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Sabato 28 Aprile: Douz - Ksar Haddada
Anche oggi ci aspettano un sacco di avventure. Il progetto e' quello di arrivare a Ksar Ghilane, oasi persa in mezzo alle dune e situata a circa 120 km da Douz. Partiamo presto, dunque, seguendo inizialmente la strada asfaltata in direzione di Matmata ed abbandonandola dopo circa 50 km in direzione sud est. Inizia qui una pista che attraversa un panorama un po' monotono e molto piatto e che si unisce dopo circa 30 km alla piu' frequentata pista dell' oleodotto (pipeline). Questa si dirige decisamente verso sud ed e' piuttosto sconnessa, sopprattutto per via delle numerose e ravvicinate cunette di terra dura che rallentano l' andatura. Alternate a queste, poi, alcune insidiose lingue di sabbia delle dune che si stanno lentamente materializzando ai lati della pista, non lasciano margini di errore: se si vuole superarle indenni, infatti, bisogna affrontarle a velocita' sostenuta .... specialmente noi che non abbiamo un mezzo con 4 ruote motrici! Ed ecco iniziare l' avventura: dopo una nuova serie di cunette udiamo un rumore sospetto provenire dalla parte inferiore della Uno. Ad una sommaria ispezione ci accorgiamo che la marmitta si e' un po' piegata e quindi adesso, ad ogni vibrazione, picchia contro la scocca. Niente di preoccupante, comunque, e si ritorna alla guida! Dopo 12 km, in prossimita' di una lingua di sabbia un po' piu' lunga delle precedenti, la Uno si lancia, ruggisce, scivola ..... ma poi urta contro due pietroni nascosti dalla sabbia ..... e finisce miseramente insabbiata! Scendiamo a constatare il danno, ma mentre parliamo fra noi, ecco arrivare due jeep cariche di italiani! La solidarieta' in questi casi e' d' obbligo ed e' cosi' che i 4 ragazzi si sistemano dietro e spingono, mentre Taddy e' alla guida ed il pilota di una delle due jeep, un omaccione gigantesco, di forza solleva la Uno portando le ruote anteriori sulla sabbia piu' alta, liberandola!! Fantastico! Salutando e ringraziando tutti saltiamo sulla Uno e ci rimettiamo in marcia. Da qui in poi i tratti di sabbia sono piu' numerosi, e lo capiamo dagli sguardi increduli che ci lanciano i turisti che vengono in senso a noi opposto. Ma noi proseguiamo imperterriti.
Passati alcuni minuti, Taddy scende a controllare per scrupolo il fondo della Uno ..... e fa una scoperta pazzesca! Una centralina sta penzolando minacciosa: perderla in mezzo alla sabbia significa perderla per sempre, siamo stati davvero fortunati! La fissiamo piu' in alto che riusciamo usando fascette e nastro isolante, poi ripartiamo. Ormai la meta e' vicina e di li' a pochi minuti arrivaremo a scorgerla fra le dune: un' estesa palmeraia e qualche capanna di legno a formare un minuscolo villaggio.
Parcheggiamo la Uno in uno spiazzo battuto e ci addentriamo a piedi fra le palme. Solo i fuoristrada possono proseguire da qui e ne vediamo diversi sfrecciare mentre noi ci tiriamo da parte. Fra le palme si nascondono ben tre campeggi ed in uno di questi ci sediamo all' ombra per riposarci e per sgranocchiare qualcosa: il caldo e' davvero potente. Tutto intorni a noi c'e un gran silenzio e stiamo divinamente ...... finche' non arriva un gruppo rumoroso ed allora decidiamo di ripartire alla scoperta dell' oasi. Poco distante, il secondo campeggio ci regala una bella sorpresa: un laghetto limpido e freschissimo sotto le fronde! Dietro all' ultima fila di palme, poi, si scorgono le dune chiare del Sahara e noi non resistiamo al loro richiamo: un altra breve passeggiata sotto il sol leone e siamo proprio cotti a puntino! Mentre un solitario airone si aggira fra le dune, noi facciamo lentamente dietro front in direzione della Uno.
Al primo campeggio abbiamo chiesto informazioni sulla pista che da qui porta a Ksar Hadada, dove vorremmo arrivare per la notte. Le condizioni dovrebbero essere buone, cosi' partiamo tranquilli. Ci aspettano altri 40 km di pista! Il panorama gradualmente si solleva e le dune sabbiose cedono il posto a colline morbide, gialle e rosa, che assumono una luminosita' magica nelle ore crepuscolari che si avvicinano. Queste colline si trasformano via via in montagne, quelle stesse montagne che accolgono i favolosi ksour tunisini, ovvero i villaggi berberi fortificati che andremo a visitare nei prossimi giorni.
Lungo la pista incontriamo parecchia sabbia ed in prossimita' di un tratto in curva restiamo nuovamente insabbiati! Purtroppo sulla Uno non ci sono gli scivoli e i pezzi di legno che ci siamo portati dall' Italia sono in questo caso inservibili: le ruote sono quasi interamente sepolte! Tentiamo in ogni modo di uscire, proviamo di tutto, scaviamo, cerchiamo pietre ma tutto inutilmente! Il problema e' che questa pista non e' affatto frequentata, cosi' decidiamo di tirare fuori la tenda dal baule e sistemarci qui per la notte: abbiamo cibo e acqua e non moriremo di certo! Domani passera' qualcuno, forse.
All' improvviso, ci pare di udire un rumore di motori in lontananza, ma crediamo piu' ad un' allucinazione che alla possibilita' che stiano arrivando dei mezzi: il silenzio gioca spesso scherzi come questo! Ma nel caso specifico, no! E' proprio un rombo di motori quello che sentiamo! Veloci si materializzano ben sei jeep, ancora una volta cariche di italiani: gli sforzi prolungati ma convinti di tutti i ragazzi danno i loro frutti dopo qualche minuto ..... e la Uno e' ancora una volta pronta a ripartire!
Peccato, e' sfumata la notte nel deserto, ma dormire in un morbido letto questa notte dopo tutte le fatiche di oggi non e' poi cosi' male!
I restanti 25 km di pista ci regalano belle emozioni: il panorama e' sempre piu' bello, specialmente verso la fine, quando entriamo in una valle magica, selvaggia e pennellata di tutte le sfumature del blu, visto che il sole ormai e' sparito. Incontriamo alcuni accampamenti berberi, dalle tipiche tendone di lana marron. Dopo una curva scopriamo un numeroso gruppo di cagnolini, all' apparenza selvatici, tutti bianchi ed identici fra loro, che sprizzano gioia da tutti i pori!
Siamo sfiniti quando mettiamo le ruote sull' asfalto. Il primo hotel che troviamo si trova a 15 km da Ksar Haddada: e' un luogo piuttosto triste e buio ma siamo felici di essere arrivati: una bella dormita non ce la toglie nessuno!!
Domenica 29 Aprile: Ksar Haddada - Matmata
Al risveglio, troviamo ad accoglierci un cielo coperto e piovoso. Tutto lascia presagire un intero giorno buio ed incolore, ma come spesso capita in Africa, non sara' cosi'. Il pomeriggio sara' infatti solare e limpidissimo!
Ripercorriamo la strada di ieri sera in direzione delle montagne, ovvero verso sud. Oggi scopriremo alcuni fra gli ksour piu' belli della Tunisia!
Gli ksour rappresentano a mio avviso il piu' spettacolare elemento strutturale della societa' berbera. Concepiti in origine solo per conservare i cereali, divennero in concomitanza dell' invasione da parte degli arabi, vere e proprie roccaforti per il popolo berbero che cerco' disperatamente di opporsi alla dominazione. Fu intorno al settimo secolo dopo Cristo, dunque, che la gente inizio' ad abitare questi singolari villaggi; oggi sono quasi tutti abbandonati ed in rovina, in alcuni casi sono stati avviati lavori di restauro, in altri sono avvenute conversioni in hotel. In ogni modo, non si possono assolutamente perdere queste meraviglie dell' architettura antica, immerse in panorami spettacolari!
Gli ksour sono sparsi lungo le pendici della catena montuosa chiamata Jebel Dahar, e proprio qui siamo diretti ora noi. Il primo ksour che decidiamo di visitare e' Chenini, ma quando vi arriviamo piove talmente forte che optiamo per dirigerci ancor piu' verso sud, dove in cielo compaiono ampie zone di sereno.
Giungiamo a Douriet che, in effetti, il maltempo ha lasciato solo qualche pittoresca nuvolona bianca. Camminiamo a lungo per la stradina che corre a cengia sul fianco di una dolce collina e sulla quale si affacciano in una o massimo due file, le casette basse e bianche. Da lontano, lo spettacolo su questo villaggio e' incantevole! Non incontriamo nessuno per strada e cio' concorre a rendere questa visita decisamente mistica! Vicino a dove si lascia l' auto, il villaggio si sviluppa su alcune terrazze ricavate sempre sul fianco della collina e si puo' passare dalle une alle altre tramite bei sentierini. Ci divertiamo ad entrare ed uscire dalle abitazioni diroccate, in silenzio ma col sorriso stampato in volto.

Seconda meta: Ksar Ouled Soltane, il piu' meridionale di quelli che vedremo, oltre ad essere il piu' bello ed il meglio conservato! Quando arriviamo al parcheggio, ci sono diversi pullman, ma non ci lasciamo scoraggiare. Ci avviamo a piedi verso il centro del paese moderno; passiamo attraverso uno stretto corridoio fra due case ..... e ci ritroviamo all' improvviso di fronte ad uno spettacolo unico! Una piazzetta chiusa fra costruzioni addossate le une strettissime alle altre a formare un unico corpo, sulla cui facciata si aprono numerose porte e finestre! Il colore principe e' il giallo, seguito dal bianco e dal nero degli interni, privi di altre aperture che non siano quelle che affacciano qui, sulla piazzetta, per rispondere al meglio agli ovvii motivi difensivi. Alcune scalette "aeree" formano begli archi sotto cui si passa quasi in piedi e conducono ai piani superiori. Ma le sorprese non finiscono qui: in fondo alla piazzetta c'e' una bella porta di legno lavorato, e oltre ad essa: una seconda piazzetta, un poco piu' grande, a base quadrata. Un mondo completamente chiuso, a se' stante, talmente grazioso ed in miniatura da fare tenerezza! Ci troviamo miracolosamente soli a goderci questo gioiello e, rimanendo fermi nel centro, ruotiamo su noi stessi memorizzando ogni angolo, ogni scaletta, ogni finestrella ed il cielo blu sopra di noi completa il quadretto!
Saliamo una delle scalette; le scale sono tutte rigorosamente esterne, vale a dire che nessuna delle stanze e' comunicante con le altre. Alcune sono molto ripide e dai gradini malmessi, prive di protezioni, insomma: si puo' anche rischiare di soffrire le vertigini!! Dentro, le stanze sono squadrate e buie ed alcune hanno ancora la porta.
Cerchiamo di immaginare una giornata di vita berbera dentro questo ksar, con donne che vanno e vengono, bimbi che giocano ed uomini sui gradini a chiacchierare ... ma al loro posto si materializzano tanti cinesini, cosi' lasciamo loro il posto e torniamo alla Uno.
Ci dirigiamo ora ad Ezzahra, poco piu' a nord. Anche qui c'e' uno ksar molto bello, cui si accede tramite un corridoio ad arco e che ci dona un' altra bella sorpresa. La piazzetta e' del tutto simile alla precedente, ma alcune case, quelle a pian terreno, sono tuttora abitate! E mentre in una scorgiamo una persona che dorme, ci rendiamo conto che quegli 8 o 9 uomini chiusi nei loro mantelli di lana, seduti o sdraiati a terra a chiacchierare placidamente, sono venuti a trovare uno di loro che vive qui.
Pranziamo appollaiati su una scaletta con pane e olive, assaporando la frescura dell' ombra e rilassandoci alle dolci note di una lingua cosi' diversa dalla nostra.
Poco prima di seguire gli altri uomini fuori dalla piazza, uno di loro si tira dietro la piccola porta di legno, per chiudere il suo piccolo, misero ma importante mondo.
Lasciamo anche Ezzahra e ci dirigiamo alla volta di Guermessa. Arriviamo, dopo circa un' ora, sotto le alture di questo nuovo ksar, che rappresenta la parte vecchia di un villaggio che si estende nella vallata e in cui vivono molti abitanti. Guermessa vecchia e' abbandonata da tempo e sovrasta come un arcano spirito protettore la magnifica valle selvaggia ai suoi piedi. Giunti in auto alla fine della strada ci guardiamo attorno: il sole leggermente velato dona un' atmosfera dolce al panorama ed il silenzio regna sovrano. In prossimita' di una bella moschea candida, parte una mulattiera veramente incantevole che corre sul crinale fra due colline fino a raggiungere un villaggetto bianco disposto a coprire la sommita' di una piccola collina. Il colpo d' occhio e' incredibile e decidiamo di godercelo il piu' a lungo possibile sorseggiando un buon te' alla menta. Abbiamo infatti trovato un minuscolo locale scavato nella roccia, con il soffitto a volta e con un bancone su cui sono esposti magnifici oggetti di artigianato. Veniamo attratti da alcune ciotole di ceramica colorate e da un bel bracciale d' argento lavorato: il ragazzo sorride contento, ha fatto giornata! Ci sediamo fuori col nostro te' ed osserviamo il mondo che ci sta attorno, immutato da moltissimi anni, pura e cristallina l' aria che respiriamo.
Ritorniamo alla Uno e ci allontaniamo lentamente; dopo poca strada incontriamo l' incrocio con la pista che ieri sera abbaimo seguito per arrivare qui, quindi ripercorriamo il resto della strada asfaltata che ieri sera non abbiamo visto bene per via della luce scarsissima. A Ksar Haddada c'e' un albergo da favola: e' lo stesso cuore dello ksar, trasformato ed adattato per ospitare i turisti. Quando siamo andati noi, non era ancora iniziata la stagione turistica estiva e dunque l' hotel era chiuso, ma era comunque possibile visitarlo... e ne e' valsa davvero la pena poiche' e' qualcosa di pazzesco! Dietro una bella porta di legno di palma si nasconde un dedalo di viuzze, corridoi, gallerie e scalette, tutto in miniatura ed assolutamente bianco per assicurare al massimo la frescura durante le calde giornate tunisine! Perdetevi fra le mille piazzette sovrastate da ponticelli e scalette, visitate le camere dai tavolini di pietra che verranno occupate dai turisti fra qualche mese: e' tutto bellissimo!
Si riparte, dopo aver preso un poco di sole su un muretto dell' hotel, alla volta di Matmata, verso nord.
Matmata e' un piccolo villaggio berbero pieno di turisti: durante il giorno brulicano i passeggeri dei pullman che arrivano dal nord per una gita spesso di un solo giorno mentre nel tardo pomeriggio, partiti i pullman, arrivano le numerose jeep dei tour organizzati. Insieme ad esse, questa sera arriviamo anche noi, a bordo della nostra piccola Uno, che ancora una volta si e' comportata con onore sulla lunga pista che abbiamo deciso di seguire per arrivare fino a qui! Una notizia carina: nel bel mezzo della pista, subito dopo una curva, ecco venire verso di noi un' altra Uno: sono due ragazzi italiani, "avventurieri" come noi che hanno fatto tante piste e che si sono come noi insabbiati due volte! Abbiamo scambiato qualche parola e ci siamo domandati a vicenda la direzione giusta e la condizione della pista davanti a noi!
La visita a Matmata, per chi viene in Tunisia, e' assolutamente da non perdere. Infatti, i berberi di queste terre abitano da piu' di mille anni in particolarissime case, costruite sottoterra per fuggire al caldo insopportabile della lunga estate africana! Prima scavano una sorta di pozzo, profondo circa sei metri, poi ricavano nelle pareti di questo alcune nicchie che diventeranno stanze, imbiancano tutti i muri dentro e fuori per tenere ancor piu' lontano il calore, quindi scavano una galleria che lentamente sale verso la superficie e che servira' per entrare ed uscire di casa! Un' idea geniale, oltre che molto pittoresca. Purtroppo, gli abitanti di Matmata non sopportano piu' di essere guardati dall' alto dai turisti ... si sentono come animali allo zoo e non fanno nulla per nascondere la loro insofferenza! Sono da capire ... ma anche noi non abbiamo resistito a dare un' occhiatina in una di queste singolari case ... dopo esserci assicurati che nessuno fosse in casa!
Il modo migliore per poter capire l' architettura berbera di Matmata, comunque, e' quello di dormire una notte in uno degli hotel ricavati proprio da case berbere particolarmente grandi. Noi abbiamo trovato una camera all' hotel Sidi Driss, reso famoso dal film Guerre Stellari, poiche' proprio al suo interno e' stata girata la scena della discoteca. La spesa ci sorprende, per essere in un posto cosi' turistico: solo 45000 lire per la camera doppia, la cena e la colazione! Alla reception ci consegnano le chiavi, poi ci accompagnano alla nostra stanza. Appoggiamo gli zaini e andiamo subito in giro a scoprire questo strano posto. L' hotel si compone di quattro pozzi, collegati fra loro mediante strette gallerie umide e freschissime, dai muri candidi; in tre dei pozzi sono ricavate le camere, nel quarto ci sono un bar ed un ristorante e sulle pareti sono ancora presenti pezzi della sceneggiatura ed alcune foto. E' ormai scesa la sera ed il cielo che sovrasta i pozzi si fa sempre piu' scuro, finche' non si vedono che i puntini luminosi delle stelle. E' questo il momento piu' magico all' interno dell' hotel, quando, aggirandoci soli nelle gallerie scarsamente illuminate, si prova la netta sensazione di passeggiare in un' astronave e di vedere sbucare da dietro ad ogni angolo un alieno! Ci divertiamo un mondo a provare queste emozioni e cerchiamo di prolungarle fino a che arriva il momento della cena!
Siamo solo in dieci a dormire qui questa notte, cosi' nella saletta dal soffitto basso a volta adibita a ristorante, trascorriamo una serata tranquilla e piacevole, gustando un ottimo cus cus, buonissimi biscottini ai datteri ed il piu' favoloso "briq a l' aeuf" mai mangiato in Tunisia! Si tratta di una specie di grosso raviolo dalla pasta sottile e croccantissima, fritto e con dentro un uovo ...... meraviglioso!!
Dopo cena ci ritiriamo nella nostra stanzetta, non prima, pero', di aver provato un nuovo brivido dietro alla schiena nell' attraversare le gallerie buie! La camera e' essenziale, piccola, bianca e pulita: dormiremo divinamente! E' stata una giornata piena di emozioni e di scoperte e siamo veramente felici.
Lunedi' 30 Aprile: Matmata - Mahdia
Dopo colazione andiamo a fare un giro a piedi per Matmata, cercando un punto elevato per avere una visione d' insieme sul villaggio. Camminiamo per le strade asfaltate incontrando diverse persone e, quando arriviamo nel punto piu' alto, saliamo ancora su una piccola altura rocciosa e ci sediamo qui in solitudine ad osservare verso valle. Oltre le case moderne che si stendono subito sotto i nostri piedi, lo sguardo si spinge verso la zona che ospita il nostro hotel: sembra costellata di crateri! Ecco come appaiono le case trogloditiche dall' alto: tanti piccoli crateri!
Tornando verso la Uno, passiamo attraverso un pittoresco piccolo mercato e ridiamo divertiti quando un vecchietto ci offre la sua mercanzia: una collinetta di pesci secchi stesi al sole!
E' arrivata purtroppo l' ora di partire. Lentamente ci sposteremo verso la costa, abbandonando il deserto, le montagne, i berberi e le loro belle usanze. In soli 27 km il mondo si trasforma e restiamo sbalorditi da tanta diversita'! Si torna alla vita "civile", alle grandi arterie stradali, alla confusione dei grandi paesi e delle citta'; le genti si fanno piu' "aggressive", piu' stressanti. Diciamo addio ai luoghi stupendi che abbiamo avuto la fortuna di vivere in questa manciata di giorni, ma solo materialmente, perche' i ricordi resteranno per sempre impressi nelle nostre menti!
Dormiremo a Mahdia, sulla costa, dopo una puntatina veloce a El Jem per vedere il suo bellissimo anfiteatro, grande quasi quanto il Colosseo di Roma.
Martedi' 1 Maggio: Mahdia - Tunisi
Arriviamo a Tunisi e ci viene subito mal di testa per lo smog! Eravamo troppo abituati all' aria pura delle montagne! Sbrighiamo le pratiche per la restituzione della Uno e ci prepariamo a lasciare la Tunisia.
Arrivederci Africa: ancora una volta ci hai donato momenti magici e meravigliosi ricordi!!
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