - Douz
Sveglia presto, colazione e poi si parte con la guida in auto. Giunti a Redeyef, giriamo attorno ad un trenino, monumento a quello vero che trasporta il fosfato che qui si produce e che serve per la produzione del cemento. Procediamo lungo l' asfalto, fino a che questo lascia il posto ad una strada costituita di tanti spezzoni di cemento: e' la via Rommel, costruita per permettere ai corpi corazzati di transitare attraverso il paese per raggiungere la Libia e proseguire oltre. Il panorama e' suggestivo, belle gole, bellissimo il colore della roccia; ad un certo punto la guida ci fa scendere a piedi lungo il pendio per entrare nella grotta ampia e dal panorama ai suoi piedi veramente sorprendente, in cui girarono una scena importante del film Il paziente inglese.
La pista e' lunga una decina di km, poi si tuffa nello chott, il lago salato attraversato l'altro ieri. Riportiamo dunque la guida a Tamerza e, a questo punto, siamo pronti per riprendere la nostra strada, ovvero quella studiata da Taddy su cartina e guida Lonely Planet. Ripercorriamo la strada panoramica verso Tozeur, dove non ci fermiamo se non per aquistare dell' acqua e per fare rifornimento di carburante, quindi ci lanciamo decisamente verso sud ovest, sull' unica strada che si porta verso il confine algerino. Dopo una trentina di km e dopo aver superato il paese di Nefta, avvistiamo sulla nostra sinistra una sterrata che sembra proprio perdersi nell' immensita' dello chott: e' la nostra pista! Non ci spaventa il fatto di non avere un fuoristrada (che in Tunisia all' epoca della nostra visita non si poteva noleggiare se non con autista!) e siamo eccitati per questa nuova avventura! Ci aspettano ben 90 km di nulla!!
Inizialmente la direzione e' decisamente sud, poi sud sud est, infine sud est: consultiamo spesso bussola e cartina per capire se siamo o no sulla pista giusta: ci sono infatti diverse diramazioni ma paiono tutte secondarie a quella che seguiamo noi. I colori dello chott sono tenui, tendono al bianco, al giallo ed al nocciola e molti miraggi movimentano l' orizzonte. Il sole e' fortissimo e pure il caldo: e' come essere nel deserto! In effetti, incontriamo diversi punti dove la sabbia la fa da padrona ed avvistiamo alcune famiglie di cammelli selvativi che brucano tranquillamente spinosissimi cespugli.
La nostra attenzione aumenta ogni volta che si presenta un bivio, poiche' puo' risultare molto pericoloso abbandonare la pista principale: se infatti ci trovassimo ad attraversare punti non sicuri dello chott, la crosta di terra e sale superficiale potrebbe risultare troppo sottile per sostenere il peso della Uno!
A circa due terzi della pista, e' segnato sulla cartina un nome: Bir Hadj Amor, un paese? Ci ritroviamo a cercarlo con lo sguardo poiche' deve essere pazzesco incontrare un paese in mezzo a questa nulla, ma per quanto i nostri occhi si impegnino, non avvistiamo altro che terra e miraggi. Iniziamo allora a provare un poco di preoccupazione: non siamo dunque sulla pista giusta? La direzione e' quella corretta, ma potremmo correre paralleli a quella giusta, ad ogni modo ci tranquillizza la cartina. Se infatti avessimo sbagliato, procedendo verso sud prima o poi si deve incontrare la strada asfaltata che corre lungo il confine algerino e che porta a Douz. Ma mentre facciamo queste considerazioni ...... ecco che qualcosa di diverso dal solito panorama cattura la nostra attenzione: un grande cartello giace inanimato a terra a lato della pista. Scendiamo e lo raggingiamo, scoprendo ad un metro e mezzo circa di distanza un pozzo. Indovinate cosa c'era scritto sul cartello? Bir Hadj Amor!! Non un paese dunque, bensi' un pozzo, importante molto piu' di un paese in mezzo a queste terre arse!!
Rincuorati riprendiamo la pista, sorridendo a questa scoperta e dopo altri 15 km il dubbio ci lascia definitivamente davanti al cartello, questa volta in piedi, che indica la direzione per Douz, in prossimita' di un incrocio di piste che ci pare uno svincolo autostradale!
Da questo punto in poi, la pista si trasforma in un susseguirsi interminabile di cunette di sabbia e relativi dossi e si snoda dritta dritta nel panorama desertico tanto da assomigliare ad un lungo serpentone. La Uno si comporta piu' che bene e scivola leggera sulla sabbia resa soffice dal caldo della giornata.
Sonon trascorse quasi 3 ore e noi siamo piuttosto stanchi .... quando vediamo finalmente in lontananza il nastro scuro dell' asfalto: ce l' abbiamo fatta!! Abbiamo attraversato le propaggini meridionali del lago salato piu' vasto della Tunisia con una Uno!!
L' asfalto ora ci portera' a Douz, piccolo paesino ai piedi del deserto con una palmeraia tanto vasta da essere considerata la maggiore oasi tunisina. Tutto lo chott e' circondato, ad eccezione del margine settentrinale, dal Grande Erg Orientale, uno dei mari di sabbia del Sahara che si estende per circa 500 km verso sud ovest in territorio algerino. Lentamente il panorama si fa dunque sempre piu' sabbioso e dopo aver percorso altri 100 km di asfalto entriamo a Douz. Molti turisti arrivano con fuoristrada e pullman: Douz rappresenta una delle mete imperdibili di questo viaggio per il colore incredibile delle sue dune!
Mangiamo qualcosa in un bel localino lungo la strada e poi cerchiamo una sistemazione per la notte: l' hotel Mehari e' perfetto e si trova molto vicino alle famose dune.
Il giorno sta scemando e la luce si fa via via piu' accettabile: ci togliamo gli occhiali da sole e osserviamo finalmente i veri colori di questo mondo bellissimo. Ne approfittiamo per fare un giro a piedi e ci incamminiamo verso le dune; siamo soli, i soli turisti che vediamo sono appollaiati sulla groppa di alcuni cammelli che, in fila indiana, procedono lenti ed ondeggianti verso il cuore del deserto. Andranno a passare la notte nelle tende berbere e questo ci ricorda tanto il viaggio che abbiamo fatto solo 4 mesi fa, quando abbiamo attraversato a piedi il deserto libico dell' Akakus, dormendo sempre in tenda. Che spettacolo!
Il colore delle dune qui e' davvero particolare, rosa chiaro, e non l' abbiamo mai piu' ritrovato uguale. Il nostro ricordo di queste ore crepuscolari e' carico di tenerezza proprio per il colore dolce della sabbia
Si sta alzando un venticello fresco che alza i granelli finissimi e li fa scivolare paralleli al suolo: sembra di osservare un sottilissimo velo che si muove leggiadro verso luoghi ignoti e, alzando lo sguardo eccolo la', lo spazio ignoto, il grande e misterioso Sahara, con i suoi immensi e solo apparenti vuoti. Il luogo del nostro pianeta che piu' affascina o terrorizza l' animo umano!!
Ci incamminiamo lasciando per un momento alle spalle la civilta' degli alberghi e dei turisti e ci ritroviamo immediatamente avvolti dalla solitudine e dal silenzio; ci sediamo sulla sottile cresta di una duna rosa e da qui lasciamo che i nostri sguardi si perdano nell' immensita', rimanendo in silenzio per non rovinare l' atmosfera. Solo il vento che gioca con i granelli ci fa compagnia e la sensazione e' stupenda!

Racconto tratto dal sito http://digilander.libero.it/antoniotaddia
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